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Alto Malcantone, 13.02.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Bedano (Q340) - Arosio (Q830) - Mugena (Q810) - Vezio (Q780) - Frescoggia (Q830) - Breno (Q790) - Miglieglia (Q705) - Novaggio (Q630). Rientro
a Bedano con il postale da Novaggio.
Difficoltà: sentiero T1, in parte su asfalto.
Dislivello: salita circa 1′000 metri, discesa circa 600 metri.
Lunghezza del percorso: 17 chilometri.
Sforzo equivalente: 27 chilometri.
Durata (incluse le pause, senza il viaggio di rientro con il postale): 7 ore.
Riferimenti: il
“Sentiero del castagno”, “La strada verde”, il Malcantone su Wikipedia, l’aragonite su Wikipedia.
Nota: ho catalogato questa escursione sotto la categoria “trekking impegnativo”, dato che lo sforzo equivalente è di circa 27 chilometri. Ciò non ostante, la zona tra Novaggio ed Arosio si presta
benissimo a stupende passeggiate famigliari, soprattutto seguendo il sentiero del castagno (vedi riferimento sopra).
Conosci l’Alto Malcantone? Io no, non lo conoscevo. Non ostante sia a pochi passi da casa mia, in tutta la vita non c’ero mai stato. Avevo addocchiato la zona diverse volte, non ultima quando il
06.09.2009 stavo scendendo con la teleferica dal Monte Lema verso Miglieglia, e sulla mia
sinistra si apriva questa bella valle.
Il nome Malcantone deriva da un fatto storico. Oggi, chi sale da Milano (per strada o ferrovia) per dirigersi verso Nord, raggiunge Como, poi si inoltra fino a Bissone, dove passa il lago di
Lugano sul ponte di Melide, e continua poi verso Lugano, e la valle del Vedeggio che lo porta al Monte Ceneri. Nel Medioevo, dato che il ponte di Melide non esisteva (è stato costruito alla fine
del 1800 per la ferrovia), saliva a Varese, poi Ponte Tresa, passava il fiume Tresa, percorreva le sponde del lago di Lugano in direzione di Taverne. Questa zona era frequentata da briganti, che
avevano la poco piacevole abitudine di attaccare i convogli che passavano per depredarli. I viaggiatori lo sapevano, e di conseguenza la zona venne definita “mal cantone” (dal vecchio italiano
cantone = zona, area). Da qui il nome che si porta dietro tutt’ora. Ma non è finita: passato il Monte Ceneri, per scendere verso Bellinzona, dovevano passare un’ulteriore zona infestata da
briganti. Il loro covo venne chiamato “ruba il sacco”, da cui il Robasacco di oggi… Viaggiare, una volta, non era mica facile! Ah, e Taverne prende il nome dal fatto che durante il Medioevo era
sede di diverse osterie con alloggio e stallaggi, per dare ospitalità ai viandanti prima che affrontassero il Monte Ceneri, o se vi venivano. Chiaramente non gratuitamente
Non abbiamo voglia di mettere le ciaspole, per cui mi studio un percorso a bassa quota, e la memoria, cadendo sui ricordi di quanto visto durante la discesa dal Lema, mi fa analizzare un percorso
nell’Alto Malcantone. Decido di partire da Bedano, salire ad Arosio, poi toboga in discesa fino a Novaggio, percorrendo così quasi tutta la valle. L’organizzazione richiede un po’ di attenzione,
dato che il postale che scende da Arosio ferma a Gravesano. Decidiamo di trovarci a Gravesano, lasciarvi un auto, andare a Bedano con la seconda, e alla sera recuperare la seconda a Bedano
utilizzando quella lasciata a Gravesano.
09:00 Pronti per la partenza a Bedano. La meteo è semplicemente splendida, con un cielo azzurro e terso che invoglia già lui a mettersi in cammino. Con noi Danila e Pierfranco. Dato che Danila si
lamenta sempre (a ragione) delle sorprese, decido di scattare una foto di gruppo a perenne memoria, nel caso non dovessero più trovarci. La zona di Gravesano e Bedano era apprezzata per
l’estrazione dell’aragonite, minerale di calcio di bella presenza.

