Nov 04

In occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, da nove anni Acri, l’Associazione delle Casse di risparmio Spa e delle Fondazioni di origine bancaria, presenta un’indagine sugli Italiani e il risparmio, realizzata in collaborazione con Ipsos. I principali risultati sono suddivisi in due macroaree: una prima, comune alle nove rilevazioni (dal 2001al 2009), che consente di delineare quali siano oggi l’atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; una seconda focalizzata sul tema specifico della Giornata, che è dedicata quest’anno a “Risparmio ed economia reale: la fiducia riparte dai territori”.
Dall’indagine Acri – Ipsos emerge che il cittadino italiano dimostra una buona capacità di adattamento, riorganizza la propria vita in conseguenza della crisi, relativizza le proprie aspettative. Egli modifica e, ove necessario, ridimensiona i propri consumi, risparmia o tenta di farlo anche quando è in difficoltà, pensa che gli sforzi per uscire dalla crisi debbono essere fatti con coesione locale e buon coordinamento a livello internazionale, quindi incrementa la sua fiducia nell’Unione Europea. Guarda al futuro con un ottimismo nuovo, che “non è euforico”. La preoccupazione per la gravità della crisi infatti è forte (il 78% degli Italiani ritiene che sia grave) e per la sua durata (il 57% prevede che ci vorranno più di 3 anni per uscirne del tutto). Quasi due terzi degli Italiani (il 62% contro il 65% del 2008) nell’ultimo anno hanno inoltre continuato a sperimentare dei disagi, ma più della metà della popolazione si dichiara soddisfatta della propria situazione economica (il 54% contro il 51% del 2008), il dato più alto dal 2002.
Riguardo all’investimento del proprio risparmio, la preferenza per la liquidità rimane ancora il tratto che caratterizza gli Italiani. Il 62% (era il 60% nel 2008) tiene o terrebbe i risparmi liquidi, mentre solo il 33% (era il 35%) li investe o li investirebbe: tra questi calano sensibilmente coloro che hanno la tendenza a investire buona parte dei loro risparmi (dal 12% del 2008 al 9%). Tra le possibili forme di investimento, i più considerano ancora “il mattone” (54%) l’investimento ideale; aumentano i propensi all’investimento a rischio, che raddoppiano, passando dal 3% nel 2008 all’attuale 6%.
In merito alla percezione delle regole e dei controlli per la tutela del risparmio, il numero dei fiduciosi torna a contrarsi: nel 2008 il 44% riteneva regole e controlli efficaci, ora il dato è del 39%. Gli Italiani sembrano sperare in una legislazione più severa, con l’idea che questa consentirebbe rendimenti più certi (39% sul totale, 48% sugli investitori).
La crisi ha indotto molti Italiani a ridefinire il livello e lo spettro dei propri consumi: coloro che hanno sperimentato difficoltà li hanno drasticamente ridotti, ma anche quelli che non hanno visto peggiorare il proprio tenore di vita dichiarano di aver calmierato i propri.
La crisi sembra aver indotto ad investire di più sul futuro (55%) piuttosto che concentrarsi sull’immediato “carpe diem” (40%).

FormaReal Estate ha tratto questa notizia da: Newspages - informazione immobiliare gratuita

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Nov 04


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Colori d’autunno: da Camorino a Lugano
in una mappa di dimensioni maggiori

Percorso effettuato (stavolta è lungo): alpe Croveggia (Q960) - alpe Pian Grande (Q1120) - capanna Cremorasco (Q1120) - alpe del Tiglio (Q1052) - Cima di Dentro
(Q1014) - Isone (Q748) - alpe Mürecc (Q951) - alpe Zalto (Q996) - Gola di Lago (Q972) - alpe Santa Maria (Q1000) - Matro di Stinché, bivio (Q1075) - Condra (Q989) - convento del Bigorio (Q728) -
Bigorio (Q615) - Sala Capriasca (Q548) - Ponte Capriasca (Q447) - Origlio (Q442) - lago di Origlio (Q419) - Comano (Q505) - Porza (Q489) - Lugano, stadio Cornaredo (Q300).

Difficoltà: sentiero T2 dall’alpe di Croveggia all’alpe del Tiglio, poi T1.

Dislivello: 1′100 metri di salita, e 1′700 metri di discesa.

Lunghezza del percorso: 27 chilometri.

Sforzo equivalente: 40 chilometri.

Durata (inlcuse le pause): 9 ore.

Riferimenti: teleferica Camorino - Croveggia, il convento Santa Maria del Bigorio dei frati Capuccini, la capanna Cremorasco, la chiesa di Santa Maria Assunta
del Bigorio
, “Dai fortini della fame a Croveggia
(13.04.2009)”,
Cima di Medeglia e Matro
(17.05.2009)

Le promesse vanno mantenute. Il 13 aprile Rita ed io eravamo saliti da Camorino all’alpe Croveggia, e i miei piedi, quando vidi il cartello “Isone, 2:30″ trampignarono non poco per andare.
Li tenni tranquilli promettendo loro che prima o poi si sarebbe fatto.

A inizio settembre Rita mi comunica che sabato 31.10.2009 andrà ad una giornata sulla medicina tibetana a Milano. Conseguenza: giornata libera!!! E come due più due fa 3.9999 periodico tendente a
quattro, decido che è l’occasione buona per mantenere la promessa fatta. Pianifico il percorso, fino a Isone è troppo corta… Comincio ad aggiungere Gola di Lago, ma non mi basta. Decido di
arrivare fino a Bigorio, poi di rientrare con i mezzi pubblici. Me lo guardo e me lo gusto con gli occhi della mente cento volte: boschi, silenzio, i colori dell’autunno, una giornata a camminare
da solo. Guardo la cartina, e mi dico “Dai, magari si può andare oltre…”. Già fino a Bigorio sono un bel po’ di chilometri, ma ho voglia di metteri alla prova.

