Lug 20

di Salvatore Coddetta

Quando si fissa un appuntamento di acquisizione devi prepararti bene all’incontro con il proprietario venditore. Una grande preparazione permette di fare un grande presentazione al proprietario venditori di sè stessi e dei servizi della propria agenzia; una preparazione mediocre produrrà una presentazione, mentre senza preparazione si è condannati a non prendere l’incarico. Se questo articolo riuscirà a convincerti qualcosa, mi auguro che sia prepararsi efficacemente prima di incontrare i proprietari venditori. Se non vi preparate, i proprietari venditori ne sapranno più di voi e controlleranno l’incontro. Fisseranno il prezzo. E a quel punto voi non state più giocando la parte di un esperto immobiliare. State giocando la parte di un impiegato. Per illustrarti quello a cui andrai incontro durante un appuntamento in acquisizione, vediamo come si sviluppa. I fatti specifici variano di volta in volta, ma ci sono delle basi comuni che seguono lo stesso schema in ogni incontro. Mentre leggerai la situazione che segue, fai un ritratto delle persone che ne fanno parte nella tua mente. Cerca di condividere i loro sentimenti. Quanto più lo farai, meglio riuscirai a capire i sentimenti dei vostri futuri clienti quando mettono le loro case sul mercato. Capire come i vostri clienti pensano e sentono è un passo importante per padroneggiare l’arte di essere un agente immobiliare professionale. Il signor e la signora Proietti (Giacomo e Gloria) erano i clienti di un’agenzia immobiliare presso la quale ho lavorato. Lui era un ingegnere elettrico che è stato con la stessa società per venti anni, un uomo alto e magro. Il suo scopo nella vita era quello di diventare vice presidente nella sua azienda.

Nel corso degli anni, la proprietà dell’azienda dove lavorava Giacomo ha lo ha incoraggiato a perseguire il suo scopo e gli ha chiesto sei volte di trasferirsi in città diverse per missioni aziendali. Ma ora il signor Giacomo e sua moglie Gloria vivono da otto anni nella loro casa attuale. Gli piace sia la casa che la comunità. Come si dice, vogliono mettere radici. Proporgli un altro trasferimento è un argomento delicato per loro. In realtà, il signor Giacomo ha promesso a sua moglie Gloria che non si muoverà di nuovo, a meno che per una promozione davvero buona. Poi, un giorno arriva la promozione tanto attesa. Come spesso accade, la nuova opportunità porta Giacomo a trasferirsi in un’altra città. Giacomo decide di non alzare il telefono, chiamare Gloria e dirgli: “Indovina un po? Dobbiamo trasferirci in un altra città”, Giacomo decide di aspettare finché non avrà l’opportunità di parlare faccia a faccia con sua moglie Gloria. Durante il rientro a casa quella notte, Giacomo ha dei dubbi. Si chiede se la promozione vale tutto lo sconvolgimento emotivo che investirà lui e sua moglie, tutto lo sforzo di insediarsi in una nuova casa, una nuova città, un nuovo quartiere e trovare nuovi amici e si preoccupa per l’effetto che avrà tutto questo sulla sua famiglia. Ma una parte di lui sente che lo deve fare. Poi inizia a pensare al suo più grande investimento, la sua casa. Ora a quanto potrà venderla? Ha speso un sacco di week-end per fare dei lavori per la casa, per fare le cose proprio come piaceva a lui e a Gloria. Ricordando tutto quello che hanno passato per la loro casa, il signor Giacomo si sente risentito. Lui sa che deve vendere, ma non vuole farlo. Mentre gira per il suo quartiere, Giacomo inizia a vedere cose a cui non ha mai prestato molta attenzione a prima. Girando un angolo, si accorge che c’è un cartello di un rivato per la vendita di un immobile. Il sig. Giacomo ha la vaga sensazione che quel cartello sta lì già da un bel po’ di tempo. “Mi chiedo com’è quella casa”, dice a se stesso e si appunta mentalmente il numero di telefono sul cartello. La casa appartiene ai signori Rossi ed è in vendita sul mercato dal momento che il signor Giacomo e sua moglie si trasferirono lì otto anni fa. Il signor Rossi è uno di quei proprietari venditori che se ottiene il prezzo che richiede bene, sarà felice di vendere, altrimenti no. Non tutti i proprietari sono così, ma in ogni zona mi sembra ci sia un tipo del genero, vero?. In un’altra strada, il signor Giacomo dà uno sguardo da vicino a un cartello della XYZ Immobiliare. Giacomo riconosce quella casa, lui e sua moglie Gloria conoscono i proprietari. Giacomo si accorge anche che l’agenzia ha scritto sul cartello la parola “venduto” e sente una fitta di entusiasmo. Sua moglie Gloria conosce la signora Wanda che è proprietaria di quella casa e Giacomo immagina che può farsi raccontare direttamente dalla signor Wanda come è andata la vendita e quanto sono riusciti ad ottenere. Un pò più in là, c’è un altro cartello. Questa è la casa dei signori Bianchi, ed è messa in vendita da un’agenzia che chiameremo la Patetica Immobiliare. E’ stata sul mercato per sette mesi, ma dato che il signor Giacomo non ricorda da quanto tempo è stata messa in vendita lui è convinto che sia sul mercato da poco tempo. Quando il signor Giacomo prende la strada di casa si sente un po’ rinfrancato di dover vendere la sua casa. Senza allontanarsi troppo ha trovato tre case su cui basare il suo prezzo. Il signor Giacomo parte da questa premessa: la sua casa è più bella rispetto alle altre tre.

Ora, dovete considerare che le nostre menti sono come i computer. Nel mondo dell’informatica si utilizza il termine GIGO (garbage in, garbage out) per dire che se tu metti spazzatura nel computer il computer ti risponde spazzatura. Quindi se tu metti nel computer che 2+2 fa 5, il computer ti risponde che 2+2 fa 5. La colpa non è del computer ma di chi ha immesso precedentemente nel pc dati sbagliati. Allo stesso modo se metti immondizia nella tua mente su un argomento specifico, otterrai in risposta spazzatura dalla tua testa quando riprenderai quello stesso argomento. Questo è il cosiddetto GIGO (garbage in, garbage out). Se il signor Giacomo mette i dati sbagliati rispetto al valore delle case nelle sue vicinanze nella sua testa, otterrà la risposta sbagliata rispetto al valore della sua casa quando si chiederà a quale prezzo metterla in vendita. Dopo che ha sistemato le cose con Gloria ed i bambini per il trasferimento, Giacomo è tutto occupato a raccogliere il suo GIGO. In primo luogo, chiama il signor Rossi. Quel signore ora ha otto anni di esperienza nella vendita della sua casa, così sa essere molto convincente quando dice che la sua casa vale 285.000 euro e non un centesimo di meno. E qui Giacomo cattura il suo primo sacco prima di immondizia.

Quando chiude la telefonate Giacomo è frizzante, colmo di gioia, e dice a sua moglie: “Gloria, se quel tizio sull’angolo può ottenere 285.000 euro dalla vendita della sua casa, allora noi possiamo cominciare tranquillamente a chiedere 300.000 euro. Sai, gira nel nostro quartiere la voce che i signori Miele hanno appena venduto la loro casa con la XYZ Immobiliare. Perché non fai una chiamata a Wanda per sapere a quanto hanno venduto?”. Gloria risponde al marito più o meno in questo modo: “Devo proprio? sai la signora Wanda è il classico tipo che racconta tutto a tutti. Se lo diciamo a lei, tutti in zona sapranno che ci stiamo muovendo nel giro di pochi minuti”.

“Non preoccuparti, cara”, dice Giacomo a sua moglie. “Basta dire che forse potremmo trasferirci nei prossimi mesi. Guarda, stiamo parlando di un sacco di euro. Sapendo a quanto gli altri vendono le case qui intorno ci possiamo fare un’idea di quanto possiamo chiedere per la nostra e dal momento che la nostra è più bella della altre possiamo anche chiedere qualche migliaio di euro in più, non ti pare?. Vedrai, sarà come trovare un pacco pieno di soldi per la strada. Abbiamo bisogno di queste informazioni “.

“Okay, va bene” dice Gloria: “Ora la chiamo”. E lo fa: “Ciao Wanda, come stai? io e mio marito abbiamo notato che hai venduto la tua casa. Come mai ve ne andate?”.
Wanda: “Bèh, perché abbiamo ottenuto quello che volevamo”. Qualche settimana prima Wanda e Gloria si sono incontrate a fare la spesa al supermercato del centro commerciale e qualcuno ha chiesto a Wanda quanto volevano per la loro casa. In quell’occasione la signora Wanda ha fatto quello che molte persone fanno quando gli viene chiesto a quanto vendono davanti ai loro amici: ha aggiunto circa il 15 per cento in più per fare bella figura davanti alla sua amica. Nel centro commerciale Gloria era rimasta sorpresa di quanto era alto il prezzo che Wanda aveva detto a quel tizio. Ora, al telefono, Gloria è un po’ dubbiosa su questo prezzo, ma il modo di fare della signora Wanda impedisce a Gloria di insistere per farsi dire la cifra esatta alla quale hanno venduto il loro immobile. Mette giù il telefono e dice a suo marito: “Giacomo credo che il Miele potrebbe aver venduto per circa 290.000 euro”. “Wow”, dice Giacomo, raccogliendo il suo secondo sacco di immondizia. “Non sei contenta di aver chiamato Wanda? Probabilmente possiamo ottenere almeno 10.000 euro in più. Sono quasi convinto che saremo in grado di ottenere 300.000 euro”. Ora Gloria comincia ad entusiasmarsi pensando di ottenere tutti quei soldi e si dimentica i suoi dubbi in merito alla veridicità delle dichiarazioni della signore Wanda.