Tentiamo (soprattutto io) di bere il caffé prima di partire, ma senza speranza. In breve troviamo il sentiero di salita verso Arosio, con l’indicazione 1.5 ore. Come al solito mi sento preso per
i fondelli, ma scoprirò poi con piacere che stavolta più o meno l’indicazione corrispondeva alla mia velocità. Un po’ di esitazione all’altezza di un pozzo di sfogo di un riale, poi capiamo che
il sentiero continua sulla destra, e ci avventuriamo. Lungo il tragitto, un cartello che è un invito all’amicizia e alla compagnia.

Vista, come al solito a queste basse quote, niente. La vegetazione, anche se non ha foglie, è abbastanza fitta da togliere la panoramica.
09:20 Breve scorcio laterale, che mi permette di immortalare il Bar.

Il sentiero sale piuttosto deciso in questa prima parte, e come al solito resto indietro…

10:10 Salendo il sentiero inizia a coprirsi di neve. Poca e rada all’inizio, poi sempre più alta. In due occasioni abbiamo sentito dei rumori che ci hanno fatto pensare a selvatici ungulati che
stavano scappando, ma non siamo riusciti a vederli. Però le traccie lasciate sono abbastanza evidenti.

Continuiamo a sentire il rumore della cività, in particolare quello dell’autostrada, poi arriviamo ad un bivio nel bosco, il sentiero inizia a spianarsi, e capiamo che finalmente stiamo per
scollinare.

10:25 In effetti la vegetazione inizia a diradarsi, il cielo a mostrasi, e la pendenza diviene meno impegnativa. Una volta ad Arosio, il grosso della salita per oggi lo avremo fatto.

Incrociamo una strada forestale in prossimità di una segheria. Guardando indietro, scorgo il Pizzo di Claro ed il Piz de Molinera, montagne che sovrastano casa mia.

10:35 Siamo alla periferia di Arosio, ed è tutta un’attività edilizia. Cantieri ovunque, casette nuove appena terminate. La zona deve essere decisamente rinomata. In effetti, in condizioni
normali penso che in meno di mezz’ora si possa arrivare a Lugano, e la vista e la collocazione sono magnifici. Di fronte a noi (zoomato) il Monte Bar (tutto a sinistra) e la sua capanna (tutta a
destra).

Dalla pendenza si capisce perché in inverno è così frequentata dagli ciaspolatori: la pendenza è al di sotto dei 30° oltre i quali vi è possibilità di slavine. Ma soprattutto, niente più
rumori di traffico: tranquillità, e silenzio naturale.
10:45 Siamo in centro paese. Anche qui di bar aperti nisba. Mi sa che dovrò fare a meno del caffé ancora per un po’. Qui inizia il sentiero del castagno, che seguiremo per buona parte della
giornata. La prima meta è Mugena, e là davanti vediamo già il Monte Lema, ai cui piedi arrivermo questo pomeriggio.

Il sentiero scende. portandoci in una conca con una piccola scuderia, gira largo verso sinistra, per tornare poi a rialzarsi e portarci verso Mugena. L’ultimo tratto è un po’ più iimpegnativo:
neve ghiacciata, bisogna fare attenzione a come e dove si cammina.
11:10 In vista di Mugena. Il paesino (come tutti gli altri) è abbarbicato sulle pendici nord della montagna, in modo da ottimizzare l’esposizione al sole.

11:20 Il nucleo è ben conservato. Le case tutte attaccate le une alle altre (la privacy era un optional). Su di un muro, una meridiana senza gnomone, e poco più avanti una seconda, anche lei
senza gnomone.

Attraversiamo tutto il paesino, continuiamo per meno di 1 chilometro lungo la strada asfaltata che porta a Breno, poi vediamo la diramazione del sentiero. Lungo la strada il percorso sarebbe più
corto, dato che il sentiero fa una lunga curva seguendo la valletta laterale che porta verso la catena del Tamaro, per alzarsi poi e passare sopra a Vezio e Frescoggia. Abbiamo deciso di seguire
questo percorso, per evitare la strada e l’asfalto. Lungo il sentiero, montagne di m…. Deve esserci un pascolo… In effetti una giovane scozzese ci attende poco oltre.