Venerdi mi occupo della spesa settimanale (questa è una delle mie incombenze fisse), che normalmente faccio al sabato. Organizzo il trasporto fino alla stazione di valle della teleferica per
Croveggia, Marco si mette gentilmente a disposizione. Così facendo mi risparmio 700 metri di dislivello, e un buon due ore di salita. Alle 7:45 siamo a Camorino. Tengo d’occhio da 10 giorni la
meteo, non vorrei che mi freghi. Fino a ieri davano bel tempo, con circa 17°C in pianura. Ma alle 16:30 di venerdi si è alzato un vento bastardo, e il cielo si è rannuvolato completamente. Cappa
bassa, non da pioggia, ma niente sole. Alle 8:00 in punto parte la teleferica, sono l’unico passeggero. Salendo entro nella nebbia, e la maledico. Abbassamento improvviso di temperatura, devo
mettere anche la felpa.

08:15 Sono arrivato a Croveggia, navigo in una vasca di nebbia umida e frescolina. E’ la prima volta che affronto un’escursione così, da solo. Mauro, che frequenta spesso queste zone, mi ha
informato che il sentiero tra Pian Grande e la capanna Cremorasco potrebbe presentare qualche difficoltà. Tutto da scoprire. Tiro fuori dal sacco la macchina fotografica, e mi preparo a
partire.


08:20 Partenza verso Pian Grande. In giro non c’è nessuno, tutto silenzio, a parte la eco dei rumori della “civiltà” che arrivano dal basso. Avevo maledetto la nebbia, ma adesso mi devo
ricredere: rende il bosco fatato ed incantato. Permette di centellinare il percorso poco alla volta, invece di vedere tutto in un colpo solo. I colori dell’autunno sembrano stinti e pallidi, ma
l’effetto è splendido.


Faggeto splendido. Sono ancora in basso, e qui la maggior parte degli alberi ha già perso le foglie, ma i pochi che tengono duro, meritano di essere apprezzati.


08:40 Arrivo all’alpe Pian Grande, insediamento di una certa importanza. Anche qui nessuno in giro. Dato che ho la pessima abitudine di non fare colazione, ho già il buco nello stomaco. Così tiro
fuori uno dei due cornetti che mi sono acquistato, e la cioccolata nera con la marmellata di arancia. Bella panchina che mi attende, faccio pausa. Tempi? Oggi sono in giro in libertà, dove arrivo
arrivo.


La nebbia cambia di densità in continuazione, non capisco se si stia alzando, o abbassando ulteriormente.

08:50 Buco sistemato. Mi avvio seguendo la marca, ed entro nuovamente nel faggeto. Da qui alla Cremorasco dovrebbe esserci poco dislivello. Già, ma il sentiero è strettino, e la foglia arriva a
metà polpaccio. Non riesco a vedere dove metto i piedi, se il terreno sotto terrà…


In certi punti il sentiero passa a ridosso della parete verticale, strapiombo sotto, devo muovermi con cautela per non perdere l’equilibrio. Senza le foglie, non ci sarebbe problema… Continuo
per circa mezzo chilometro a questo modo, poi arrivo ad un riale, e appena passatolo il sentiero si allarga.


Adesso cammino tranquillo. Se le mie informazioni sono corrette, da qui nessun problema. Mi gusto il bosco, che adesso inizia a variare, con innesti di betulle. E’ bellissimo, vedo 30-40 metri
alla volta, ho tempo di gustarmi ogni tronco, ogni passo, ogni tonalità di colore.


Adesso il sentiero è veramente largo, e il fondo è composto tutto da radici di betulle che sembrano formare degli scalini.


09:15 Arrivo ad un secondo riale, con una macchina di larici in livrea autunnale.


Continuo. All’improvviso un rumore di foglie smosse, penso si tratti di qualcuno con il rampichino che sta scendendo a rotta di collo nel bosco. Invece, due camosci passano dalla mia sinistra
verso destra, correndo nel bosco. Non capisco se il secondo abbia vinto una sfida, e stia scacciando il primo. Si fermano un venti metri sotto di me. Maledizione, dieci minuti fa ho tolto lo zoom
che mi hanno regalato per rimettere il grandangolo…


Si fermano brevemente, poi il primo riparte verso il basso, e il secondo non lo segue. Scatto foto a tutto spiano (alla fine erano 450, praticamente una al minuto, non so come abbia fatto), non
riesco a saziarmi dello spettacolo che mi sfila ai lati.


09:30 Eccomi alla capanna Cremorasco. Mauro mi ha inviato alcune volte a passare la giornata qui con la sua famiglia durante le vacanze, ma per un motivo o per l’altro non siamo mai riusciti a
combinare. La prossima volta che mi invita (spero mi stia leggendo) smuoverò mare e monti per venire. Posto delizioso, un bel pianoro che dovrebbe protendersi sul Piano di Magadino (ma oggi non
si vede niente), e dietro conifere e betulle.


Non ho assilli di tempo, così mi faccio un’altra pausa sul terrazzo, e incontro con un ragnetto che tiene duro.


09:40 Adesso c’è da salire un poco, fino all’alpe del Tiglio. Il percorso è breve, e lungo la via vedo il cartello che indica il perimetro della zona d’esercizio della scuola reclute dei
granatieri di Isone. Leggo bene tutto, non vorrei trovarmi impallinato: non ci sono avvisi per questa giornata.


10:00 Alpe del Tiglio. Mmmmh, non pensavo di impiegarci così poco. Il sentiero termina, e mi ritrovo sulla strada asfaltata della piazza d’esercizio. Brutto, non mi piace cammiare sull’asfalto,
ma tant’è. Ai lati, qualche vago accenno di ferro nelle rocce.


Percorso senza storia in discesa fino alla Cima di Dentro, dove arriva anche il sentiero che parte dalla cima di Medeglia (eh eh eh, già fatto anche questo). Tutto all’aperto, ma belle betulle
ben cresciute.


10:20 Fine della strada asfaltata: finalmente. Qui inizia il sentiero che scende a Isone, lungo il quale siamo passati quando abbiamo fatto il giro della cima di Medeglia. Tratto già
conosciuto, no problem.


