Pensiero zen I mass media,il pensiero comune e l’abuso dell’appellativo eroe (portare una divisa mentre si muore sul campo ,con o senza battaglia, rende davvero uomini migliori?)




Set 30

Ancora una volta ho visto Roberto Saviano in tv, all’Era Glaciale, e ancora una volta mi sono commossa. Non mi capita mai: mi può scappare l’occhio inumidito davanti a banali film lacrimevoli, ma la pelle d’oca e la commozione totale sono rari. Davanti a Roberto sono la norma, e non perchè mi fa pena, o tristezza. Come dice lui, una volta scritta una storia è di tutti, e credo che chiunque abbia letto Gomorra questo lo capisca, ma capita anche quando la storia non è scritta ma raccontata, soprattutto quando a raccontartela è uno come Saviano. E allora la sua battaglia diventa un po’la tua, le minacce contro di lui senti che fanno male anche a te, e la sua forza diventa un po’tua. In comune io e Saviano abbiamo l’età, e il non poter vivere la vita che vorremmo. Il resto è diverso. Complice il mio handicap, da 30 anni convivo con ostacoli, pregiudizi, sofferenze e mi sembra di non riuscire ad intraprendere una strada, una qualunque. Lui ostacoli, pregiudizi e sofferenze se li è trovati all’improvviso, credo neanche troppo consapevole all’inizio delle conseguenze di quel suo libro, ma la sua strada continua a percorrerla, insieme ai cinque carabinieri della scorta e allo spettro costante di una condanna a morte. Immobile, troppo immobile, quando lo sento mi sembra quasi di camminare insieme a lui, e vorrei potergli dire quanto questo mi fa bene, e ringraziarlo, tanto.

fonte: oltreilponte.blogspot.com » Vai al post originale





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