Ecco che cosa è effettivamente accaduto. Quando i signori Miele hanno deciso di vendere, hanno chiamato un agente immobiliare e hanno insistito che la loro casa valeva 265.000 euro. L’agente immobiliare ha accettato di prendere l’incarico di vendita per la loro casa a 265.000 euro, a condizione che il prezzo sarebbe stato ribassato se passati 30 giorni nessuno avesse chiamato per quell’annuncio. Non vi fu alcuna chiamata. Dopo un mese i signori Miele hanno effettivamente ridotto il loro prezzo di vendita al valore di mercato raccomandato dal loro agente immobiliare a 249.500 euro. Due settimane dopo, hanno accettato una proposta di 248,000 euro. Tale prezzo ha portato ai signori Miele un profitto di 13.000 euro in più rispetto a quando tre anni prima avevano comprato quella casa. In questo senso Wanda ha detto la verità quando ha detto: “Abbiamo ottenuto quello che volevamo”. Ma, sapendo che si era diffusa la voce che stavano vendendo a 290.000 euro per tutto il quartiere, la signora Wanda non non ha voluto dire a nessuno che in realtà si sono accontentati di 248,000 euro. A quel punto il signor Giacomo ha detto: “Vediamo un pò…dunque, i signori Miele hanno venduto per 290.000 euro e i signori Rossi stanno chiedendo 285,000 euro. Va bene! Ora chiamiamo la Patetica Immobiliare e scopriamo quello che gli esperti del settore immobiliare possono dirci circa il valore degli immobili nel nostro quartiere”. Il signor Giacomo riesce a parlare con un agente della Patetica Immobiliare il giorno successivo fingendosi un potenziale acquirente interessato all’acquisto. L’agente della Patetica Immobiliare dice che la casa dei signori Bianchi è bella e che la sua valutazione è di 297.500 euro e che può mostrargliela tra mezz’ora (perché l’agente immobiliare medio fissa gli appuntamenti con i clienti per la parte di giornata in cui si trova). Ora, Il signor Giacomo è felicissimo, ma senza neanche rendersene conto, in quel momento ha appena preso il suo terzo sacco di rifiuti in due giorni. Un agente immobiliare “esperto” ha appena confermato le sue speranze. Se quell’agente immobiliare avesse detto la verità sul valore dell’immobile non avrebbe sostenuto l’ottimismo del signor Giacomo. L’immobile dei signori Bianchi è stato sul mercato per sette mesi perché la loro motivazione a vendere non era abbastanza forte da renderli realistici circa il prezzo. I proprietari, a differenza del signor Giacomo, non dovevano lasciare la città. Vendono solo se riescono a vendere ben al di sopra del valore di mercato e a comprare ben al di sotto. I signori Bianchi non avevano deciso di mettere in vendita la loro casa fino a quando non hanno parlato con Francesco Verdi. Ai signori Bianchi, Francesco era molto simpatico. Così, quando Francesco gli disse che aveva appena ricevuto il patentino di agente immobiliare, gli chiesero di andare a casa loro per fare una valutazione dell’immobile. Ma qual’è la reale carriera immobiliare di Francesco. Intanto non fa ancora questo lavoro a tempo pieno ma ha bisogno di fare qualche altro lavoretto per vivere. Francesco non ha ancora una sua agenzia, ma attualmente lavora da casa. Ogni volta che pensa alla casa dei signori Bianchi dice a se stesso che gli piacerebbe molto averla già venduta. Se questo dovesse accadere, Francesco pensa che potrebbe dedicarsi alla professione di agente immobiliare a tempo pieno e con quei ricavi aprire finalmente la sua agenzia immobiliare. Finora, coinvolgendo parenti e amici, è riuscito a far vedere ai signori Bianchi che è riuscito a trovare qualche potenziale acquirente desideroso di vedere la loro casa. Altrimenti il suo lavoro non avrebbe prodotto alcun risultato e i signori Bianchi si sarebbero potuti lamentare. Ora il suo problema è cha ha finito parenti e amici e quindi non può più fare appuntamenti pacco. A volte Francesco si chiede perché le scritte VENDUTO appaiono sempre sui cartelli di altre agenzie, ma mai sulla sua. Pensa che sia una questione di fortuna e che un giorno il vento girerà e la sua vita cambierà.

Ho appena spiegato il metodo che generalmente la maggior parte dei proprietari venditori usa per determinare i prezzi delle loro case. Vi prego di rendervi conto che questo non è colpa dei proprietari venditori. Non possono evitare di pensare che la loro casa abbia un valore del 10-30 per cento in più rispetto al valore di mercato. Non sono professionisti del settore immobiliare. Ma, tutti pensano che la loro casa è meglio di quella dei loro vicini; che cosa ha in più la casa dei vicini per valere più della loro? I proprietari venditori non si guadagnano da vivere con la compravendita immobiliare. Ma tu (se sei un agente immobiliare) sì, o almeno quello dovrebbe essere il tuo obiettivo. Il punto è che si deve conoscere il valore reale degli immobili che i proprietari mettono in vendita e per il quale nutrono aspettative irrealistiche. Poi si devono togliere dalla mente dei proprietari venditori le informazioni spazzatura che hanno contribuito a creare quelle aspettative irrealistiche e sostiuirle con un nuovo GIGO, cioè con nuove informazioni che siano in grado di creare aspetative realistiche nella mente dei proprietari venditori di immobili. Il successo nell’acquisizione dipende dalla accuratezza delle informazioni che hai e dalla delicatezza con cui le trasmetti ai proprietari venditori influenzando le loro speranze.

Augurandomi il tuo successo nel campo immobiliare,

Salvatore Coddetta

fonte: formarealestate.blogspot.com » Vai al post originale





Lug 20

Dal mio ultimo post a Madrid sono successe cose caldissime: sono stata in vacanza, abbiamo vinto i mondiali, Casillas ha baciato la sua fidanza in diretta (ma quante volte l’ho visto questo video???? 450???), alimentando inesorabilmente le mie aspettative sul romanticismo maschile,abbiamo festeggiato per giorni e giorni ed a me nessuna città mi era mai sembrata così felice , mi sono comprata un acquario da 60 litri e tutto questo mentre il termometro toccava i 43 gradi.
Allora con questo caldo caldoso tutti gli abitanti de La Signora, con Chechi in primis, si sono riversati nelle piscine comunali di Madrid, che sono ben 70! Sono tutte belle, con il prato inglese, il bar, il guardaroba gratis, gli spogliatoi e solitamente una vasca piccolina per i bambini. L’ingresso costa 4,10 euro, e l’unico grande problema delle piscinazze di Madrid è che c’è sempre la fila all’ingresso (in spagnolo COLA) ma se tu non vuoi fare la cola e vuoi colarti puoi comprarti l’abbonamento di 10 ingressi per per 34,80 euro e entri prima degli altri. Io faccio sempre così.
Ovviamente ogni piscinazza pubblica è caratterizzata da una sua peculiare fauna umana. Io non le conosco tutte, però posso dire senza paura di smentite che alla piscina che si chiama LAGO ci sono praticamente solo gay e qualche lesbica.

Io una volta sono stata lì con delle amiche e sono tornata a casa con l’amaro in bocca, a vedere tutti quei maschioni belloni “sprecati”.
La mia piscina del cuore è quella di Arganzuela, perché sta vicino casa. Ma se posso essere onesta a me questa piscina a volte mi mette di cattivo umore, perché il distretto di Arganzuela, che poi è il mio, è pienissimissimo di ragazze con le tette di silicone, che approfittano della piscina per illustrare la maestria del loro chirurgo. Mentre io faccio il sudoku.

fonte: Vivere a Madrid » Vai al post originale

Lug 20

Pasquale Morone, portavoce della Libera Associazione Barbarica e portavoce del Comitato per la Sicurezza e la Legalità di Vasto, in passato coordinatore dei Giovani Verdi della Provincia di Chieti e membro fondatore della L.I.T. sezione italiana, ha aderito al partito dell’Italia dei Valori.

“Aderisce – si legge in una nota dell’assessore vastese Corrado Sabatini, referente del partito – per lavorare al progetto di una Vasto migliore ed a quello di un’Italia più giusta”.

14 maggio 2010

Dopo il Congresso dell’Idv svoltosi ieri mattina, esterniamo alla Città il nostro disappunto nell’aver appreso che il nostro rappresentante all’interno del partito, Pasquale Morone, non sia stato inserito nel direttivo e che, per assurdo, sia stato il solo a cui non è stata concessa la possibilità di partecipare al dibattito… “per mancanza di tempo”.
Ci risulta complicato capire le scelte di un partito, che da ieri avrebbe dovuto gettare le basi per ripartire e cercare di vincere le elezioni del 2011 senza il Pd, che fonda le sue basi sullo stesso gruppo di persone che non è riuscito ad impedire il trasferimento della Festa Nazionale del partito a Rimini e che non è riuscito coinvolgere nel suo 1° storico congresso cittadino il popolo sovrano e “votante”, essendo le 30 persone presenti all’incontro di ieri quasi tutti eletti ed iscritti al partito.
A margine aggiungiamo che non condividiamo l’esclusione dal direttivo del coordinatore giovanile uscente, Fabio Cedro, in un periodo storico in cui è attivo e vitale il dibattito sui problemi dei giovani.
Un caro saluto

L.A.B.

18 Luglio 2010

fonte: Semidiceviprima » Vai al post originale

Lug 20

Con la manovra addio ai piccoli Comuni. Scatta l’ obbligo di condividere i servizi


5.800 i piccoli Comuni in Italia (con popolazione inferiore a 5 mila abitanti). Valgono il 54 per cento del totale dei Comuni (8.094 il totale dei Comuni italiani). Le regioni con più alta concentrazione sono la Lombardia (1.546) e il Piemonte (1.206)

ROMA – Due frasi, cinque righe appena. Nemmeno un articolo di legge, ma un semplice comma. E i piccoli comuni d’ Italia praticamente svaniscono. Rimane integro soltanto il loro nome sulla carta. Succede nella manovra finanziaria appena approvata al Senato. Comma 28, articolo 14. Bisogna leggerlo e rileggerlo per crederci. Bisogna andare a prendere la legge 42 del 2009, quella sul federalismo fiscale, ed incrociarla con il comma della manovra. Si scopre che con questa norma i comuni d’ Italia con meno di cinquemila abitanti sono obbligati ad associarsi fra di loro per esercitare le «funzioni fondamentali». Ovvero? Praticamente tutte le funzioni di un normale comune: amministrazione, gestione, bilancio, scuole, mense, trasporti, rifiuti, vigili urbani, servizi sociali, anagrafe, nidi, acqua, gestione del territorio e dell’ ambiente. «Praticamente un’ assurdità», sbotta Giovanni Legnini, il senatore del Pd che in commissione Bilancio ci ha provato a far sopprimere o, almeno, a far modificare questo comma. Senza successo. «Con il comma 28 della manovra finanziaria i piccoli comuni perdono le loro autonomie e non si capisce nemmeno in che modo debbano gestire le aggregazioni», aggiunge Legnini. Stiamo parlando di 5 mila 800 comuni su quasi 8 mila e 100, ovvero il 54 per cento dell’ intero territorio italiano, abitato da 11 milioni di persone. Antonio Azzollini, relatore di maggioranza della manovra, difende il comma 28, a tutto tondo: «Abbiamo voluto questa norma per evitare che i piccoli comuni vengano gestiti in maniera particellare, con ulteriori costi». E Azzollini non si turba dei disagi che questa norma può provocare. Accompagnare i figli a scuola da un comune all’ altro, ad esempio: «I genitori lo faranno, qual è il problema?», dice infatti. Ma Angelo Rughetti, segretario dell’ Anci, associazione nazionale dei comuni si indigna: «Non si capisce nulla. Prendiamo proprio l’ esempio delle scuole. Sono obbligate ad accorparsi. E se da quattro scuole, ad esempio, ne viene fuori soltanto una, cosa facciamo dei tre responsabili didattici che avanzano? Li sopprimiamo?». I doppioni In realtà gli esempi in questo senso si sprecano. Infatti basta prendere qualsiasi servizio di un comune fino ad arrivare al cuore della gestione, il bilancio e l’ amministrazione. E a quel punto domandarsi: quale sarà il sindaco chiamato a gestire l’ associazione obbligatoria dei comuni. O, meglio: sarà uno dei sindaci dei comuni o addirittura un’ altra persona? Ma non solo. «Con questo comma della manovra viene messa in atto una vera e propria riforma senza fornire alcun criterio», dice il senatore Legnini. Poi spiega: «In molte realtà dei piccoli comuni esistono già delle associazioni, i cosiddetti Ato, dell’ acqua dei rifiuti, dei servizi sociali. Con questa norma si verranno a creare dei duplicati, inevitabilmente. Con il risultato di aumentare i costi invece che diminuirli». Le Comunità montane Il paradosso più evidente, secondo gli oppositori, viene fuori riferendosi alle comunità montane. La seconda parte del comma 28 si riferisce esplicitamente a loro. E dice che l’ obbligo di associazione delle funzioni vale per le comunità montane con meno di 3 mila abitanti. Bene. Nel 2007 le comunità montane sono state riformate, le Regioni hanno provveduto ad eliminare quelle incongrue e a creare adeguate associazioni. E adesso che succederà? Anche in questo caso ci si trova davanti ad una duplicazione. «Anche in questo caso la norma ben lungi dal portare risparmio, prevede una serie di spese assurde, soprattutto nella fase di start up», rilancia Rughetti. Chi decide? Pure Mauro Guerra si mette le mani nei capelli. All’ Anci è il coordinatore della consulta nazionale dei piccoli comuni. E leggendo e rileggendo la il decreto legge non ha capito molto. È andato oltre la lettura del comma 28 dell’ articolo 14 Mauro Guerra. È arrivato ai commi 30 e 31, quelli dove si stabiliscono i criteri per l’ accorpamento. Meglio: dove si stabilisce chi deve decidere quanti comuni si devono accorpare e in che tempi. Spiega Guerra: «Al comma 30 si dice che questo compito spetta alle Regioni. Ma poi al comma 31 si prevede che sia un decreto del ministero dell’ Interno a svolgere questo ruolo? Cosa significa?». Il coordinatore Guerra prova anche a darsi una risposta. «Immagino che con il comma 31 si voglia dire che il ministero dell’ Interno interviene lì dove non agiscono le Regioni. Ma la verità è che non è affatto chiaro». Il codice delle autonomie La verità, secondo i critici, è che la prima cosa che non si capisce è il motivo di questa norma buttata lì dentro al manovra . «C’ è già il codice delle autonomie in Parlamento con il quale si sta normando questa materia», dice il segretario Rughetti, prima di spiegare: «Perché una cosa deve essere chiara, noi all’ Anci siamo favorevoli alle concentrazioni, prova ne è che grazie a noi esistono già 300 associazioni di piccoli comuni. Ma la cosa che non ha alcun senso è prevedere l’ obbligatorietà. Si abbia più coraggio, almeno, e si faccia la fusione dei comuni». Il relatore di maggioranza Azzollini non esita: «Il codice delle autonomie chissà quando arriverà. Intanto abbiamo fatto questo che sarà legge entro pochi giorni» Millenni di storia. Rilancia il senatore Legnini: «Non riesco a credere che questa norma sia una cosa seria. Davvero non ha senso. Non si può fare una riforma così articolata e complessa con un semplice comma. Non si possono cancellare con cinque righe millenni di storia e di tradizioni dei comuni». Alessandra Arachi-Corriere della Sera-17 Luglio 2010-