Lungo il sentiero, tantissima foglia di castagno, ricci e castagne. Cinquant’anni fa, questo sentiero sarebbe stato più pulito del pavimento di una sala operatoria. Le foglie per lo strame, le
castagne trasformate in farina dopo averle fatte seccare in una grà, i rametti per accendere il fuoco. La sopravvivenza alimentare del Ticino è dipesa per secoli dal castagno. Poco terreno piano
in basso, rendimento del mais bassissimo (negli anni migliori, per un chilo di mais seminato se ne raccoglievano due. Uno doveva essere messo via per la semina dell’anno dopo, poi c’era la decima
del signore, la decima della chiesa, e restava poco). Il castagno era talmente importante che nei testamenti veniva assegnato ai figli ogni singolo castagno. Danila, che di queste cose se ne
intende, mi ha raccontato che veniva chiamato “l’arbro”, era sufficiente, era un castagno. Gli altri venivano chiamati per specie, il castagno no. Mentre cammino l’occhio attento vede un rametto
nero e giallo. Una salamandra!


La prima quest’anno, ma non l’ultima :-)

10:45 Tranquillo tranquillo arrivo a Isone. Di fronte a me, sull’altra costa, il percorso che farò per andare a Gola di Lago.


Ho pianificato di fermarmi al bar dovevo avevo sistemato le signore per andare a recuperare l’auto a Medeglia, per bere un caffé. Chiuso. Vado avanti, e trovo un altro bar. Mi accoglieranno bene?
Io sono quello arrivato dalla foresta, il foresto, il forestiero. Nel medioevo potevi andare da Roma a Londra senza mai uscire dalla foresta. Ogni paesino era circondato. Lo straniero arrivava
sempre dalla foresta. Entro, cordialità e sorriso. Mi gusto il caffé, controllo per scaramanzia la cartina (non ce n’è bisogno, ce l’ho nella testa, nel cuore e nei piedi tante volte l’ho
guardata in questi due mesi).

11:00 Mi rimetto in moto, ci vorranno due orette fino a Gola di Lago. Ho deciso di fermarmi per il pic-nic lassù. Scendo fino al fiume, passo il ponte, e prendo il sentiero che sale all’alpe
Mürecc. Un gregge di pecore mi osserva con sospetto.


Il sentiero qui è un’autostrada…


Fino a qui regolazione termica perfetta. Né caldo né freddo. Adesso, con la salita impegnativa, inizio a sudare. Sono tentato di togliere la felpa, ma preferisco resistere. Mi viene in mente che
magari Grégoire avrebbe gradito se lo avessi chiamato per bere il caffé assieme. ‘cidenti, non ci ho pensato prima… Lungo il percorso diversi ruscelletti che formano pozze.


Il sentiero esce dal bosco, e continua all’aperto. Attorno profumo di concime naturale. Incrocio la strada forestale che sale a Mürecc, la attraverso, e continuo la salita.


Il sentiero rientra nel bosco, e mi dà ulteriori soddisfazioni.


Poi, seconda salamandra.


11:45 Fine della parte di salita più impegnativa, arrivo all’alpe Mürecc. Deve essere un luogo abbastanza frequentato in estate, addirittura con feste delle costine. Piccolo gregge di caprette, e
in giro nessuno. A parte a Isone, non ho ancora incontrato un’anima viva, oggi.


Pausa per la barretta di cereali. In alto due corvidi volteggiano, non riesco a capire se si tratti di gracchi o corvi. In ogni caso non si può dire che il loro verso sia gradevole. Ma
probabilmente anche per loro la nostra voce è uno schifo da sentire :-)

11:50 Controllo di tenuta delle gambe, nessun problema. Guardo il sentiero davanti me, e stranamente ho voglia di continuare.


Colori, colori, colori. Il sentiero rientra nel bosco, quasi in piano. Questo versante è un po’ più esposto al sole, meno freddo, e di conseguenza gli alberi stanno ancora tenendo duro.


Passo in vicinanza di un riale, terreno bagnato. Mi fermo di colpo. Dov’è la salamandra? Mi guardo attorno, e in effetti la vedo, quasi all’altezza degli occhi. La terza oggi.


Eh eh, Sherlock Holmes colpisce ancora. Poi, capolavori della natura.



12:30 Il sentiero sfocia su di una forestale (per fortuna non asfaltata), e in breve arrivo all’alpe Zalto, con tanto di cappelletta che funge anche da rifugio per il viandante.


La pancia inizia a farsi sentire, è veramente quasi ora di fare il pieno. Manca poco a Gola di Lago, decido di tenere duro.

12:45 Passo Gola di Lago, e arrivo all’alpe Santa Maria. Da qui il sentiero biforca (anzi, triforca). C’è un po’ di prato, e decido di fermarmi qui. Mi preparo il panino, e un cagnolino
diffidente si avvicina e si allontana. Lo tento con una fettina di carne secca, e non disdegna, ma resta sospettoso. Probabilmente pensa di essere un cane da guardia…


13:00 Amletico dubbio: un cartello informa che bisogna avere quattro trazioni per percorrerlo, io ne ho solo due. Che faccio, disubbidisco?


Dissubidisco. Il sentiero sale verso il prossimo bivio. La nebbia è onnipresente, ma per fortuna mai fitta.


13:20 In un attimo arrivo a Matro di Stinché, dove il sentiero biforca nuovamente. Prendo in direzione di Condra, tutta discesa. Attorno resti di casolari, ormai in disuso da decenni,
probabilmente.


14:30 Sono alto sopra la Capriasca, passo sotto il monte Bigorio, che resta alla mia destra. Il paesaggio sta perdendo l’aspetto montagnoso, ed inizia a diventare più dolce.


Passo accanto ad una fattoria, e mi chiedo se preparare un cartello con la scritta “L’ultimo che fa il bagno apra lo scarico”.


Langhe? Monferrato? Apennini tosco-emiliani? No, Ticino.


