Perche’ un blog sulle categorie protette? Silenzio




Feb 15

Wallpaper Hax 3.jpgdi Nuccio CANTELMI Tratto dalla Rivista HaxAre eXeperice

 

 

 

Nel silenzio e nell’indifferenza di chi crede che il Trusted sarà comunque superato da tecnologie migliori e che esisterà sempre un modo di aggirare le protezioni, il consorzio TPCA continua a costruire, mattone dopo mattone, il castello attorno al quale ha già scavato un ampio fossato. Sempre più aziende si occupano di protezione dei dati o delle reti attraverso il sistema TPM, il famigerato chip Fritz. Sempre più produttori di software strizzano l’occhio al consorzio ed alla sua crociata contro la “pirateria informatica”. Cosa si nasconde dietro la santa inquisizione contro gli eretici informatici possiamo solo immaginarlo. Invasione della privatezza, controllo sui contenuti, marketing ad personam, profilazione puntuale dei gusti del consumatore, upgrade imposti, inaccessibilità dei contenuti non attendibili, controllo della banda e dei contenuti. Eppure, la diffusione “pirata” di materiale coperto da diritto d’autore è cominciata proprio per iniziativa degli stessi che oggi gridano allo scandalo. Costoro hanno invaso il mercato con prodotti non licenziati nella speranza, poi confermata dai fatti, di assuefare il pubblico al loro standard, divenuto nel tempo monopolio di fatto. Ai fatti è seguito il diritto, attraverso una serie di leggi sempre più invasive della libertà dell’utente. Ecco, allora, che il fossato è stato costruito con cura: lo sbarramento è determinato dalla tecnologia, i coccodrilli sono gli avvocati delle Majors che non aspettano altro che ingozzarsi di cause contro i temibili pirati. Emblematico quanto sta accadendo in Francia. Pare sia intenzione (sbandierata con la solita enfasi gallica) del governo transalpino di promulgare una legge contro il peer to peer. Dalle indiscrezioni, essa dovrebbe funzionare più o meno così: una volta scoperto il pirata gli verrà inviata una diffida nel quale lo si invita ad astenersi dalla condotta illecita; in caso di recidiva, il pirata sarà bannato dalla rete ed il suo nome inserito in una lista pubblicamente consultabile, di modo che nessun provider voglia saperne di offrirgli connessione. Se, però, il pericoloso criminale si redime e chiede scusa impegnandosi a non farlo più, la sospensione dalla connessione sarà di dieci giorni al massimo. Incredibile, direte voi. Ma c’è dell’altro. In che modo lo scaricatore abusivo potrà essere scoperto? La risposta sta nella direttiva comunitaria IPRED2 che consente l’utilizzo di una sorta di polizia privata che affianchi quella pubblica nella ricerca dei criminali. Dal recepimento della direttiva, dunque, sarà possibile incaricare una società di investigazioni per seguire il traffico delle reti ed individuare i trasgressori. Chi ricorda il caso Peppermint? Nessuno, pochi, qualcuno? I mezzi di stampa non ne hanno parlato, eppure, lo scorso anno la società tedesca si è messa a spiare i pc di mezza Italia per catturare i pericolosi criminali informatici che condividevano le sue opere. Per fortuna, quello di Peppermint è stato un tentativo ancora prematuro, ma in futuro potrebbe essere diverso.

Fossato e coccodrilli aspettano.

Nel frattempo, il castello sta per essere completato. È di questi giorni la notizia che il fondatore di Atari sta predicando le bontà del TPM, chip Fritz per intenderci, nel settore dei videogiochi. Ciò dovrebbe eliminare la pirateria. Al di là delle legittime aspettative di guadagno per chi sviluppa un software, è giusto che gli interessi economici debbano schiacciare i diritti degli utenti? La riservatezza, l’anonimato, la condivisione per uso personale e lo scambio di informazioni è fondamentale per l’internet. Dal momento in cui anche i provider cominciano a filtrare alcuni protocolli (in Italia Tiscali e Tele2 hanno filtrato il p2p ed il voip), cosa rimane in mano al semplice utente informatico? Il pericolo concreto è quello di veder nascere (in verità già ne esistono alcune) alcune reti parallele dove dovranno convivere giocoforza criminali veri (pedofili in testa) e semplici curiosi della conoscenza. Ma poi, di fronte ai filtri posti dai provider, anche questa soluzione appare poco praticabile. Trusted  Computing e trusted networking si stanno unendo insieme per formare una super struttura di controllo e gestione della navigazione e dei contenuti. Ovviamente, il controllo sarà nelle mani di pochi, gli stessi che uccideranno lo sviluppo tecnologico ed il mercato informatico. Pensate, infatti, che speranza può avere una piccola azienda calabrese di veder certificato il suo prodotto affinché sia integrato nella piattaforma Trusted. Non sarà soltanto una questione economica (pagare le royalties di certificazione), ma anche tecnologica. Come si potrà, infatti, sviluppare un prodotto che debba operare in un ambiente così chiuso senza averne a disposizione le specifiche?

Il punto sul Trusted

Eppoi, ammesso che si riesca a superare lo sbarramento economico e quello tecnico, chi garantisce che i controllori del consorzio vogliano veramente consentire l’accesso di un nuovo concorrente nel mercato ristretto che hanno creato? La vasca degli squali ha un limite: se ce ne metti troppi cominceranno a mangiarsi l’un l’altro. Il sistema Trusted, dunque, comporterà necessariamente la partecipazione di pochi soggetti. Naturalmente, in assenza di concorrenza ed in regime di mercato calmierato, anche la spinta allo sviluppo tecnologico sarà ridotta: perché investire in ricerca e sviluppo, quando non ci sono concorrenti? Chi garantisce che in futuro i siti che parlano di bug dei sistemi informatici o quelli che sostengono il Floss non siano oscurati, oppure che ne sia reso più difficile l’accesso da parte di un provider compiacente? Negli States c’è molto interesse da parte di alcuni colossi all’acquisto di AOL, il grande provider che ha, a sua volta, acquistato Time-Warner, ovvero una major dell’entertainment. Contenuti, servizio di connessione e strumenti di connessione potrebbero, dunque, cadere in una sola mano: se non mi piace quello che fai, posso impedire al browser di visualizzare il tuo sito con la scusa di non essere “attendibile”, posso rallentare la connessione al sito o impedirla del tutto e, se non dovesse bastare, ti farò causa. Tante domande, tanti dubbi e tanto, tanto assordante silenzio della informazione di massa!

Di Nuccio CANTELMI Presidente Associazione Hacklab Catanzaro

fonte: comunytation.myblog.it » Vai al post originale





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