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Lug 20

Ai rappresentanti dell’IdV di Vasto, che sabato scorso hanno celebrato il congresso cittadino, ho ricordato, nel mio breve intervento, che la loro analisi di questi quattro anni di Amministrazione Lapenna è nota a tutti e, forse, è anche la più obiettiva, perché ne sono ancora parte, perché non hanno mai lavorato per sfasciare. Però, sono delusi, amareggiati. Ritengono che la stessa avrebbe potuto fare molto di più in tutti i settori. Ritengono che il candidato Lapenna alle elezioni del 2011 sia perdente, non più spendibile per una aspra competizione contro la Destra. Ritengono anche l’impossibilità, per Vasto, di riproporre quest’ultima al governo della città, dopo gli anni della litigiosità, per la verità mai terminata, al suo interno. Con queste premesse, noi di “Alleanza per Vasto” crediamo che si possa, anche con l’Idv, non avendo preclusioni verso alcuna tessera ed alcuna appartenenza, aprire un tavolo di confronto e di programmazione, per scrivere insieme una nuova e grande storia CIVICA, l’unica in grado di impedire l’implosione del buono che resta nel centrosinistra e il ritorno di una certa Destra, l’unica in grado di mettere da parte due scatole vuote, Pd e Pdl, e rilanciare Vasto con un progetto amministrativo che guardi allo sviluppo senza trascurare la tenuta di un territorio più volte sottoposto a saccheggio. La nostra è una proposta di cammino comune. Nessuno ospita o annette nessuno. Importante è trovarsi, evitare la sciagura, vincere e salvare Vasto fuori dalle logiche di potere che fino a oggi le hanno impedito di crescere. Un’altra politica è possibile, la politica è possibile. Vasto può essere il laboratorio di un’intesa fuori dagli schemi, civica, innovativa, riformatrice, di un processo rigenerativo dell’intero costume politico. Dal Congresso dell’IdV sono emerse aperture importanti. Noi restiamo in ascolto.

Davide D’Alessandro
Coordinatore “Alleanza per Vasto”

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Lug 20

Un candidato Sindaco IDV? Perche no!

Questi no!!!!

“Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio.”

Certo scomodare Dante.. non sarebbe stato il caso, ma la proposta dell’ IDV locale stuzzica ed intriga. Considerato il fallimento politico che ha contraddistinto il PD nella guida della città, almeno fino ad oggi.

Le NTA, ad esempio, viaggiano sul filo di lana e, se non si dovesse fare in tempo, il disastro di questa amministrazione sarebbe totale.

Fermo restando il fatto che dovrà essere l’assemblea degli iscritti al partito a cui appartengo a ratificare un alleanza del genere, personalmente ritengo che sia l’unica strada percorribile per far uscire dal “pantano” in cui si trova il centrosinistra Vastese.

Detto questo, sarebbe interessante se forze politiche come IDV, PSI, Verdi, Rif.Com. SEL ed il mondo dell’associazionismo si riunissero intorno ad un tavolo per discutere di questa nuova possibilità che la politica locale prospetta.

Noi, saremmo pronti a fare la nostra parte affinché un eventualità del genere potesse diventare realtà.

Vasto 18 Luglio 2010                                         Verdi Vasto

Antonino Spinnato

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Lug 20

segnalato da Giovanni Spinelli

fotografia da Piazza Rossetti

Quattro milioni di abitazioni, 3 miliardi di metri cubi di cemento, 21 mila 500 chilometri quadrati di suolo consumato. Sono i numeri dell’aggressione all’ambiente e al paesaggio italiano realizzata negli ultimi quindici anni, dal 1995 al 2009, documentata dal dossier di Legambiente “Un’altra casa?”, presentato a Roma giovedi 15 luglio nella sede del Senato di Palazzo Bologna.Un lavoro di grande spessore informativo che oltre ad utilizzare dati Arpa, Ispra e Istat si avvale di quelli raccolti dalle Regioni, rielaborati attraverso l’attività condotta dal Centro per le Ricerche sul Consumo di Suolo. Il risultato è un importante contributo alla conoscenza dei processi di trasformazione del territorio nazionale e dei problemi generati da un incontrollato e inarrestato sviluppo urbano ed edilizio. Una dinamica quest’ultima per un verso assecondata da una politica di esasperata deregulation – la misura più recente è la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) – che ha abbassato controlli, abolito programmazione e consentito uno sfrenato abusivismo; per l’altro sostenuta da una forte speculazione in grado di determinare un’impennata del valore degli immobili e dei canoni di affitto.

A tale riguardo, nelle principali aree urbane e nei Comuni limitrofi, secondo Legambiente, si è continuato ad edificare in un quadro di rialzo dei prezzi che “prescinde totalmente dai costi di costruzione (nell’ordine di 4 a 1)”. Per Giovanni Caudo, docente all’Università di Roma TRE e uno tra i relatori del convegno, in questi anni le case sono “diventate di carta”, attratte nell’orbita del mercato finanziario per alimentare più la redditività delle imprese che non i bisogni effettivi delle famiglie. Investire sul mattone è stato infatti vantaggioso per le aziende ma non per una parte importante della cittadinanza come giovani, immigrati, lavoratori precari e anziani, obbligati a pagare affitti più cari o a sobbarcarsi, a fronte di un reddito familiare in continua diminuzione, il peso di un mutuo per una casa acquistata sempre più fuori dal perimetro cittadino. Mentre crollano le compravendite, chiudono le imprese (15 mila), cala l’occupazione del settore (200 mila senza lavoro), cresce l’invenduto si mostrano in modo palese i limiti e gli effetti deleteri di uno sviluppo centrato sul mattone che ha deteriorato la qualità della vita delle persone e accresciuto i rischi sul piano della sicurezza idrogeologica e sismica. Periferie urbane allargate in maniera disordinata senza servizi e trasporti, dispersione insediativa con edilizia di basso livello, proliferazione delle seconde case nelle zone costiere rappresentano i capitoli fondamentali dello scempio perpetrato ai danni dell’ambiente del Belpaese che non risparmia nessuna regione, dal Veneto alla Sardegna, assumendo forme fra le più disparate e innovative. Stadi, centri termali, gran premi, sono, secondo Andrea Garibaldi, coautore del libro “La colata”, chiamato ad intervenire nell’incontro romano, i nuovi cavalli di Troia della cementificazione selvaggia e moderna, autorizzata da molti Comuni in cambio degli oneri di urbanizzazione.

Davanti a questa arrendevolezza del potere locale nei confronti del partito del mattone, sostiene Legambiente, va richiamata la funzione di indirizzo dell’autorità centrale su temi come governo del territorio, tutela dell’ambiente e del paesaggio, diritto alla casa e accesso ai servizi essenziali.

E veniamo a noi,a Vasto.Sotto il titolo:E’ un altro dei regali fatti a Vasto dal Piano Regolatore Tagliente?,sua divina quaternità Giuseppe Forte scrive:
In merito all’articolo pubblicato ieri, inviatoci da parte dell’Associazione WWF Zona Frentana e Costa Teatina sulla cementificazione della costa vastese, oggi siamo in grado pubblicare 3 fotografie dei luoghi di località Vignola dove è in atto l’ennesimo scempio lungo la costa vastese. Cemento armato a pochissimi metri dal mare in disprezzo di ogni norma, di ogni legge di tutela del patrimonio. E’ questo un altro regalo del famigerato Piano Regolatore Generale di Vasto voluto e varato dal centrodestra sotto la gestione del Comune da parte dell’allora sindaco Giuseppe Tagliente?
Pare proprio di sì. All’ufficio urbanistico del Comune fanno spallucce.
Ma chi deve intervenire in circostanze come questa?
Ci sarà un’autorità in grado di fermare le ruspe ed il getto di tanto cemento armato sulla riva del mare?
O, forse, la privatizzazione della costa vastese deve continuare indisturbata?

E perchè i cittadini non reagiscono, non si indignano dinanzi a questo scriteriato attacco ad un bene comune?
Te lo dico io perche’ non si indignano e non reagiscono.Perche’ se un Presidente di Consiglio Comunale,Consigliere Provinciale,segretario del PD vastese,cioè uno che potrebbe vedere ed avere tutte le carte che vuole e fare nomi e cognomi,fa solo domande ed afferma che all’Ufficio Urbanistico della sue Città fanno “spallucce,perchè i cittadini dovrebbe indignarsi?Se non accusa lui i colpevoli e non fa nomi e cognomi.Li faccia,ci dica chi è il titolare della licenza,chi lo ha autorizzato.In primis.

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Lug 20

di Gianfranco Pasquino

Osservo con contenuta curiosità e meno contenuta riprovazione le manovre che qualcuno, Casini e D’Alema, in special modo, hanno iniziato intorno al governo Berlusconi. Tornano a pullulare le formule più fruste della “Prima Repubblica”: governo di transizione, governo di larghe intese, sto aspettando il governo dei tecnici per culminare poi con Eugenio Scalfari che lancerà la formula altamente innovativa di “governo dei migliori”.

Però, non è mai opportuno dimenticare i duri fatti che sono di due tipi: esiste una maggioranza cospicua del governo Berlusconi, sia alla Camera sia al Senato, sono vigenti le norme costituzionali, vaghe su come cadono i governi, chiarissime e lapidarie su come nascono e quanto durano: “Il governo deve avere la fiducia delle Camere”.

Dopodiché, la Costituzione afferma con altrettanta chiarezza che è il presidente della Repubblica che, accertatosi che i presidenti delle Camere gli confermino l’insussistenza di una maggioranza operativa, scioglie il Parlamento. Insomma, nessuna manovra parlamentare porterà di per sé alla sostituzione in Parlamento del governo di Berlusconi se non emergerà un’altra maggioranza purché sia operativa.