Il sentiero mi conduce sempre più in basso, orami sono in prossimità di Condra. Una collinetta la delimita dalla parte dalla quale arrivo.



13:55 Eccomi. Insediamento delizioso, molto ben tenuto, con tanto di fattoria ancora in funzione. Poi, una vista che mi fa arricciare il naso: una betulla capitozzata in modo orribile.


Passo l’abitato, e per fortuna un indicatore mi aiuta nel prendere la direzione giusta. Adesso le abitazioni si fanno sempre più frequenti, ma ancora non vedo nessuno in giro. Fino a qui ho
incontrato unicamente un gruppo di tre e una coppia di mountain-biker. Cinque persone in sei ore di cammino. E poi dicono che il Ticino è sovrapopolato :-)


14:30 Il sentiero scende veloce verso il convento del Bigorio, e in un attimo arrivo. Incontro prima il cimitero dei frati capuccini. Leggo tutte le targhe, vita media di 80 anni. Decisamente la
vita monastica fa bene alla salute. Il cimitero è di una semplicità incredibile, giusto la croce, il nome, l’anno di nascita e di morte.


Dalla terrazza vedo la mia prossima meta, il laghetto di Origlio.


Scendo fino alla chiesetta…


…e imbocco la Via Crucis che porta a Bigorio. Sorpresa. Normalmente le stazioni delle vie crucis sono un decalogo della sofferenza, morte e cattiveria umana. Questa invece, ad ogni stazione
propone una riflessione, un augurio. Mi piace assai.


Nel secondo album le trovi tutte. Fino a qui sono riuscito ad arrivare tutto per sentieri e boschi. Adesso la musica cambia.

14:45 Arrivo a Bigorio, e ai lati giardini ben tenuti, e tripudio di colore.


Mmmh, non ho ancora bevuto il caffé. Trovo una trattoria aperta, entro, salgo al primo piano, ho l’impressione di entrare in una casa privata, sono un po’ a disagio. Poi vedo l’indicazione del
bar, apro la porta, e mi trovo in un locale unico, tipo salotto di casa. Quattro avventori (davvero, quattro di numero), un tavolo piccolo ed un tavolo grande. Mi siedo, ordino e bevo il mio
caffé. Esco. Devi andarci, è un’esperienza particolare.


Scendo verso Sala Capriasca, lungo una stradina pedonale, non è più sentiero. Lungo il cammino, sento un ragliare forte ed intenso. Un asino mi chiama per ricevere la sua razione di coccole. Come
si fa a dirgli di no?


13:15 In un attimo sono a Sala Capriasca. Attraverso il nucleo scendendo, e foto di una casa tibetana.


Appena fuori dal paese, trovo l’imbocco del sentiero. No, trovo due imbocchi. Sinistra o destra? Scelgo la sinistra.


Dopo circa 200 metri i due sentieri si riuniscono. Bene, non potevo sbagliare. Ma avrei potuto restare li per delle ore per decidere…

15:30 Ponte Capriasca. Passo via liscio liscio, mi gusto gli alberi dei giardini.


Ho già macinato un bel po’ di chilometri, le gambe tengono bene. Ora punto deciso verso Origlio, purtroppo su asfalto. Poi il naso mi dice che un sentiero a destra dovrebbe portare al laghetto.
Rischio, lo prendo, giro l’angolo, incanto.


15:45 Laghetto di Origlio. Prima volta. Bellissimo. Faccio il giro completo, tanto a questo punto, chilometro più, chilometro meno, chi se ne frega. Niente vento, l’acqua riflette tutto.


Tutto attorno al lago, ville da borsoni. Non possono neanche godersi il lago, hanno delle siepi talmente alte che non lo vedono. In compenso ci vedo io.


Giro terminato, è ora di puntare su Comano. La mia cartina a questo punto diventa inutile, ma dato che ho un buon senso dell’orientamento non mi preoccupo. Lungo la via, fattoria con cavalli.
Carezza a tutti, non faccio differenze.


Abbaglio di luce.


16:20 Passo la fattoria della fondazione OTAF, con il suo bellissimo vigneto. Questo sicuramente piace a Stefano.


16:30 Uffa, lo sterrato termina sulla strada principale asfaltata. Cammino sul marciapiede, davanti a me vedo un radar di cortesia, quelli che ti indicano la velocità, ma non ti fanno la foto
ricordo a pagamento. Passano tre auto in sequenza, leggo sul display 53, 56, 48, 7. Sette? Geniale, ha misurato la mia velocità. Torno indietro di 40 metri, mi preparo con la macchina
fotografica, mi rimetto a camminare verso il radar con il mio passo da pianura, e voilà, foto ricordo.


Sono orgoglioso: otto ore e mezzo di cammino, e ho ancora il mio passo! Intanto inizia ad imbrunire, giornate corte in questo periodo. Raggiungo Comano su asfalto (orribile), ed inizio la discesa
verso Porza. Ogni tanto, ancora un regalo di colore.


17:55 Passato la sella tra Comano e Porza, mi si apre davanti il golfo di Lugano, con il monte San Salvatore.


E laggiù, la mia meta, lo stadio di Cornaredo.


Ormai è buio, ma tento un ultimo scatto con il flash ad un muro.


17:15 Arrivato. Che giornata splendida. Potrei anche continuare, né, le gambe hanno tenuto benissimo. 27 chilometri, più il dislivello: stì cinquantenni del giorno d’oggi :-) Devo farla fino al
Bigorio con Rita, troppo bello, me ne sono innamorato. Penso piacerà moltissimo anche a lei.

Se vuoi vedere tutte le foto (no, non tutte, ne ho caricate circa 350 di 450 che ho scattato):

Album 1: da Croveggia fino praticamente a Condra

Album 2: da Condra a Lugano

fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale

Nov 04

Juulia é la nuova collezione di gioielli di Kalevala Koru. La collezione include braccialetti, collane ed orecchini in argento, oro e bronzo.

