Visualizza
Ciaspolata al monte Bar, 14.03.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Corticiasca (Q1008) - Pian Sotto (Q1200) - Alpe Musgattina (Q1350) - Capanna monte Bar (Q1610) - Monte Bar (Q1816) e ritorno per la stessa
via.
Difficoltà: sentiero T1 e WT2.
Dislivello: 810 metri.
Lunghezza del percorso: 8 chilometri.
Sforzo equivalente: 16 chilometri.
Durata (incluse le pause): 5.75 ore.
Riferimenti capanna monte Bar, “Il Baro nella nebbia, 31.01.2009″.
Questa volta sono arrivato in cima per secondo. Di due. Ma andiamo con ordine.
La meteo per il fine settimana è splendida, temperature ormai primaverili. Decidiamo che è opportuno utilizzare le ciaspole ancora una volta, prima di appenderle al chiodo fino al prossimo
inverno. Ci sono alcune varianti che possiamo prendere in considerazione: monte Bar, già tentata l’anno scorso e fallita a causa della nebbia, oppure la capanna Bovarina, o ancora salire a
Cardada e provare i nuovi sentieri per le racchette da neve che portano a Cimetta, oltrettutto con vista splendida sul lago Maggiore. Beh, mi era rimasta sul gozzo non aver potuto arrivare in
cima al Bar, così si decide per questo percorso.
Il monte Bar è la montagna più sicura che io conosca per quanto riguarda le ciaspole. Praticamente in nessun punto la pendenza è maggiore di 30° per cui il rischio slavina è zero, è talmente
frequentata che è impossibile perdersi, calva com il Golgota, si vede sempre bene dove ci si trova. Dalla cima, si gode di un bellissimo panorama. E dulcis in fundus, la capanna è sempre aperta,
per cui un buon piatto di minestra non manca mai.
09:30 Sistemata l’auto appena fuori Corticiasca, ci siamo preparati per partire. Di neve, qui, niente, per cui ci carichiamo le ciaspole sul sacco, e sembriamo due muli degli Alpini che devono
salire al Grappa o al Tomba. La giornata è bellissima, cielo terso, appena un filo d’aria che tiene lontane le nuvole. Temperatura ancora frescotta, ma per la giornata hanno previsto 15° in
pianura. Troviamo subito il cartello giallo che ci porta ad attraversare il paese.

Sulla nostra destra (salendo), in cima alla val Colla, vediamo il passo del San Lucio con le due capanne e la chiesa (di cui si nota solo la cima del campanile).

E come sempre, verso Sud, la foschia dell’inquinamento che ci giunge dalla valle Padana.

Appena passato il paese imbocchiamo il sentiero di salita. Regalo gradito, ai bordi i primi crocus selvatici già fioriti. La primavera è proprio arrivata.

09:50 Il sentiero sale nel bosco, neve praticamente non ne abbiamo ancora vista. Penso che siamo un po’ comici, con questi trespoli attaccati al sacco. Arriviamo ad un piccolo insediamento posto
su di una bella terrazza soleggiata, lo aggiriamo e ci rituffiamo nel bosco.

10:05 Abbiamo raggiunto altri tre gitanti, ed inizia ad apparire la neve sul sentiero, non abbastanza da giustificare il calzaggio delle ciaspole, ma sufficiente per darci qualche problema di
tenuta.

10:15 Arriviamo a Pian Sotto, il bosco termina. Di fronte a noi, imponenti, i Denti della Vecchia.

E là sopra, la fattoria dell’alpe Musgattina.

Superiamo e veniamo superati da diversi compagni di tragitto. Questa non è una escursione da meditazione: il percorso è talmente frequentato, spesso e volentieri, che si incontra gente quasi ad
ogni momento. Intanto la neve inizia a farsi più consistente: è quasi ora di mettere le ciaspole.

10:30 In alto, riesco a vedere l’antenna posta sul monte Bar. A guardare da qui non sembra manchi molto, ma non bisogna farsi fregare.

Man mano che ci innalziamo, oltre la catena Tamaro - Lema iniziano ad apparire i giganti vallesani, primo tra tutti il Monte Rosa. E fra poco ne vedremo molti altri.

10:40 Alpe Musgattina: siamo alla fattoria, dove vengono allevate le mucche scozzesi. Breve sosta per fare il pieno di carburante, e infilare le ciaspole, dato che da qui in avanti la pendenza si
fa più impegnativa, e la neve ricopre tutto il pendio.

11:10 Ci siamo tirati bene in quota, superando la parte più pendente. Rita chiaramente mi surclassa, come fa ogni donna che si rispetta con gli uomini. Anche in questo tratto un gran via vai di
gente che sale, e gente che scende. Sull’altro lato, oltre il San Lucio, iniziano ad apparire le Grigne, tanto care ai lombardi.

E su, e su, e su. Solo salita davanti a me. Poi Rita arriva al punto di cambio di pendenza: significa che siamo vicini alla capanna.