Necessari non sufficienti

L’ASSE avveniristico Fini, Casini, Bersani, Di Pietro, i quali saranno tutti necessari, ma potrebbero anche non essere sufficienti, non mi pare costituire alcunché di omogeneo.

Si potrebbero snobbare queste chiacchiere estive e interviste balneari, se non vi fossero due elementi importanti. Il primo, destinato a durare, riguarda il conflitto su partito e governo fra Berlusconi e Fini. Il secondo, ugualmente destinato a continuare, si esprime nello stillicidio delle dimissioni dal governo: Scajola, Brancher, Cosentino, prossimamente, chi sa, Bertolaso. Questo stillicidio ha qualche aggancio anche nel Popolo della libertà, il coordinatore Verdini è sotto assedio, e in Parlamento: davvero Marcello Dell’Utri, condannato in appello a sette anni di carcere, può rimanere senatore?

Sì, mi ricordo che i benpensanti del Partito democratico, anche prima della loro fusione, sostenevano che bisogna sconfiggere Berlusconi per via politica, non per via giudiziaria. Altrove, in Europa, negli Usa, persino in Giappone, inquisiti e condannati se ne vanno senza neppure ricevere ipocriti apprezzamenti sul loro coraggio e sulla loro possibilità di difendersi meglio.

In politica, più che nella vita, non basta richiamarsi al rispetto formale della legalità. Qualche volta è imperativo applicare una concezione rigorosa di etica pubblica. Farebbero, dunque, molto meglio i potenziali costruttori di assi sostitutivi del governo Berlusconi, primi ad essere esigenti con tutti i loro parlamentari e politici, “senza eccezione alcuna”; secondi a premere il pedale sulla questione dell’etica politica. È lecito essere scettici sulla spesso molto limitata intolleranza che gli elettori italiani manifestano nei confronti della corruzione politica, ovvero riguardo alle attività dei politici affaristi. Tuttavia, è indispensabile che qualsiasi tentativo di sostituzione del governo Berlusconi venga preceduto da una incessante opera di convincimento, la via politica, che tra il dire e il fare di Berlusconi sta di mezzo il mare, per di più inquinato, e che, via giudiziaria, chi fa politica e governa accettando, incoraggiando, usufruendo della corruzione danneggia non soltanto “il paese”, ma i suoi concittadini. Gli alleati del governo Berlusconi portano notevoli responsabilità se non prendono visibilmente e apertamente le distanze da comportamenti inefficienti e corrotti. Insomma, non è credibile che la Lega giustifichi agli occhi dei suoi elettori il sostegno incondizionato al governo Berlusconi in nome dell’obiettivo unico del federalismo. Altrimenti, invece di essere lodata per la sua aderenza al territorio, andrà criticata per il suo appiattimento su un governo che ha perso e perderà non pochi “pezzi”.

Il ruolo dell’opposizione

LE MODALITÀ con le quali le opposizioni al governo esprimeranno, articoleranno, diffonderanno le loro critiche, distruttive e costruttive – s’è vista mai una opposizione che, programmaticamente, rinuncia a fare cadere un governo? - debbono soprattutto mirare a convincere gli elettori che il ciclo Berlusconiano si è avvitato su se stesso, è finito. Può essere superato dopo un passaggio elettorale, che è il modo migliore in democrazia di legittimare il cambio di maggioranza. Allora, meno formule governative fantasiose, critiche più severe, proposte alternative più precise. Soltanto in questo modo diventa possibile, non soltanto facilitare la caduta del governo Berlusconi, ma iniziare anche il superamento del berlusconismo.

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Lug 20

Fa caldo, molto caldo, nei romanzi, un caldo maledetto. Quasi più che in questa torrida estate in cui la canicola ci fa schiattare. Forse vale la pena girare qualche pagina qua e là, a caso, per farsi vento.


Gustav von Aschenbach

, il protagonista di «Morte e Venezia», si sta letteralmente disfacendo mentre cammina tra le calli nell’afa estiva.

Il personaggio di Thomas Mann prova una doppia calura: interiore, il desiderio, ed esterna, la temperatura bollente della città lagunare. Il caldo è foriero di morte. Lo ripete Camus nello «Straniero», là dove il delitto insensato, e inspiegabile, di Meursault è accompagnato dal refrain: «Faceva caldo, faceva caldo».

E ancora lo stupro perpetuato da Popeye, il nano impotente, su Temple, la ragazza, mediante una pannocchia di granoturco, punto culminate del capolavoro di Faulkner, «Santuario», suo massimo successo, accade nella calura del Mississippi, nella calda stagione tra maggio e giugno del 1929. Dunque il caldo fa impazzire, induce alla follia, al delitto, fa uscire di senno, prima di tutto i più deboli, i più fragili, i più impreparati a reggere le alte temperature accompagnate sovente da un’umidità terribile. Ma il caldo è anche un viatico all’estasi, alla visione, come accade alla tribù africana immaginaria narrata da Gianni Celati in Fata Morgana, titolo che richiama la figura stessa dell’apparizione improvvisa, instabile, immagine fluttuante a mezz’aria nel caldo allucinante del deserto. Caldo come uscita da sé, nello spazio del fantastico, dell’immaginario, dell’invisibile: il caldo fa vedere al di là del visibile, porta l’organismo a uno stato di estenuazione per cui si va oltre il corpo stesso, le sue appercezioni, e ci si apre a una condizione ulteriore.

Le alte temperature di «Sotto il vulcano» di Malcom Lowry mescolano calura e alcol in modo indistinguibile. E ancora il caldo di Conrad, dei suoi romanzi, viaggi nel cuore di tenebra dell’Occidente, al di là delle sue linee d’ombra, in paesi dove gli abiti si appiccicano alla pelle e le brezze cessano di spirare. Fa caldo nei mari del Sud, sotto la linea dell’equatore, se è vero che è il caldo che aiuta il giovane protagonista dell’«Isola del tesoro», a salire sulla tolda della nave e ad ascoltare, non visto, i discorsi del cuoco e dei suoi accoliti: pirati occulti. Sopra e sotto la linea dell’equatore: sembra che i romanzi gialli si dividano tra romanzi del caldo e romanzi del freddo. Se un tempo andava di moda il romanzo-caldo, con detective che combattevano l’afa mediante ventilatori e aria condizionata, oggi i delitti scendono dal Nord e affascinano gli accaldati lettori del Sud dell’Europa.

Il caldo/freddo partisce anche i luoghi di villeggiatura: mare e monti, con le conseguenze di selezionare le atmosfere del racconto. Calda è la città inventata da Tommaso Pincio in «Cinacittà», una Roma diventata più umida di Hong Kong, più appiccicosa di una metropoli asiatica. Roma senza vento, caldissima, come la ricorda anche Giorgio Manganelli

nei suoi articoli estivi, non ancora abitata da orde di cinesi e orientali che l’hanno colonizzata. O la Milano assurda attraversata dal protagonista dei «Canti del caos» di Antonio Moresco.

Scendendo verso il Sud del mondo, nel Sudafrica di Coetzee, fa sempre caldo, che si tratti di «Vergogna» o di «Aspettando i barbari», o ancora di «La vita e il tempo di Michael K». Il caldo lavora da fuori, ma svuota, ancora una volta da dentro, i protagonisti dei racconti e dei romanzi. Scendendo verso il Sud del Bel Paese, troviamo infine la Sicilia caldissima nei racconti di Verga, Pirandello e Sciascia.

L’autore del «Giorno della civetta», in particolare, fornisce una visione originale del calore come luce abbacinate, del sole che acceca. La morte il capitano Bellodi

la scopre infatti nel chiarchiaro, un luogo di anfratti, caverne, spazio carsico dove si trova il cadavere che porta alla soluzione dell’enigma poliziesco. La morte, da sempre abbinata in Occidente al nero, in realtà è bianca, è il calore dell’estate, è il mezzogiorno, quando spariscono le ombre e appaiono gli spettri: nere visioni nel bianco abbacinante del giorno. L’estate è il nostro restate.

(Marco Belpolti-La Stampa)

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Lug 20

Gianni Lannes-La terra nostra

Più bandiere blu meno reati ambientali? Più controlli meno tuffi proibiti? Stesse spiagge, stesso mare ma bagni vietati o ammessi secondo i confini regionali, come se la capacità di resistenza umana ai colibatteri e ai reflui chimici rientrasse in un corredo genetico trasmesso federalmente. Caraibi d’Italia o pattumiera del Mediterraneo? Gratta e vinci l’inghippo, a parte la preclusione ai comuni mortali per arenili e scogliere demaniali. Basta incrociare i numeri (ultimo quinquennio) dello stesso ministero e i riscontri delle associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente, Wwf) per comprendere che i conti ufficiali non tornano. Se poi si naviga, si nuota o ci si immerge attorno e lungo lo Stivale, l’impressione è che i soliti esperti abbiano fotografato la Polinesia. Chi bara in alto? «In Italia non è mai stato fatto un programma di ricerca scientifica sulle coste» avverte Giuseppe Cognetti, docente di biologia marina all’università di Pisa. Che fare? «Avviare un programma di ricerca per stabilire l’effettivo stato di salute delle coste italiane – suggerisce il professor Cognetti – I controlli istituzionali vengono invece fatti solo se c’è un pericolo imminente». Il quadro che ne risulta è impreciso. «Se si fa un’analisi sugli organismi bersaglio – ribadisce l’esperto – per esempio, i mitili che non si spostano e che concentrano una gran quantità di plancton filtrando anche più di un litro d’acqua all’ora, e si va a vedere la concentrazione dei metalli pesanti, allora si ottiene una base di controllo valida che permette di valutare l’effettiva pericolosità di una zona». Allora, diamo un’attenta occhiata allo Stivale – comprese le aree protette – con gran parte delle spiagge colme di rifiuti solidi (in prevalenza plastica). Il Mezzogiorno si comporta come una repubblica autonoma: la Puglia non depura le acque; la Campania ha una concentrazione di discariche marine (e non solo) da brivido; la Calabria effettua i controlli a spizzichi e bocconi; l’Abruzzo fa finta di niente, eppure il 60 per cento dei 132,3 chilometri litoranei affondano nella melma tossica. Ma c’è chi sta peggio nonostante le correnti subacquee: la Sicilia. E’ il caso più clamoroso di difformità tra i risultati delle scarse verifiche e la loro traduzione in divieti di balneazione. La Sardegna detiene il record di costa non controllata: 505 chilometri; inoltre, registra 30 chilometri balneabili per deroga ed ospita sul 14,3 per cento di costa: porti, aeroporti e zone militari. La Basilicata vieta di bagnarsi alle foci dei fiumi, dei torrenti, dei canali fognari ma non indica l’ampiezza di tali aree: non controlla 27,1 chilometri su 59,7 complessivi. Il Molise non tiene d’occhio 5,5 chilometri su 32,5: la foce del fiume Biferno (dal quale si vorrebbe attingere acqua per la Puglia) nei pressi di Termoli è “off limits” da un ventennio a causa degli sversamenti industriali. Anche il centro-nord vanta un campionario di occultamenti più o meno camuffati. Le Marche offrono 30 chilometri balneabili per deroga: i divieti sono indicati dalle coordinate geografiche, obbligando i bagnanti a munirsi di goniometro e bussola per scoprire le aree  interdette. L’Emilia Romagna annovera 60,2 chilometri balneabili solo per deroga su 133,5. Il Veneto presenta il 20 per cento della costa non balneabile e non controlla 90 chilometri su 189,3. Singolare coincidenza: il divieto di aprile sparisce a maggio ma ricompare ad ottobre. Il Friuli Venezia Giulia detiene il primato italiano per usi diversi del mare. Specialità: porti, aeroporti, zone militari (51 per cento della costa). Non è tutto: ha 5 chilometri vietati per inquinamento su 106,9. Gran parte della Liguria annega negli idrocarburi e nei metalli pesanti, ma i litorali sono accessibili per decreto. Circa il 40 per cento della fascia costiera della Toscana è a rischio ma la regione si guarda bene dal pubblicizzarlo. Il Lazio ha fissato solo da qualche anno le coordinate geografiche dei punti di campionamento, ma continua ad indicare solo le zone idonee alla balneazione, costringendo cittadini e turisti ad individuare i divieti per sottrazione. «Nel Belpaese sommando anomalia ad anomalia si arriva allo scandalo generale – conferma il professor Giorgio Nebbia – Il ciclo della depurazione zoppica vistosamente: 8 mila depuratori su 12 mila funzionano a singhiozzo». L’Istituto Nazionale di Statistica ha censito “oltre 1200 impianti costruiti e non in funzione” (il 45 per cento al Sud). La normativa sulla balneazione dispone che i prelievi vengano fatti ogni anno d’estate, almeno due volte al mese, ma l’Arpa li effettua a maggio. In base ai dati le Regioni devono stabilire quali zone siano idonee alla balneazione e quali no. E’ compito dei Comuni segnalare le zone dei divieti. La legge però è lacunosa: molti inquinanti non sono tra le sostanze da monitare e, per i nocivi streptococchi fecali, la percentuale di campioni favorevoli è stata ridotta all’80 per cento, rispetto al 90 previsto dalla direttiva comunitaria. Ancora in contrasto con la normativa europea, l’Italia consente di non campionare per due giorni dopo le piogge e concede numerose deroghe sull’eutrofizzazione. Per questi trucchetti il giardino d’Europa è stato citato in sede comunitaria numerose volte. Quanto alle eccezioni, una curiosità: il Consiglio Superiore di Sanità già nel 1985 aveva stabilito che le deroghe potevano essere attuate per “un lasso di tempo massimo di tre anni” e ribadiva “l’urgente necessità di tutti gli interventi atti a rimuovere le cause prime del fenomeno eutrofico”. Un terzo della popolazione italiana non è allacciata a impianti di depurazione. I problemi sono sempre gli stessi – depurazione effimera, erosione costiera, inquinamenti industrial-petroliferi, cementificazione dilagante – ma le conseguenze si aggravano. L’Italia è ancora quella terra che in lingua ebraica vuol dire “isola della rugiada divina”?