Il delicato tema ornamentale di Juulia è stato ispirato dalle corone di fiori segni di vittoria durante l’era classica. Gli eroi erano celebrati ed incoronati con dei fiori che divennero poi anche simbolo di vita eterna. Durante l’impero romano le affascinati caratteristiche dello stile classico e la sua purezza si riflettevano anche in architettura; la serie di gioielli Juulia celebra la bellezza senza tempo di quello stile, usando per tema principale la corona d’alloro. La serie infatti prende il nome dalla figlia di Giulio Cesare, forse il personaggio storico che indossasse una corona d’alloro più conosciuto di sempre.La collana Juulia è impreziosita con pietre pure - rosso granato, topazio blu o viola ametista. Design di Tony Granholm.

Troverai la collezione Juulia disponibile nel nostro negozio online.

fonte: www.articdesign-designfinlandese.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04


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Colori d’autunno: da Camorino a Lugano
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Percorso effettuato (stavolta è lungo): alpe Croveggia (Q960) - alpe Pian Grande (Q1120) - capanna Cremorasco (Q1120) - alpe del Tiglio (Q1052) - Cima di Dentro
(Q1014) - Isone (Q748) - alpe Mürecc (Q951) - alpe Zalto (Q996) - Gola di Lago (Q972) - alpe Santa Maria (Q1000) - Matro di Stinché, bivio (Q1075) - Condra (Q989) - convento del Bigorio (Q728) -
Bigorio (Q615) - Sala Capriasca (Q548) - Ponte Capriasca (Q447) - Origlio (Q442) - lago di Origlio (Q419) - Comano (Q505) - Porza (Q489) - Lugano, stadio Cornaredo (Q300).

Difficoltà: sentiero T2 dall’alpe di Croveggia all’alpe del Tiglio, poi T1.

Dislivello: 1′100 metri di salita, e 1′700 metri di discesa.

Lunghezza del percorso: 27 chilometri.

Sforzo equivalente: 40 chilometri.

Durata (inlcuse le pause): 9 ore.

Riferimenti: teleferica Camorino - Croveggia, il convento Santa Maria del Bigorio dei frati Capuccini, la capanna Cremorasco, la chiesa di Santa Maria Assunta
del Bigorio
, “Dai fortini della fame a Croveggia
(13.04.2009)”,
Cima di Medeglia e Matro
(17.05.2009)

Le promesse vanno mantenute. Il 13 aprile Rita ed io eravamo saliti da Camorino all’alpe Croveggia, e i miei piedi, quando vidi il cartello “Isone, 2:30″ trampignarono non poco per andare.
Li tenni tranquilli promettendo loro che prima o poi si sarebbe fatto.

A inizio settembre Rita mi comunica che sabato 31.10.2009 andrà ad una giornata sulla medicina tibetana a Milano. Conseguenza: giornata libera!!! E come due più due fa 3.9999 periodico tendente a
quattro, decido che è l’occasione buona per mantenere la promessa fatta. Pianifico il percorso, fino a Isone è troppo corta… Comincio ad aggiungere Gola di Lago, ma non mi basta. Decido di
arrivare fino a Bigorio, poi di rientrare con i mezzi pubblici. Me lo guardo e me lo gusto con gli occhi della mente cento volte: boschi, silenzio, i colori dell’autunno, una giornata a camminare
da solo. Guardo la cartina, e mi dico “Dai, magari si può andare oltre…”. Già fino a Bigorio sono un bel po’ di chilometri, ma ho voglia di metteri alla prova.

Venerdi mi occupo della spesa settimanale (questa è una delle mie incombenze fisse), che normalmente faccio al sabato. Organizzo il trasporto fino alla stazione di valle della teleferica per
Croveggia, Marco si mette gentilmente a disposizione. Così facendo mi risparmio 700 metri di dislivello, e un buon due ore di salita. Alle 7:45 siamo a Camorino. Tengo d’occhio da 10 giorni la
meteo, non vorrei che mi freghi. Fino a ieri davano bel tempo, con circa 17°C in pianura. Ma alle 16:30 di venerdi si è alzato un vento bastardo, e il cielo si è rannuvolato completamente. Cappa
bassa, non da pioggia, ma niente sole. Alle 8:00 in punto parte la teleferica, sono l’unico passeggero. Salendo entro nella nebbia, e la maledico. Abbassamento improvviso di temperatura, devo
mettere anche la felpa.

08:15 Sono arrivato a Croveggia, navigo in una vasca di nebbia umida e frescolina. E’ la prima volta che affronto un’escursione così, da solo. Mauro, che frequenta spesso queste zone, mi ha
informato che il sentiero tra Pian Grande e la capanna Cremorasco potrebbe presentare qualche difficoltà. Tutto da scoprire. Tiro fuori dal sacco la macchina fotografica, e mi preparo a
partire.


08:20 Partenza verso Pian Grande. In giro non c’è nessuno, tutto silenzio, a parte la eco dei rumori della “civiltà” che arrivano dal basso. Avevo maledetto la nebbia, ma adesso mi devo
ricredere: rende il bosco fatato ed incantato. Permette di centellinare il percorso poco alla volta, invece di vedere tutto in un colpo solo. I colori dell’autunno sembrano stinti e pallidi, ma
l’effetto è splendido.


Faggeto splendido. Sono ancora in basso, e qui la maggior parte degli alberi ha già perso le foglie, ma i pochi che tengono duro, meritano di essere apprezzati.


08:40 Arrivo all’alpe Pian Grande, insediamento di una certa importanza. Anche qui nessuno in giro. Dato che ho la pessima abitudine di non fare colazione, ho già il buco nello stomaco. Così tiro
fuori uno dei due cornetti che mi sono acquistato, e la cioccolata nera con la marmellata di arancia. Bella panchina che mi attende, faccio pausa. Tempi? Oggi sono in giro in libertà, dove arrivo
arrivo.


La nebbia cambia di densità in continuazione, non capisco se si stia alzando, o abbassando ulteriormente.