11:30 Capanna, ci sono anch’io. Abbiamo deciso di lasciare qui gli zaini per salire l’ultimo tratto, sono solo 200 metri di dislivello. Davanti alla capanna una marea di gente, speriamo di
trovare posto per pranzare quando torniamo. Rita, che dovunque vada incontra sempre qualcuno che conosce e la conosce, questa volta incontra 4 o 5 persone con cui fermarsi a ciacolare. Benedete
ste femene…

Ben visibile, sopra di noi, il culmine del monte Bar.

11:45 Infiliamo le giacche, in quota come sempre c’è vento, e si vedono mulinelli di neve soffiata percorrere spirali aeree poco invitanti. Partendo, un bel sorbo, forte contrasto di rosso in un
paesaggio per il resto bianco e azzurro.

12:15 La salita procede bene, la visuale diventa sempre più impressionante. Poi entro nella zona dei mulinelli, e la neve mi punge la faccia come uno sciame d’api.

Siamo a Q1800 circa, mica al circolare polare artico…
12:20 Eccoci in vetta, cioé, come avevo detto, secondo di due. Rita cerca di ripararsi dietro l’antenna, mentre mi attende.

La vista è mozzafiato. I gianti vallesani si mostrano in tutta la loro possanza, dal Monte Rosa fino al Dôm, passando per l’Eiger, il Mönch, e tanti altri che non conosco ancora. Tra loro e me,
il “massiccio” del Tamaro, con l’alpe Foppa e la chiesa del Botta a destra, e la grande antenna di Manera.

E poi, le Grigne, il Generoso, il Boglia, la Fojorina, il Pairolo ed il San Lucio, il Garzirola, e il mio caro Camoghé, visto da un angolo insolito.

E ancora, Mornera, la capanna Mognone, la capanna Orino, la cimetta d’Orino, la cima dell’Uomo, la cima del Gaggio, e, nella foto, il Pizzo di Claro e il Piz de Molinera.

Riesco a fotografare anche Claro, con il suo convento. Ma per quanto splendida la vista, il vento soffiando impetuoso, rende una semi-tortura restare qui. Ci siamo riempiti gli occhi ed il cuore,
abbastanza da sopravvivere tutta la settimana. Iniziamo la discesa.
12:30 Davanti a noi lo spettacolo dei Denti della Vecchia, il Boglia, ed il monte Generoso.

E l’anfiteatro di Lugano, con la sua bella nebbiolina.

12:35 Scendiamo veloci, quasi pattinando sulla neve. Siamo usciti dalla zona di vento, e si inizia nuovamente a sentire il tepore del sole. In brevissimo tempo siamo alla capanna.

12:45 Arrivati. Se prima c’era gente, adesso c’è una folla, e, cosa che mi fa piacere, tante famiglie al gran completo (questo è il motivo per cui ho messo l’escursione nella categoria “ciaspole
per famiglie”). Temiamo un po’ per il posto a sedere, ma proprio mentre arriviamo, diversi gruppi si stanno preparando per scendere nuovamente. Un po’ di pazienza, e tutto si aggiusta. Intanto mi
fotografo il Generoso, che così gentilmente si mostra.

13:50 Ce la siamo presi comoda… Un bel piatto di minestra di ceci, un poco di polenta e formaggio dell’alpe, poi quattro ciacole fuori, ripreparazione del sacco, carezze ai vari cani presenti,
e finalmente si riparte. Una fontana solitaria emerge dalla coltre di neve.

14:10 Discesa schifosa. La temperatura ed il sole hanno reso molliccia la neve, e le racchette non tengono niente. Il piedi scivola in avanti, e fare telemarking con le ciaspole non è proprio
cosa agevole. Passetti corti, tenuti, ed i quadricipiti che si lamentano.

14:15 Alpe Musgattina. Breve sosta, questa volta per togliere ed impacchettare le ciaspole. Poi terminiamo il thé delle thermos, e via di nuovo verso il basso.

14:45 Siamo rientrati nel bosco, e ci siamo lasciati indietro la neve. E’ incredibile, in una giornata passare da un clima quasi primaverile, ad uno quasi invernale, e tutto con la sola forza
delle proprie gambe. Intanto un grande albero caduto richiede un aggiramento.

Discesa senza storia, come sempre… Le cime scompaiono, nascoste dalle vette più vicine. Ma per un momento, siamo stati al loro cospetto, anche se distavano una quarantina di chilometri.
Scendendo l’aria si fa sempre più calda, e adagio adagio iniziamo la procedura di strip-tease, per non morire nel nostro sudore.
15:00 I crocus mi hanno atteso, e si sono aperti ancor di più.

15:10 A valle. Riattraversiamo Corticiasca in direzione del parcheggio.

Là in alto, due rapaci volteggiano con le ali spiegate. Non credo siano corvidi, sembrerebbero più falchi, ma non riesco a riconoscerli, non sono così bravo.

Quello che resta, però, è questo splendido cielo azzurro che ci ha accompagnati durante tutta l’escursione.
Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale).
fonte: montagnaticino.over-blog.com » Vai al post originale