Acque truccate

Accade in 11 Paesi dell’Unione europea, ma soprattutto in Italia: migliaia di arenili scomparsi dai litorali; cancellati dagli elenchi ufficiali e chiusi alla balneazione, ma non segnalati ai cittadini. La Commissione europea ha rilevato che dal 1991 in poi,  numerosi siti balneari sono stati eliminati dalle liste dei Paesi Ue. E quindi pure dall’obbligo di osservare le norme comunitarie sulla tutela dei bagnanti. Secondo i dati disponibili, i luoghi balneari chiusi ammontano a più di 7 mila. Oltre metà dei casi riguarda acque interne, ossia le sponde di laghi e fiumi. La Germania indossa la maglia nera: dal 1992 ad oggi ne ha soppressi 1.084 su 2.645. Per la acque costiere i divieti di balneazione assommano a 2.810. E l’Italia guida la non invidiabile classifica: dal 1991 al 2008, ben 1.486 zone di balneazione su 5.931. Da Lignano Sabbiadoro ad Alcamo, da Ancona a La Spezia, non c’è regione costiera o con acque interne a cui non sia sparita qualche zona che prima veniva monitorata. Così Bruxelles che sente puzza di inquinamento ha inviato a Roma due diffide, il primo passo nel procedimento di infrazione. Identiche missive anche per Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia. Bruxelles concede ogni anno le ambite bandierine azzurre, quelle dell’eccellenza, e verdi, della possibilità di balneazione, oppure boccia una spiaggia con il vessillo rosso, ancora peggio, nero. Osservando lo Stivale il governo ha fatto sparire 439 zone di balneazione interne, fiumi e laghi, su un totale di 989, mentre per le acque costiere si contano 1.047 soppressioni. La Commissione fornisce pure l’elenco di tutti i 1.486 siti interessati, con tanto di comune e nome della località per una mappa che tocca tutte le regioni italiane, isole comprese, con la Sicilia tra le più soppresse. La diffida di Bruxelles conferma una disattenzione che ha portato al fallimento di tutte le politiche di risanamento territoriale. Ci sono in Italia 1.060 chilometri di litorale permanentemente vietati alla balneazione: sono tratti di costa totalmente abbandonata a se stessa, sulla quale lo Stato ha gettato la spugna. Sommando anomalia ad anomalia si arriva al dato generale: un terzo della popolazione italiana non è allacciata a impianti di depurazione delle fogne. Si hanno dati esaustivi solo riguardo a 4700 depuratori su un totale di oltre 12 mila. L’Istituto nazionale di statistica ha censito oltre 1200 depuratori costruiti e non in funzione, per oltre il 45 per cento situati nelle regioni meridionali. Le Regioni devono stabilire quali zone siano idonee alla balneazione e quali no. E’ compito dei comuni segnalare le zone dei divieti.

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Lug 20

segnalato da Giovanni Spinelli

Clamoroso: la pagina web che dovrebbe presentare al mondo le attrattive turistiche del nostro paese, se letta da un francofono, invita a chiudere la finestra. Periodi complicati, sintassi insostenibile, sfondoni ovunque.

“Per queste ragioni il Friuli Venezia giulia si presento come un piccolo universo”; “al visitatore si offrono panorami di una bellezza indimenticabile come come Villa Borghese a Roma”; “Pestilenze: l’Italia offre numerose spiagge”. No, non sono errori: cioè si, lo sono, ma non nostri. Sono ciò che leggereste se foste cittadini francesi, o comunque francofoni, e voleste organizzare un viaggio in Italia servendovi dei potenti mezzi che vi mette a disposizione il governo del nostro paese.

ITALIE.IT - Parliamo, ovviamente, del mai abbastanza criticato - più che un intento programmatico, una triste statistica – Italia.it, nella sua versione tradotta in francese, sito attualmente gestito dal ministero del Turismo, capeggiato dalla rossa (non politicamente, certo) Michela Vittoria Brambilla: website che proprio non si riesce a lasciare in pace, già salito all’onore delle cronache per la faccia del precedente titolare dello sforzo promozionale per il turismo italiano, Francesco Rutelli, che con tutta la buona fede ci provò, ma venne fuori solo l’arcinoto “plìs, visit Itali”. Ma che altro bisognerebbe fare? Qua la situazione è seria! Infatti, pur avendo in mente anche solo la classica immagine del francese stereotipato - schizzinoso e sciovinista – una roba del genere davvero ci si pensa due volte a farla saltar fuori: anche (e soprattutto) perchè, se l’intento è quello di attirare turisti, un risultato del genere viene buono solo a farli scappare. In sintesi: il sito Italia.it, nella versione francese, è pieno di errori. Sfondoni grammaticali, imprecisioni sintattiche, periodi pesanti, un testo che non scorre, una lettura difficile. E dire che il francese, lingua romanza, così simile alla nostra, non è una sfida così difficile da affrontare; e siamo abbastanza sicuri che, nel nostro paese, qualcuno che lo parli bene, da qualche parte c’è, basta cercarlo. Riassumendo, con le parole di un francese madrelingua a cui abbiamo sottoposto la lettura del sito, il problema è che “è evidente che il sito non è stato scritto da un francese” – il che è ovvio e comprensibile – ma ciononostante “da un paese come il nostro ci si aspetterebbe un francese migliore”.

PRESENTE INDICATIVO - Ad esempio: pagina del Friuli-Venezia Giulia. “Pour cette raison le Frioul se présent comme un petit univers”: come un gessetto troppo lungo strusciato sulla lavagna, il brivido che ci percorre la schiena ci ricorda che la terza persona singolare del presente indicativo (appreso entro le prime dieci lezioni del corso di francese, probabilmente) è “présente”: “le Frioul se présente”, a volerlo scrivere bene – ma visto che si pronuncia, appunto, “présent”, il traduttore s’è magari reso la vita più facile. Cambiamo: vediamo il Lazio. “Au visiteur on offre des panoramas d’une beauté inoubliable comme come Villa Borghese à Rome”: “comme come”? E’ qui che capiamo in maniera lampante come il testo sia stato semplicemente copincollato dall’italiano sostituendo le parole: il traduttore se n’è così dimenticata una, anche se l’ha tradotta un attimo prima. Ancora, poco dopo: “dans le Lazio”, anche se fino a cinque righe prima la forma usata per definire la regione con capitale Roma è “Latium”. Decidetevi, allora!

GENERE E NUMERO - Cambiamo regione, andiamo in Emilia Romagna, dove il traduttore mostra di avere qualche incertezza “sessuale” – ovviamente, sempre in campo linguistico: “un séjour de loisirs à la plage le long de la Riviera romagnole ou une séjour élégant”. Allora, questo soggiorno, è maschio o femmina? Un o une (è maschio: le séjour, ndr)? Saliamo, in Veneto, nell’area in cui il sito ci propone delle “idee di viaggio”: “des expositions artistiques jaillissant d’un patrimoine millénaire, des rendez-vous de design et d’art contemporain comme la Biennale de Venise, ainsi que des spectacles de théâtre et de danse”. Probabilmente estratta dal contesto non si nota, ma la frase è platealmente senza verbo: ovvero, probabilmente il verbo va rintracciato nella primissima frase in cima alla pagina, e dunque va sottinteso anche due frasi e due punti dopo; ma qualsiasi professoressa vi potrà dire che sottintendere troppo è una brutta abitudine che rende la frase pesante e poco scorrevole. Inoltre, rinveniamo qui una generale caratteristica del sito, quella della tendenza all’elenco. La pagina in questione, infatti, inizia dicendo che il nostro paese “ospita annualmente eventi senza eguali”, e poi giù una lista. Succede questo, questo, questo e questo; e questo, e questo, e questo, e questo. Così si spiega anche la frase senza soggetto: come se la vetrina del nostro paese fosse semplicemente la lista della spesa di tutte le cose che succedono.

PIAGHE D’EGITTO, ANZI, D’ITALIA - Ancora: idee di viaggio, il mare. “Plagues.
L’Italie possède beaucoup de plages de grande qualité qui, année après année, se distinguent grâce à l’attribution de la Bandiera Blu”
: già, solo che “plagues”, in francese, non vuol dire un bel nulla. Al massimo è una parola inglese, che però vuol dire “pestilenze”, “piaghe”. Il che non è esattamente il meglio che si poteva trovare, diremmo, per pubblicizzare le nostre spiagge (che si traducono, appunto, “plages”, correttamente scritto poco dopo). Allo stesso modo, se volessimo fare “shopping en Italie”, il sito ci ricorda che “faire du shopping en Italie ne signifie pas se limiter pas aux marchés et aux boutiques”, solo che mette un “pas” di troppo, visto che il primo assolve abbondantemente alla sua funzione di concludere la negazione del verbo “significare” già introdotta con il precedente “ne”. Volendo essere pedanti, poi, il traduttore sembra essersi innamorato, o è forse vittima di un disturbo ossessivo-compulsivo, della parola “séjour”, che viene ripetuta di continuo: certo, vuol dire “soggiorno, permanenza”, e questo è un sito sul turismo in Italia, ma qualche sinonimo non guasterebbe.