08:50 Buco sistemato. Mi avvio seguendo la marca, ed entro nuovamente nel faggeto. Da qui alla Cremorasco dovrebbe esserci poco dislivello. Già, ma il sentiero è strettino, e la foglia arriva a
metà polpaccio. Non riesco a vedere dove metto i piedi, se il terreno sotto terrà…


In certi punti il sentiero passa a ridosso della parete verticale, strapiombo sotto, devo muovermi con cautela per non perdere l’equilibrio. Senza le foglie, non ci sarebbe problema… Continuo
per circa mezzo chilometro a questo modo, poi arrivo ad un riale, e appena passatolo il sentiero si allarga.


Adesso cammino tranquillo. Se le mie informazioni sono corrette, da qui nessun problema. Mi gusto il bosco, che adesso inizia a variare, con innesti di betulle. E’ bellissimo, vedo 30-40 metri
alla volta, ho tempo di gustarmi ogni tronco, ogni passo, ogni tonalità di colore.


Adesso il sentiero è veramente largo, e il fondo è composto tutto da radici di betulle che sembrano formare degli scalini.


09:15 Arrivo ad un secondo riale, con una macchina di larici in livrea autunnale.


Continuo. All’improvviso un rumore di foglie smosse, penso si tratti di qualcuno con il rampichino che sta scendendo a rotta di collo nel bosco. Invece, due camosci passano dalla mia sinistra
verso destra, correndo nel bosco. Non capisco se il secondo abbia vinto una sfida, e stia scacciando il primo. Si fermano un venti metri sotto di me. Maledizione, dieci minuti fa ho tolto lo zoom
che mi hanno regalato per rimettere il grandangolo…


Si fermano brevemente, poi il primo riparte verso il basso, e il secondo non lo segue. Scatto foto a tutto spiano (alla fine erano 450, praticamente una al minuto, non so come abbia fatto), non
riesco a saziarmi dello spettacolo che mi sfila ai lati.


09:30 Eccomi alla capanna Cremorasco. Mauro mi ha inviato alcune volte a passare la giornata qui con la sua famiglia durante le vacanze, ma per un motivo o per l’altro non siamo mai riusciti a
combinare. La prossima volta che mi invita (spero mi stia leggendo) smuoverò mare e monti per venire. Posto delizioso, un bel pianoro che dovrebbe protendersi sul Piano di Magadino (ma oggi non
si vede niente), e dietro conifere e betulle.


Non ho assilli di tempo, così mi faccio un’altra pausa sul terrazzo, e incontro con un ragnetto che tiene duro.


09:40 Adesso c’è da salire un poco, fino all’alpe del Tiglio. Il percorso è breve, e lungo la via vedo il cartello che indica il perimetro della zona d’esercizio della scuola reclute dei
granatieri di Isone. Leggo bene tutto, non vorrei trovarmi impallinato: non ci sono avvisi per questa giornata.


10:00 Alpe del Tiglio. Mmmmh, non pensavo di impiegarci così poco. Il sentiero termina, e mi ritrovo sulla strada asfaltata della piazza d’esercizio. Brutto, non mi piace cammiare sull’asfalto,
ma tant’è. Ai lati, qualche vago accenno di ferro nelle rocce.


Percorso senza storia in discesa fino alla Cima di Dentro, dove arriva anche il sentiero che parte dalla cima di Medeglia (eh eh eh, già fatto anche questo). Tutto all’aperto, ma belle betulle
ben cresciute.


10:20 Fine della strada asfaltata: finalmente. Qui inizia il sentiero che scende a Isone, lungo il quale siamo passati quando abbiamo fatto il giro della cima di Medeglia. Tratto già
conosciuto, no problem.


Lungo il sentiero, tantissima foglia di castagno, ricci e castagne. Cinquant’anni fa, questo sentiero sarebbe stato più pulito del pavimento di una sala operatoria. Le foglie per lo strame, le
castagne trasformate in farina dopo averle fatte seccare in una grà, i rametti per accendere il fuoco. La sopravvivenza alimentare del Ticino è dipesa per secoli dal castagno. Poco terreno piano
in basso, rendimento del mais bassissimo (negli anni migliori, per un chilo di mais seminato se ne raccoglievano due. Uno doveva essere messo via per la semina dell’anno dopo, poi c’era la decima
del signore, la decima della chiesa, e restava poco). Il castagno era talmente importante che nei testamenti veniva assegnato ai figli ogni singolo castagno. Danila, che di queste cose se ne
intende, mi ha raccontato che veniva chiamato “l’arbro”, era sufficiente, era un castagno. Gli altri venivano chiamati per specie, il castagno no. Mentre cammino l’occhio attento vede un rametto
nero e giallo. Una salamandra!


La prima quest’anno, ma non l’ultima :-)

10:45 Tranquillo tranquillo arrivo a Isone. Di fronte a me, sull’altra costa, il percorso che farò per andare a Gola di Lago.


Ho pianificato di fermarmi al bar dovevo avevo sistemato le signore per andare a recuperare l’auto a Medeglia, per bere un caffé. Chiuso. Vado avanti, e trovo un altro bar. Mi accoglieranno bene?
Io sono quello arrivato dalla foresta, il foresto, il forestiero. Nel medioevo potevi andare da Roma a Londra senza mai uscire dalla foresta. Ogni paesino era circondato. Lo straniero arrivava
sempre dalla foresta. Entro, cordialità e sorriso. Mi gusto il caffé, controllo per scaramanzia la cartina (non ce n’è bisogno, ce l’ho nella testa, nel cuore e nei piedi tante volte l’ho
guardata in questi due mesi).

11:00 Mi rimetto in moto, ci vorranno due orette fino a Gola di Lago. Ho deciso di fermarmi per il pic-nic lassù. Scendo fino al fiume, passo il ponte, e prendo il sentiero che sale all’alpe
Mürecc. Un gregge di pecore mi osserva con sospetto.