11:40 Il sentiero è entrato deciso nella valletta laterale. La neve comincia ad essere tanta, per fortuna altre persone sono passate prima di noi.

Poco oltre, un ponticello che permette di passare il riale che scaturisce dalle montagne. Appena oltre, la zona con un piccolo bacino artificiale, costruito per facilitare l’opera di spegnimento
in caso di incendio. Piccola discussione se fermarsi qui per il pranzo, anche se non è ancora mezzogiorno. Valutiamo i pro ed i contro: una zona così tranquilla e soleggiata difficilmente la
ritroviamo. Si mangia.

Ai bordi del laghetto, un castagno vecchissimo.
12:30 Dopo i soliti due panini, thé caldo, una riga di cioccolata, e quattro chiacchere in libertà, ripartiamo. Davanti a noi il sentiero che sale per scollinare nuovamente in
direzione di Vezio.

12:35 Arriviamo al bivio che scende nuovamente verso Vezio, o che porta sopra lo stesso. Discussione: Danila e Pierfranco lo hanno già percorso. E’ esposto a Nord, e in certi punti stretto. Con
la quantità di neve presente, ed il freddo, rischiamo di trovare molto ghiaccio: troppo pericoloso. Decidiamo di riportarci verso la strada.

Scendendo trovo un punto di stratificazione verticale, che presenta evidenti segni di ferro, e meno di due metri più in là non ce n’è più traccia. Arriviamo alla strada: abbiamo percorso circa
tre chilometri per spostarci di meno di uno
12:45 Vezio. Anche qui entriamo nel paesino. Non abbiamo incontrato praticamente anima viva in nessuno dei tre che abbiamo già passato. Anche qui il nucleo è ben tenuto, Lo attraversiamo tutto
per riprendere il nostro sentiero, che scende nuovamente.

13:00 Siamo scesi sotto la strada principale. Sulla nostra sinistra un piccolo altopiano, al centro della valle, con una grande fattoria che è stata riconvertita in agriturismo. E dietro di noi,
bella vista su Arosio.

E là davanti, invece, Aranno, dal quale non passeremo, dato che si trova sull’altra sponda della valle.

Il sentiero (è una forestale) continua passando sotto Frescoggia, che di conseguenza non visitiamo. Poi si inerpica nuovamente, e ci riporta sulla strada, grazie alla quale entriamo in paese.
Alla nostra sinistra appare il Monte Generoso.

Settimana scorsa, dal Poncione
d’Arzo, lo avevo visto da un’altra angolazione… Intanto anche il Lema si avvicina.

13:30 Entriamo a Breno, e lo passiamo percorrendo le sue viuzze. La chiesa, la piazza principale, fontane, acciotolato. Tutto lindo e ben tenuto. Dalla terrazza posta davanti alla chiesa,
vista imprendibile in tutte le direzioni.

Usciamo, e nel contempo involontariamente una signora del posto si affianca a noi. Sta per fare una passeggiata, e percorriamo assieme un tratto del sentiero che porta verso Miglieglia. Il
sentiero si stacca nuovamente dalla strada principale, per portarci in una valletta. Arriviati al bivio per il Lema / Miglieglia, la signora si congeda, e Danila mi fa notare le seconde primule
di quest’anno.

Noi prendiamo a sinistra, passando subito un ponticello. Qui il sentiero è esposto a Nord, ed in effetti vi è abbastanza ghiaccio. Abbiamo fatto bene ad evitare il tratto sopra Frescoggia e
Vezio: ci avrebbe potuto causare delle difficoltà.
14:00 Sguardo verso Breno.

14:20 Il sentiero è terminato, siamo ritornati sulla strada. Abbiamo già visto i piloni della teleferica che porta al Lema. La zona è fredda, con continue cascatelle di ghiaccio lungo le pareti
di sasso. Qui il sole non batte per buona parte dell’anno.