HAI RILETTO IL TEMA? - Dunque il sito, nella migliore delle ipotesi, è scritto in italiano velocemente tradotto: il che, e non ci vuole una scienza rara a capirlo, è proprio il metodo sbagliato per tradurre un testo. Bisogna entrare nella lingua, renderla bene, e non è difficile: basta far scrivere il testo a qualcuno che lo sa fare. Errori grossolani, che fanno pensare a un redattore che si è dimenticato di una banale buona abitudine: rileggere una volta finito il lavoro. Imperfezioni così evitabili che non sarebbero sopravvissute a una seconda lettura anche mediamente attenta. E’ come se uno studente normalmente impratichito dell’idioma d’oltralpe, aperto il dizionario dopo mesi di digiuno dalla traduzione, si fosse messo a trattare un testo, così, per passare il tempo. Il risultato è una pagina certo comprensibile - non stiamo sostenendo che non si capisce niente: il testo lo è, comprensibile – ma, inevitabilmente, tradotto male. Il che è ancora più grave se si considera che gli errori emergono anche da una lettura assolutamente superficiale, veloce, a volo d’angelo: segno che non bisogna concentrarsi per trovarli.

IMPRECISIONI - Un gran numero di errori blu, come abbiamo detto, di quelli che la professoressa corregge senza pietà e mette quattro, ghignando. Accanto ad essi, troviamo immancabili comunque molteplici errori rossi, le imprecisioni, le imperfezioni, i “si-potrebbe-dire-meglio” che contribuiscono alla valutazione negativa del compito in classe del ministero del Turismo. Una sintassi difficile, un periodare pesante, come nella frase già segnalata, che si riferisce a Villa Borghese, dove si dice che “au visiteur on offre des panoramas d’une beauté inoubliable comme come Villa Borghese à Rome, capitale de l’Italie, le parc citoyen le plus fameux où se promener, même en vélo, représente une expérience unique entre l’art, avec la Galleria Borghese et ses chef-d’œuvres, et la nature qui l’entoure, les bateaux et les arbres séculaires” – “panorami di una bellezza indimenticabile come Villa Borghese a Roma, la capitale d’Italia, il parco cittadino più famoso chiaccherato“, usando una subordinata che potrebbe riferirsi sia a Villa Borghese, sia a Roma, facendone un parco. Anche “evénements”, già analizzato, è scritto senza accento iniziale (“événements” la forma corretta); ogni tanto, inoltre, saltano lettere qua e la. Frequenti gli anglicismi, ed è noto che i francesi si arrabbiano moltissimo quando si inseriscono indebitamente termini d’oltremanica nel loro idioma: cosi il termine “ferry” – traghetto , usato quando il sito consiglia al turista come “organizzare il viaggio” – ha un’intera sezione della Wikipedia francese che spiega la disputa terminologica iniziata addirittura dall’Università del Québec, che si conclude invitando i lettori, se proprio vogliono usarlo, a scriverlo “ferry-boat”: e infatti, poco sotto, è lo stesso sito ad usare il più corretto “bateau”. Infine, c’è da notare che evidentemente a un certo punto si sono stancati di tradurre, perchè l’intera sezione “Nouvelles” del sito – ovvero, le “novità” – è in inglese. Ma così si arrabbiano!

E’ INTELLIGENTE, MA NON SI APPLICA - Si dirà: ma dai, sono solo refusi, capita, e voi siete pignoli. E, “certo!”, sarà la nostra risposta ad entrambe le osservazioni. Se sono refusi, correggete, no? Anzi: rileggete, prima di consegnare. Altrimenti, se una professoressa francese volesse venire in viaggio in Italia, e per organizzarsi volesse utilizzare il portale Italia.it, qua scoppierebbe un pandemonio! Sottolineature a matita bicolore ovunque! La lingua serve a comunicare: questa è la prima regola. Ed è per questo che nessuno ci vedrà un problema se, in un paese straniero, parlando, non si riuscisse ad essere corretti lessicalmente: in generale, in caso di emergenze ci si potrebbe anche esprimere a gesti, basta farsi comprendere. Già: ma lo Stato italiano non è un qualsiasi turista che si è smarrito nel centro di Parigi. Ha tutto il tempo e tutte le risorse necessarie per scrivere un testo in buon francese: e soprattutto, scrivere bene è molto più che obbligatorio in una pagina web che ha come sola ragion d’essere quella di pubblicizzare all’estero il nostro paese, per mostrarne al mondo le bellezze e invogliare i turisti ad accorrere festanti e danarosi nei nostri alberghi.

edit: questo link è molto interessante http://www.rassegna.it/articoli/2010/02/08/58053/traduzioni-e-turismo-made-in-italy-wwwitaliait-lettera-aperta-al-ministro-brambilla

(da:giornalettismo.com)

fonte: Semidiceviprima » Vai al post originale

Lug 20


Dopo “Il volo del Pellicano” e “Labirinti“, Carpeoro ritorna in libreria con il suo terzo libro, Il Re Cristiano.
Anche questa volta Giulio Cortesi, il protagonista del romanzo, sarà impegnato in una difficile indagine poliziesca, intrecciata con una sorprendente e acuta ricostruzione storica.
Dove è sepolto Alarico, il Re dei Goti?
Da questa domanda prendono il via numerose storie, popolate da altrettanti personaggi e da non poche sorprese; ci saranno risvolti del tutto inaspettati, così come pagine di profonda umanità e capitoli di grande impatto simbolico.
Ancora una volta Carpeoro conferma il suo stile pulito, semplice, che invoglia alla lettura e sembra quasi accompagnarci alla scoperta di vicende spesso ignorate ma che hanno dato un enorme contributo alla storia.
Ottima e riuscita prova che sicuramente colloca l’autore tra i maggiori esponenti di di questo nuovo modo di concepire il genere thriller esoterico, se non addirittura come il suo affidabile e attento precursore.

Il Re Cristiano
ISBN 978 88 95923 51 2
Nelle migliori librerie e nelle librerie on line.

fonte: Mondo Misterioso » Vai al post originale

Lug 20


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Gana Negra e Cantonill, 04.07.2010
in una mappa di dimensioni maggiori

Percorso effettuato: Aquacalda (Q1758) - Pozzetta (Q1869) - Samprou (Q1851)  - passo di Gana Negra
(Q2430) - alpe Bovarina (Q2008) - sopra alpe Pradasca (Q1790) - passo Cantonill (Q1937) - piano di Léigra (Q1687) - Anveuda (Q1678) - Taraira (Q1720) - Dötra (Q1748) - Croce Portera (Q1917) -
Acquacalda.

Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2, sentiero T2 non marcato.

Dislivello: 1300 metri.

Lunghezza del percorso: 18.5 chilometri.

Sforzo equivalente: 32 chilometri.

Durata (incluse le pause): 9.50 ore.

Riferimenti: capanna Bovarina, capanna Dötra, centro Uomo-Natura di Acquacalda, “Da Piera ad Acquacalda via Dötra, 11.06.2009″,
“Ciaspolata di San Giuseppe: capanna e
alpe Bovarina, 19.03.2010″
, “Bovarina con Rossetto,
28.09.2008″
, serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”.

Rita ed io ci eravamo innamorati della zona di Gana Negra quando, il 19.03.2010, eravamo saliti dalla capanna Bovarina all’alpe Bovarina, e avevamo potuto dare un’occhiata a questa vallata,
coperta di neve allora. E poi, il 28.09.2008, durante il giro al pizzo Rossetto, avevo visto questo cartello alla capanna Bovarina. Ero alle prime armi escursionistiche, allora, il nome mi aveva
colpito, ed era rimasto nel mio immaginario.

La valle di Blenio, assieme alla zona del Piora, sono le due regioni ticinesi che amiamo di più, per il loro paesaggio, diverso tra di loro: tanto è forte, rocciosa e brulla la zona dietro il
Piora (Cadlimo), tanto è verde e fiorita la valle di Blenio.

Come al solito faccio i compiti a casa, e trovo un bell’anello, che partendo da Acquacalda permette di attraversare sia la Gana Negra, che i prati tra Anveuda e Acquacalda. Un po’ di calcoli, il
percorso è abbordabile. Lo sforzo grosso è quasi tutto all’inizio, Si potrebbe partire anche dal passo del Lucomagno, rendendo più dolce la salita alla Gana Negra, ma si allungherebbe di quasi
sette chilometri, ed il dislivello totale non cambierebbe. Opto per la variante a salita estrema. A noi si associano Danila e Pierfranco.

09:00 Siamo al centro Uomo-Natura di Acquacalda. In questo periodo il ristorante e l’albergo sono in ristrutturazione, non c’è in giro praticamente nessuno. Temperature già a 19°, la giornata si
preannuncia di quelle toste.

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Foto di gruppo fatta (la trovi nell’album). Ieri mi sono acquistato un nuovo paio di scarponi, e oggi
effettuerò il rodaggio. Rita ha preso dei cerottini, nel caso mi esca qualche fiacca. Non penso succederà: ho provato scarponi per un’ora, prima di decidermi per questi, e sono piuttosto sicuro
della mia scelta. Grazie Igor per la tua pazienza!!!

09:05 Ci incamminiamo lungo il sentiero numero 2 + 7 che resta poco più in alto della strada. Mi pregusto già il piacere, tra un po’, di non dover più sentire il rumore di veicoli.

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Davanti a noi, il pizzo Colombe (o pizzo Campanitt), che segna il confine tra la valle di Blenio e la zona
del Piora. Sulla sua sinistra, il passo del Sole, e sulla destra, il passo delle Colombe, con il bel laghetto. Questa montagna, con la sua forma molto caratteristica, è il mio faro d’orientamento
quando sono in questa zona, e l’ho fotografato in tutte le salse.

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Flora e fauna splendidi, fiori a perdita d’occhio, i cembri tipici di questa zona. Se sali fino a qui anche
solo per un pic-nic, ti resta nel cuore. Nascosto tra le foglie, un bel brucone.

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09:30 Arriviamo a Samprou, da dove si stacca il sentiero che sale diretto alla Gana Negra, almeno secondo le
due cartine in mio possesso. Ci guardiamo in giro, di marche non ce ne sono, di cartelli gialli nemmeno. Pensavo di lasciare a casa le cartine (sia quella topografica che quella fotografica), ma
adesso sono ben contento di averle prese con me.

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Danila ed io le studiamo: sembrerebbe si debba salire sul versante destro orografico della valletta che si
diparte lateralmente, ma non c’è traccia di sentiero. Invece, a sinistra, sembra di intravvedere una traccia lungo la collinetta. Decidiamo di prendere in quella direzione. Iniziamo a la
salita libera. Anche di qui di segnali non ce ne sono. Passiamo un boschetto, e riemergiamo all’aperto. Intanto una farfalla decide di lasciarsi fotografare.

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10:00 Abbiamo raggiunto un pianoro, quasi sopra Casaccia, e ancora di sentiero non se ne vede. La strada è
bloccata da un vallone, con megafrana, e dall’altra parte vediamo il passo del Lucomagno.

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Tiriamo fuori nuovamente la cartina. Danila teme che dobbiamo ridiscendere per aggirare il vallone, arrivare
al passo, e prendere l’altro sentiero, quello che avevo deciso di evitare. Studiamo bene la cartina, ed effettivamente il sentiero sembra lambire il vallone dalla parte dove ci
troviamo, per salire direttamente seguendo le creste che portano in alto.Siamo in ballo, balliamo. Attorno, genziane a gogò.

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10:15 Abbiamo passato un cartello color rosso, con la scritta “HRT”. Non ho la più pallida idea se sia un
buon segno… Non ci sono indicazioni di percorso. Intanto saliamo a zig-zag, seguendo la cresta del versante.