Il sentiero qui è un’autostrada…


Fino a qui regolazione termica perfetta. Né caldo né freddo. Adesso, con la salita impegnativa, inizio a sudare. Sono tentato di togliere la felpa, ma preferisco resistere. Mi viene in mente che
magari Grégoire avrebbe gradito se lo avessi chiamato per bere il caffé assieme. ‘cidenti, non ci ho pensato prima… Lungo il percorso diversi ruscelletti che formano pozze.


Il sentiero esce dal bosco, e continua all’aperto. Attorno profumo di concime naturale. Incrocio la strada forestale che sale a Mürecc, la attraverso, e continuo la salita.


Il sentiero rientra nel bosco, e mi dà ulteriori soddisfazioni.


Poi, seconda salamandra.


11:45 Fine della parte di salita più impegnativa, arrivo all’alpe Mürecc. Deve essere un luogo abbastanza frequentato in estate, addirittura con feste delle costine. Piccolo gregge di caprette, e
in giro nessuno. A parte a Isone, non ho ancora incontrato un’anima viva, oggi.


Pausa per la barretta di cereali. In alto due corvidi volteggiano, non riesco a capire se si tratti di gracchi o corvi. In ogni caso non si può dire che il loro verso sia gradevole. Ma
probabilmente anche per loro la nostra voce è uno schifo da sentire :-)

11:50 Controllo di tenuta delle gambe, nessun problema. Guardo il sentiero davanti me, e stranamente ho voglia di continuare.


Colori, colori, colori. Il sentiero rientra nel bosco, quasi in piano. Questo versante è un po’ più esposto al sole, meno freddo, e di conseguenza gli alberi stanno ancora tenendo duro.


Passo in vicinanza di un riale, terreno bagnato. Mi fermo di colpo. Dov’è la salamandra? Mi guardo attorno, e in effetti la vedo, quasi all’altezza degli occhi. La terza oggi.


Eh eh, Sherlock Holmes colpisce ancora. Poi, capolavori della natura.



12:30 Il sentiero sfocia su di una forestale (per fortuna non asfaltata), e in breve arrivo all’alpe Zalto, con tanto di cappelletta che funge anche da rifugio per il viandante.


La pancia inizia a farsi sentire, è veramente quasi ora di fare il pieno. Manca poco a Gola di Lago, decido di tenere duro.

12:45 Passo Gola di Lago, e arrivo all’alpe Santa Maria. Da qui il sentiero biforca (anzi, triforca). C’è un po’ di prato, e decido di fermarmi qui. Mi preparo il panino, e un cagnolino
diffidente si avvicina e si allontana. Lo tento con una fettina di carne secca, e non disdegna, ma resta sospettoso. Probabilmente pensa di essere un cane da guardia…


13:00 Amletico dubbio: un cartello informa che bisogna avere quattro trazioni per percorrerlo, io ne ho solo due. Che faccio, disubbidisco?


Dissubidisco. Il sentiero sale verso il prossimo bivio. La nebbia è onnipresente, ma per fortuna mai fitta.


13:20 In un attimo arrivo a Matro di Stinché, dove il sentiero biforca nuovamente. Prendo in direzione di Condra, tutta discesa. Attorno resti di casolari, ormai in disuso da decenni,
probabilmente.


14:30 Sono alto sopra la Capriasca, passo sotto il monte Bigorio, che resta alla mia destra. Il paesaggio sta perdendo l’aspetto montagnoso, ed inizia a diventare più dolce.


Passo accanto ad una fattoria, e mi chiedo se preparare un cartello con la scritta “L’ultimo che fa il bagno apra lo scarico”.


Langhe? Monferrato? Apennini tosco-emiliani? No, Ticino.


Il sentiero mi conduce sempre più in basso, orami sono in prossimità di Condra. Una collinetta la delimita dalla parte dalla quale arrivo.



13:55 Eccomi. Insediamento delizioso, molto ben tenuto, con tanto di fattoria ancora in funzione. Poi, una vista che mi fa arricciare il naso: una betulla capitozzata in modo orribile.


Passo l’abitato, e per fortuna un indicatore mi aiuta nel prendere la direzione giusta. Adesso le abitazioni si fanno sempre più frequenti, ma ancora non vedo nessuno in giro. Fino a qui ho
incontrato unicamente un gruppo di tre e una coppia di mountain-biker. Cinque persone in sei ore di cammino. E poi dicono che il Ticino è sovrapopolato :-)


14:30 Il sentiero scende veloce verso il convento del Bigorio, e in un attimo arrivo. Incontro prima il cimitero dei frati capuccini. Leggo tutte le targhe, vita media di 80 anni. Decisamente la
vita monastica fa bene alla salute. Il cimitero è di una semplicità incredibile, giusto la croce, il nome, l’anno di nascita e di morte.


Dalla terrazza vedo la mia prossima meta, il laghetto di Origlio.


Scendo fino alla chiesetta…


…e imbocco la Via Crucis che porta a Bigorio. Sorpresa. Normalmente le stazioni delle vie crucis sono un decalogo della sofferenza, morte e cattiveria umana. Questa invece, ad ogni stazione
propone una riflessione, un augurio. Mi piace assai.


Nel secondo album le trovi tutte. Fino a qui sono riuscito ad arrivare tutto per sentieri e boschi. Adesso la musica cambia.

14:45 Arrivo a Bigorio, e ai lati giardini ben tenuti, e tripudio di colore.


Mmmh, non ho ancora bevuto il caffé. Trovo una trattoria aperta, entro, salgo al primo piano, ho l’impressione di entrare in una casa privata, sono un po’ a disagio. Poi vedo l’indicazione del
bar, apro la porta, e mi trovo in un locale unico, tipo salotto di casa. Quattro avventori (davvero, quattro di numero), un tavolo piccolo ed un tavolo grande. Mi siedo, ordino e bevo il mio
caffé. Esco. Devi andarci, è un’esperienza particolare.


Scendo verso Sala Capriasca, lungo una stradina pedonale, non è più sentiero. Lungo il cammino, sento un ragliare forte ed intenso. Un asino mi chiama per ricevere la sua razione di coccole. Come
si fa a dirgli di no?