Camminando raccolgo tre bottigliette di birra lasciate lungo il bordo della strada. La maleducazione non ha limiti. Il bello è che se qualcuno mi vede, penserà che io sia un alcoolizzato, proprio
io che non tocco mai una goccia di alcool. Ma per la natura si fa questo ed altro.
14:30 Siamo quasi arrivati a MIglieglia. Siamo andati decisamente più veloci di quanto immaginassi. Il postale che ci riporterà a Gravesano parte solo alle 17:01 da Novaggio, e da Miglieglia a
Novaggio ci vuole solo una mezz’oretta. Dietro di noi riappare Breno, splendida nella sua posizione dominante.

14:40 Siamo in centro paese, dove si sta organizzando il carnevale.

Finalmente un bar aperto!!!! Entriamo, tanto abbiamo tutto il tempo che vogliamo, e finalmente, finalmente posso bermi il mio caffé.
15:10 Dopo aver sistemato diversi bisogni, ci rimettiamo in marcia verso Novaggio. Il sentiero scende seguendo la cresta della montagna, e nuovamente troviamo diversi punti ghiacciati. Arrivati
in fondo troviamo un ristorante, sei stelle, con tanto di armigero che fa la guarda., e la ruota di un antico mulino.

15:40 Il sentiero ha toccato il punto più basso, e ricomincia a salire. Vediamo nuovamente Breno dietro di noi.

15:45 Usciamo dalla valletta incassata che abbiamo percorso, e vediamo Aranno di fronte a noi.

Il sole sta iniziando a tramontare, e i colori diventano più soffusi. Bellissimo.
16:00 Siamo a Novaggio. Controlliamo gli orari del postale, per verificare se ve ne sia uno prima, ma niente da fare. Decidiamo di imboscarci in un bar, in modo da non prendere freddo.
Percorriamo le viuzze di Novaggio, con cartelli d’altri tempi. Eccone uno ad esempio.

Devo fare attenzione: in piano io galoppo a 7 Km/ora, rischio una brutta multa.
Ci lasciamo guidare dal naso, ed entriamo nel ristorante-pizzeria Belcantone. Normalmente,
quando entro in un bar di paese con gli scarponi ed il sacco, mi guardano male, come se penssassero “chissà se avrà i soldi per pagare” o “adesso mi sporca tutto il pavimento di fango” o ancora
“prenderà un bicchiere d’acqua e farà storie per pagare dicendo che è troppo cara”. Sono pronto al peggio, sempre. E invece, miracolo, ci si fa incontro un giovane cortese, con un bel sorriso. Ci
fa accomodare, è gentilissimo di sua natura, non per forza. Facciamo una merenda splendida con formaggio stagionato dell’alpe, salamino, pane scurso croccante. E per finire in bellezza, ci porta
un assaggio di crema di ceci e carciofo crudo, senza sovrapprezzo. Ci racconta della sua passione per la ristorazione, di come hanno ristrutturato le camere con letti a baldacchino. La sala da
pranzo ben apparecchiata, tovaglie in tessuto e non in carta, una bella terrazza esterna che deve essere una goduria in estate. La carta propone piatti equilibrati, ad un prezzo onesto. E c’è
anche la pizzeria. Senti, normalmente io non faccio pubblicità, e Fulvio non mi ha pagato, ma questi signori meritano veramente una visita. Io ci tornerò.
17:00 Saltiamo sul postale che ci porterà fino a Breno, dove cambieremo per prendere quello che ci porterà a Gravesano.
17:18 Stiamo correndo per arrivare alla fermata del secondo postale, il primo ci ha lasciati fuori paese. La luce indora il Bar ed il Garzirola. Mentre falchiamo per le stradine, scatto di
corsa.

17:50 Siamo a Gravesano. Danila e Pier ci accompagnano a Bedano a recuperare la nostra auto, poi via verso casa. Escursione splendida, zona meravigliosa, ci torneremo.
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell’escursione (non che ci sia qualcosa di
speciale).
fonte: montagnaticino.over-blog.com » Vai al post originale