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Nuova farfalla…

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10:30 Sotto di noi ormai vediamo il “Lai da Sontg Maria” (lago di Santa Maria), posto sul versante
grigionese del passo del Lucomagno. Con lo zoom posso vedere bus, auto e moto in abbondanza.

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10:40 Miracolo. Una marca bianco-rosso-bianco, la prima che vediamo. Forse siamo nella
direzione giusta.

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La roccia intanto cambia aspetto, ed inizia a mostrare la dolomia saccaroide. Immagina un tagliere,
largo diversi chilometri (forse più di dieci) e relativamente sottile (qualche centinaio di metri), inserito quasi in verticale che taglia la Leventina, la Blenio, continua sul piano della
Greina, e forse oltre: questa è la “sacca di Piora”, inserita come un coltello attraverso il granito, lo gneis ed il faldspato di cui sono composte le nostre montagna.

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10:55 Il caldo inizia a farsi sentire, la pendenza è micidiale: decisamente non è il mio tipo di percorso.
Pier, Danila e Rita mi lasciano indietro continuamente, e gentilmente si fermano per attendermi ogni venti minuti circa.

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11:10 Cambio di pendenza, penso che ci siamo quasi. Si sale ancora, ma in modo più dolce.

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Lingua di neve. Pier, Danila e Rita sono passati a destra. Io la guardo bene…

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…e sulla sua sinistra vedo la seconda marca di oggi.

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Chi ha ricevuto l’incarico di marcare il percorso, aveva il braccino corto con la pittura. Passo a sinistra,
costeggiando la marca. E non ostante lo sforzo, come fai a non godere della poesia della rugiada raccolta in una foglia?

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E subito dopo, le prime genziane di Koch.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4975
11:35 Lassù vedo tre teste che mi attendono, ed un cartello giallo. Ce l’abbiamo fatta!!! Non aumento la
velocità (grosso errore, quando pensi di essere in prossimità della meta, metterti a correre: è il momento che ti prendi la fregatura), e in pochi minuti raggiungo i miei compagni.

2010.07.04 Gana Negra e passo Cantonill 4984
Prendiamo il sentiero che ci conduce verso l’alpe Bovarina. Fatte poche centinaia di metri, traverso
sulla neve. Insomma, siamo al quattro luglio (festa dell’indipendenza americana), siamo solo a Q2400, e c’è ancora neve?

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4987
Appena passata questa zona, entriamo in un mondo incantato: il terreno, che digrada
progressivamente verso la Bovarina, è costellato di grandi massi, la maggior parte di colore nero, come lo scacchiere di un gigante che abbia lanciato i suoi cubetti a caso. Alcuni sono di roccia
solida…

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5004
…altri di materiale estramente stratificato e friabile.

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Il sentiero zigzagga liberamente, e ci porta ad un bel laghetto.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 4992
E davanti a noi si apre la zona di Campo Blenio, diga del Luzzone, Adula, pizzo Terri e compagnia bella.
Cambio obiettivo, e metto il grandangolo.

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12:00 Siamo scesi bene, ci stiamo godendo il paesaggio. Sulla nostra sinistra una montagna, in buona parte
franata, che probabilmente ha dato origine a questo bailame di pietre. Mentre cammino, Danila mi fa segno con il dito di non fare rumore, e di raggiungerla. Delizia: una marmotta davanti
alla sua tana.

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12:25 Scatti a fiori a tutto spiano (nell’album), poi nuovo mini-laghetto.

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Questi probabilmente non sono inseriti nella serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”, ma sono
ugualmente deliziosi. La pancia però inizia a battere, ormai sono quasi quattro ore che camminiamo senza soste (io). Guardando verso il basso vediamo un ulteriore laghetto, e decidiamo di
fermarci li per il pic-nic, prima di arrivare all’alpe Bovarina.

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13:25 Abbiamo ricarburato i serbatoi. Gli scarponi stanno tenendo botta bene (e anche i miei piedi),
durante la pausa faccio un controllo, niente fiacche, tutto a posto. Ripartiamo, con la diga del Luzzone in bella vista.

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Ormai si vede anche il Sosto, sopra Campo Blenio. Prime rose delle alpi di quest’anno.

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E bella macchia di genziane.

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13:35 In un attimo arriviamo all’alpe Bovarina. Che differenza rispetto a marzo. Pensavamo che l’alpe
fosse già stata caricata (per questo ci siamo fermati più in alto a mangiare), invece attorno non c’è nessuno.

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5054
Aprofittiamo della fontana per riempire le bottiglie (le scorte d’acqua stanno scendendo mooooolto
velocemente), e noto i cartelli gialli attaccati sotto l’entrata di una stalla: non sono ancora stati posati, chissà cosa attendono…

2010.07.04-Gana-Negra-e-Cantonill 5055
Da qui prendiamo la forestale, che scende lungo il lato destro orografico, e che ci porterà all’attacco del
sentiero per il passo Cantonill un po’ sopra l’alpe Pradasca. L’alternativa sarebbe stata di scendere fino alla capanna Bovarina, Ronco di Gualdo (Q1537) per risalire nuovamente. Con questa
forestale invece, facciamo il minimo di discesa possibile. Dato che questo tipo di percorso è il mio percorso, mi congedo dai compagni e parto con la mia falcata.

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13:55 Gli alberi iniziano a diradarsi, e posso vedere il fondo valle, con Ghirone, e la diga
del Luzzone appena dietro. Non so se i nervi mi reggerebbero ad abitare in un luogo con una diga così appena dietro le spalle.

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Poi passo sopra l’alpe Pradasca, da cui provengono rumori di attività e scampanio di mucche.

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14:25 Sono arrivato all’attacco della salita per il passo Cantonill. Mi assicuro che i miei compagni
vedano che imbocco la deviazione, e decido di mettermi in marcia, tanto tra poco mi supereranno loro. Sotto di me, Ronco di Gualdo.

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In effetti la salita è di quelle durette. L’afa è micidiale; da diverse ore grosse nuvole scure si rincorrono
in cielo, facendoci temere un temporale, ma per intanto la meteo ha tenuto. Si suda che è un piacere. In breve i miei compagni mi raggiungono, e mi superano. Ormai vaccinato alla
situazione, lascio che l’occhio veleggi liberamente ai lati del sentiero, e in una macchia di piantine vedo foglie, larghe e bucate, ognuna “posseduta” da un insetto, che le
stanno mangiando.

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E piccole delizie come questa.

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15:15 Arrivo al passo. Nell’ultimo tratto vengo colpito da piccoli staffili di pioggia. Guardo in su,
non sta piovendo. E’ l’umidità, talmente alta, da condensarsi praticamente a livello del terreno, e questo ti lascia capire che cappa abbiamo attorno.

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Appena scollinato vedo un gregge di pecore e capre, e Rita che sta facendo le coccole ad una capretta bruna.
Sulla mia sinistra, Leonida con i suoi trecento alle Termopili che dice “Di qui non si passa”.

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La capretta accarezzata da Rita decide che io potrei essere un dispenser migliore, e mi si avvicina. Non
so se io sia un accarezzatore migliore di Rita, sicuramente sono un accarezzatore, e la capretta non si è sbagliata. Poi capisco che in realtà cerca un posto per grattare il capo, da cui iniziano
a spuntare le corna, che sicuramente le causano fastidio, e ha deciso che la mia gamba legnosa è un ottimo punto sul quale diminuire questa fastidiosa sensazione.

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Il mio amor proprio va sotto i piedi, ma tant’è… Da qui si può gustare la veduta sull’ampio crinale che ospita Anveuda e la zona della Dötra.

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E quasi all’orizzone, la grande antenna del monte Matro, sopra Biasca. Iniziamo la discesa verso Anveuda, Il
sentiero, nel primo tratto, corre nel bosco, poi finalmente si spiana arrivati quasi a destinazione.

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Lungo la via, incontro con alcune mucche scozzesi.

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16:00 Anveuda. Le gambe iniziano ad essere stancotte, ne abbiamo fatto di sali-scendi. Quello che è peggio, è
che le bottiglie sono praticamente vuote, e non ci sono fontane. Chiedo gentilmente ad un signore se mi può riempire le bottiglie, e gentilmente acconsente. Intanto mi guardo indietro: passo
Cantonill visto da Anveuda.

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16:05 Arriviamo a Taraira. Da qui si potrebbe prendere il sentiero alto, che porta direttamente a Croce
Portera, e accorciando un poco il percorso. Breve discussione, decidiamo di passare per Dötra, e fermarci per una pausa. Imbocchiamo il sentiero che ci permette di evitare una parte
della forestale che collega Anveuda con Dötra, soprattutto per proteggerci dal caldo: orami siamo cotti.

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Dietro di me vedo l’Adula, e guardando bene credo di intravvedere la zona dove si trova il passo di Laghetto e il laghetto Cadabi, raggiunto il 01.08.2009. Non sono sicuro al cento
per cento, ma è molto probabile. Dovrebbe essere nella sella, poco a destra del centro della foto.

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16:30 Il sentiero ci ha riportati sulla forestale, ci incrociano diverse auto che scendono a valle. Poi
si apre il pianoro di Dötra.

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16:40 Scendiamo alla capanna Dötra, e guadiamo chi con birra, chi con caffé, e non disdegnamo un
gelato artigianale.

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17:15 Ma le fatiche per oggi non sono ancora finite, abbiamo almeno un oretta di marcia ancora per Acquacalda. Così inforchiamo i sacchi, e via lungo l’alpe, con pendii fioriti splendidi.

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Questo tratto lo conosciamo bene, è semplicemente delizioso. Se vuoi passare un bel pomeriggio, fare una
passeggiata facile, e godere della tranquillità, la zona è particolarmente adatta.

17:35 Subito dopo un ponticello, inizia l’ultima salita, un 150 metri circa. Dato che sono in fondo, ne aprofitto per fotografare il passo Cantonill e il pizzo Rossetto.

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18:00 Arrivo al passo d Croce Portera, due belle signore mi stanno attendendo.

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Ricompare anche il pizzo Colombe / Campanitt, e la nostra meta.

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Appena scollinato, il sentiero cambia, e si tiene abbarbicato alla costa della montagna, decisamente più
pendente da questa parte (questo è il motivo per cui non consiglio di andare oltre a Croce Portera con le ciaspole, venendo da Dötra).

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Lungo il percorso, diversi degli splendidi cembri che si innalzano partendo da massi, e spesso con parte
delle radici in vista.

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18:35 Ci siamo quasi, ormai siamo in prossimità del centro Uomo-Natura.

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18:40 Tutti sani e salvi alla meta. Gli scarponi hanno retto benissimo, il rodaggio è stato effettuato.
Ultima foto ad un cembro, prima di risalire in auto e ridiscendere nella cappa d’afa e canicola che ci attende a Bellinzona.

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Ed ecco il profilo altimetrico dell’escursione.

Profilo
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto dell’escursione (non che ci sia qualcosa di
speciale)


Post scriptum al 05.07.2010: dopo aver scritto l’articolo, ho inviato un mail a “Blenio Turismo”,
informandoli del problema riscontrato con il sentiero, e dei cartelli ancora in pausa invernale. Dopo meno di un’ora, il responsabile mi ha chiamato telefonicamente (e questa è serietà e
professionalità), e mi ha informato che:


1) I cartelli all’alpe Bovarina non sono ancora stati sistemati, dato che sono in ritardo con il lavoro a causa della neve che è rimasta in quota un mese in più rispetto alla media degli ultimi
anni. Verranno sistemati nel corso dei prossimi giorni.

2) Il sentiero Samprou - passo di Gana Negra verrà rimarcato ed indicato nuovamente nel corso dei prossimi mesi. Due anni fa, a causa di violenti nubifragi, soprattutto la parte che passa sulla
dolomia saccaroide era stata spazzata via. Dato che il sentiero è poco battuto, non erano sicuri se ripristinarlo o meno. Recentemente è stato deciso di riaprirlo. Viene sconsigliato di
percorrerlo subito dopo forti piogge, dato il tratto intermedio e superiore diventano un unico ruscello.

 

fonte: montagnaticino.over-blog.com » Vai al post originale

Lug 20

Un grosso incendio è divampato poco dopo le nove di questa mattina sulla Trignina nel territorio di Tufillo. Le fiamme hanno percorso diverse centinaia di metri bruciando un sottobosco e una pineta. Sul posto hanno operato i Vigili del Fuoco di Vasto, il Corpo Forestale di Vasto e i volontari della Protezione Civile. In loro supporto sono arrivati un elicottero dei Vigili Del Fuoco di Pescara, due piccoli aerei Firebox e un Canadair della Protezione Civile. Nelle prime ore del pomeriggio,l’incendio è stato completamente domato e la situazione è tornata sotto controllo.
Luca Di Sciascio

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 20

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:Grande folla a Vasto per il convegno sul biotestamento organizzato dall’associazione Futuro Oggi di cui è presidente Anna Paola Sabatini che ha brillantemente moderato l’incontro.
Nonostante il periodo estivo e la calura della giornata di metà luglio sono state circa cinquecento le presenze che nella meravigliosa cornice del cortile D’Avalos hanno accolto l’arrivo degli autorevoli relatori.
Presenti in platea numerose autorità e rappresentanti delle più prestigiose associazioni di categoria.
Apprezzati e interessanti gli interventi -sull’iter legislativo del provvedimento che regolerà il testamento biologico anche in Italia- di tutti i relatori a partire dal Prefetto di Chieti Vincenzo Greco per poi attraversare le voci del magistrato Sangiorgio, di Mons. Borgono e a seguire del sen. Di Giacomo e dell’on. Grassi.
In chiusura di tutte le diverse posizioni rappresentate su un argomento come il testiamento biologico che continua ad animare sentite questioni e che attira su di sè un dibattito forte e acceso l’intervento del vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione che ha incantato i presenti con la sua arte oratoria e la raffinatezza dei contenuti.
Tutti gli interventi -di cui molti concentrati sul delicato nodo dell’alimentazione e idratazioni artificiali- hanno ribadito la necessità di giungere presto alla definizione di un testo normativo che scevro da posizioni ideologiche su un tema che tocca così da vicino gli aspetti più delicati del vivere umano si dimostri capace di portare a sintesi posizioni diverse e sia capace di coniugare il diritto alla vita e alla libertà di cura.

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 20

Il Comune di San Salvo, in collaborazione con Internet Media Partners, organizza la XIII Edizione de L’Altrocinema FilmFestival, tradizionale appuntamento dedicato al cinema sociale.
Lo hanno annunciato il sindaco Gabriele Marchese e l’assessore alla cultura Mauro Naccarella.
La manifestazione, che avrà luogo dal 20 al 24 luglio, verterà sulla figura di un grande cineasta e “maestro” del cinema d’autore: Pupi Avati.
Verranno proiettati alcuni film selezionati dall’ampia filmografia del regista bolognese. Franco Mariotti, direttore del festival, nonché direttore di Primo Piano sull’Autore ad Assisi, ha preparato, quest’anno una kermesse “cine-formativa”. Prima di ogni proiezione, infatti, Mariotti stesso introdurrà un artista collaboratore di Avati e discuterà con lui sulla settima arte.
Inaugurerà questa serie di incontri con il pubblico e i futuri filmmaker, il protagonista della XIII edizione, Pupi Avati, intervistato da Laura Delli Colli, Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. Nei giorni successivi si alterneranno ospiti quali gli attori Nicola Nocella ed Manuela Morabito e lo scenografo e costumista Giuliano Pannuti e ancora Sandra Milo, Andrea Montopoli (interprete di RIS 5, Ballando con le stelle 5, L’Ispettore Coliandro 3) e Alfiero Toppetti (interprete di numerosi film di Pupi Avanti).
L’ultima sera sarà tenuto un seminario d’autore da Roberto Bigherati, direttore di casting, che illustrerà le modalità di casting e provinerà alcuni interessati tra il pubblico ad intraprendere la carriera cinematografica.
Il programma prevede le seguenti proiezioni: martedì 20 luglio “Il papà di Giovanna”, mercoledì 21 luglio “Il figlio più piccolo”, giovedì 22 luglio “Gli amici del Bar Margherita”, venerdì 23 luglio “Il cuore altrove”, sabato 24 luglio “La cena per farli conoscere”.
Sempre martedì 20 luglio, il Sindaco di San Salvo Gabriele Marchese consegnerà a Pupi Avati il premio Drijbil Diop Mambety, dedicato alla memoria del giovane regista senegalese scomparso prematuramente.
Il programma completo del Festival è il seguente:

Martedì 20 Luglio – ore 21.30
Incontro-intervista con Pupi Avati, a cura di Laura Delli Colli (Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani)
con la partecipazione di JUST-IN
seguirà la proiezione di
IL PAPA’ DI GIOVANNA con Francesca Neri, Ezio Greggio

Mercoledì 21 Luglio – ore 21.30
“SEMINARI D’AUTORE” - Saranno presenti: gli attori Nicola Nocella ed Manuela Morabito e lo scenografo e costumista Giuliano Pannuti
Seguirà la proiezione di
IL FIGLIO PIU’ PICCOLO con Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti

Giovedì 22 Luglio – ore 21.30
“SEMINARI D’AUTORE” – Sarà presente Sandra Milo
Seguirà la proiezione di
IL CUORE ALTROVE con Neri Marcorè, Giancarlo Giannini, Vanessa Incontrada

Venerdì 23 Luglio – ore 21.30
“SEMINARI D’AUTORE” – Saranno presenti gli attori Andrea Montopoli e Alfiero Toppetti Seguirà la proiezione di
GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Alfiero Toppetti

Sabato 24 Luglio – ore 21.30
“SEMINARI D’AUTORE” - Sarà presente: Roberto Bigherati (RB casting), Direttore di casting, che ci illustrerà le modalità di casting e contemporaneamente provinerà alcuni interessati tra il pubblico ad intraprendere una carriera cinematografica.
Seguirà la proiezione di
LA CENA PER FARLI CONOSCERE con Diego Abatantuono, Violante Placido

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 20

DANGER MOUSE & SPARKLEHORSE

Il 13 luglio è uscito l’album

“DARK NIGHT OF THE SOUL”

“Bellissimo e ossessionante, cupo e surreale, estremamente coinvolgente, un album che ipnotizza ascolto dopo…

continua…

fonte: music-flash.blogspot.com » Vai al post originale

Lug 20

              Scopelliti commissario per l’emergenza rifiuti

Sarà il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti il nuovo commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della regione Calabria,con il ruolo di sub commissario che è stato affidato all’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pugliano. Termina, quindi, l’esperienza del prefetto Goffredo Sottile,che aveva assunto questo incarico a gennaio del 2009. E con essa termina anche quella di Antonio Falvo,sub commissario di Sottile. La nomina di Scopelliti e Pugliano porta la data del 9 luglio scorso, ma l’ordinanza firmata dal responsabile della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, è stata inviata via fax agli interessati soltanto nella giornata di venerdì. Alla base della decisione che arriva dal Governo nazionale ci sarebbe una richiesta esplicita da parte del governatore calabrese che, secondo quanto trapelato,non ha mai intrattenuto rapporti straordinari con Sottile che, tra l’altro, ha rivestito la carica di prefetto di Reggio Calabria per alcuni anni. In ogni caso, l’ufficio del commissario si occupa da circa un anno esclusivamente delle problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti,settore che in Calabria registra diverse difficoltà soprattutto per la carenza degli impianti. In questa direzione, sintomatica è la condizione della provincia di Vibo Valentia che non ha attivato alcuna discarica sul proprio territorio. Così,mentre sindaci e cittadini protestano impedendo di fatto la localizzazione di una discarica, i rifiuti prodotti finiscono fuori provincia,in particolare a Lamezia Terme. La fine del commissariamento targato Sottile è giunta in maniera inattesa, specie se si considera che proprio in quest’ultimo periodo era stata intavolata una trattativa tra lo stesso ufficio del commissario calabrese e la Protezione civile nazionale per un possibile ritorno del settore acque sotto la sfera del commissario. Una possibilità che era emersa davanti alle nuove e innumerevoli difficoltà che si sono registrate in Calabria con la restituzione degli impianti di depurazione a Province e Ato. E che sarebbe servita esclusivamente per superare la stagione estiva, anche perché, in ogni caso, il termine del commissariamento della Calabria è fissato per il prossimo 31 dicembre. Proprio nella gestione delle acque, e quindi, della depurazione, in questi ultimi mesi tutti gli atti riferiti al settore erano stati trasferiti dall’ufficio del commissario alla normale gestione di Province e Ambiti territoriali ottimali.

Info e contatti
coordinamentopdlcs@libero.it

fonte: blog.libero.it/Coordinamentopdl » Vai al post originale

Lug 20

Film di ares:

E’ uno di quei film adolescenziali penso degli anni 80 trasmessi da italia 1 durante l’estate… ricordo una scena in particolare del film dove il padre di lei sta sfogliando un vecchio album di foto con il ragazzo che dovrà accompagnarla al ballo e dice una frase come del tipo che vi sono solo delle foto belle ma che per arrivare ad ognuna di esse si è passato un momento non piacevole… spero possiate aiutarmi

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Leggi anche:

fonte: MemoCinema - trame di film dimenticati » Vai al post originale

Lug 20

Film di maurizio-2:

Ragazzi, questa volta ricordo il nome della protagonista e ricordo che tra i due c’erano 40 anni di differenza, non solo nel film ma anche nella realtà (lo dicevano negli “extra” del dvd visto da amici circa 6-7 anni fa)
Una famiglia molto ricca e una molto povera (si conoscevano da tempo) vanno in vacanza nella stessa località,i primi in un albergo lussuoso, gli altri in uno sgangherato bungalow. La Rampling (sui 55 anni) viene lasciata sola dal marito per motivi di lavoro e si offre di ospitare il figlio (circa 16 anni) della famiglia povera nella suite dell’albergo che aveva due camere da letto. Ovviamente il ragazzo è felice di lasciare il bungalow che sembrava situato in una bidonville. Durante tutta la vacanza il ragazzo era uscito con delle coetanee ma non aveva mai concluso niente, sembrava proprio un imbranato. Una sera sente la Rampling piangere nella sua camera, entra e la trova in camicia da notte seduta di spalle sul bordo del letto, prima sembra volerla consolare, infine mette in atto una deliziosa scena di seduzione, con lei, incredula, che cede senza dire una parola. Il mattino dopo la scena si sposta nell’auto del marito che li riporta a casa,forse perché le vacanze erano finite o forse perché organizzavano una festa nella casa in città, la Rampling al suo fianco, il ragazzo da solo nei sedili posteriori che non riesce a tenere gli ochi aperti, infatti ad un tratto crolla sdraiato sul sedile e si addormenta. Il marito pacatamente commenta: “stanco il ragazzo !” la moglie risponde: “Eh si, sarà stato il troppo sole preso ieri” (più o meno)
Grazie per l’aiuto! Ho guardato nella biografia della Rampling su Mymovies, ma sembra proprio che questo film non sia segnalato

http://www.mymovies.it/biografia/?a=1001

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