13:15 In un attimo sono a Sala Capriasca. Attraverso il nucleo scendendo, e foto di una casa tibetana.


Appena fuori dal paese, trovo l’imbocco del sentiero. No, trovo due imbocchi. Sinistra o destra? Scelgo la sinistra.


Dopo circa 200 metri i due sentieri si riuniscono. Bene, non potevo sbagliare. Ma avrei potuto restare li per delle ore per decidere…

15:30 Ponte Capriasca. Passo via liscio liscio, mi gusto gli alberi dei giardini.


Ho già macinato un bel po’ di chilometri, le gambe tengono bene. Ora punto deciso verso Origlio, purtroppo su asfalto. Poi il naso mi dice che un sentiero a destra dovrebbe portare al laghetto.
Rischio, lo prendo, giro l’angolo, incanto.


15:45 Laghetto di Origlio. Prima volta. Bellissimo. Faccio il giro completo, tanto a questo punto, chilometro più, chilometro meno, chi se ne frega. Niente vento, l’acqua riflette tutto.


Tutto attorno al lago, ville da borsoni. Non possono neanche godersi il lago, hanno delle siepi talmente alte che non lo vedono. In compenso ci vedo io.


Giro terminato, è ora di puntare su Comano. La mia cartina a questo punto diventa inutile, ma dato che ho un buon senso dell’orientamento non mi preoccupo. Lungo la via, fattoria con cavalli.
Carezza a tutti, non faccio differenze.


Abbaglio di luce.


16:20 Passo la fattoria della fondazione OTAF, con il suo bellissimo vigneto. Questo sicuramente piace a Stefano.


16:30 Uffa, lo sterrato termina sulla strada principale asfaltata. Cammino sul marciapiede, davanti a me vedo un radar di cortesia, quelli che ti indicano la velocità, ma non ti fanno la foto
ricordo a pagamento. Passano tre auto in sequenza, leggo sul display 53, 56, 48, 7. Sette? Geniale, ha misurato la mia velocità. Torno indietro di 40 metri, mi preparo con la macchina
fotografica, mi rimetto a camminare verso il radar con il mio passo da pianura, e voilà, foto ricordo.


Sono orgoglioso: otto ore e mezzo di cammino, e ho ancora il mio passo! Intanto inizia ad imbrunire, giornate corte in questo periodo. Raggiungo Comano su asfalto (orribile), ed inizio la discesa
verso Porza. Ogni tanto, ancora un regalo di colore.


17:55 Passato la sella tra Comano e Porza, mi si apre davanti il golfo di Lugano, con il monte San Salvatore.


E laggiù, la mia meta, lo stadio di Cornaredo.


Ormai è buio, ma tento un ultimo scatto con il flash ad un muro.


17:15 Arrivato. Che giornata splendida. Potrei anche continuare, né, le gambe hanno tenuto benissimo. 27 chilometri, più il dislivello: stì cinquantenni del giorno d’oggi :-) Devo farla fino al
Bigorio con Rita, troppo bello, me ne sono innamorato. Penso piacerà moltissimo anche a lei.

Se vuoi vedere tutte le foto (no, non tutte, ne ho caricate circa 350 di 450 che ho scattato):

Album 1: da Croveggia fino praticamente a Condra

Album 2: da Condra a Lugano

fonte: montagnaticino.over-blog.com » Vai al post originale

Nov 04

Questa mattina, alla presenza del sindaco Gabriele Marchese, del vicesindaco e assessore alle politiche sociali Angela Di Silvio, del Vice Prefetto di Chieti Luciano Conti, e della dott.ssa Eide Spedicato dell’Università di Chieti, è stato inaugurato lo “Sportello Immigrati” attivato presso il servizio di Segretariato Sociale del Comune.
Erano presenti anche le parrocchie e i dirigenti scolastici della città, autorità militari e i rappresentanti delle associazioni degli immigrati, oltre agli operatori sociali.
Il nuovo sportello al servizio degli immigrati sarà aperto tutti i giorni dalle 8:30 alle 12:30 dal lunedì al venerdì e il martedì e giovedì dalle 15:30 alle 18:00.
Gli sportelli per gli immigrati sono dislocati nei vari comuni e messi in rete sotto il coordinamento della prefettura con lo scopo di eliminare le interminabili trafile burocratiche centralizzate e di contribuire all’integrazione degli stranieri.
“Ampliamo l’offerta dei servizi sociali con l’apertura di un nuovo sportello che si occuperà di gestire la documentazione necessaria ad avviare le pratiche per i permessi di soggiorno, il rilascio dei nulla-osta al lavoro subordinato e al ricongiungimento familiare dei cittadini extracomunitari residenti all’estero ed ogni altra pratica amministrativa connessa all’immigrazione che in precedenza era di competenza della sola questura” – ha affermato il sindaco Marchese ribadendo la necessità di continuare a lavorare per diffondere la cultura dell’accoglienza e migliorare l’integrazione sociale.
Lo sportello è stato già incaricato di eseguire le procedure relative alle dichiarazioni di lavoro per assistenza e sostegno alla famiglia ai fini della regolarizzazione del rapporto di lavoro.
“In particolare, è stato firmato un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno e i Comuni di Chieti, Francavilla al Mare, Lanciano Vasto e San Salvo ai fini della migliore collaborazione per attività di informazione e assistenza riguardante le istanze di nulla-osta al ricongiungimento familiare – ha spiegato l’assessore Di Silvio - Nel Comune di San Salvo è già attivo, inoltre, il progetto “I Mestieri Invisibili” con l’obiettivo dell’emersione del lavoro nero, in particolare di immigrate, in ambito di servizi di cura alla persona (badantato).

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04

Il Comune di San Salvo ha ricevuto “Il Premio Sostenibilità Ambientale e Sociale per il Comune” indetto da Ancitel Energia e Saint-Gobain Sistema Habitat, con il patrocinio di SAIE, in occasione dell’evento “SAIENERGIA 09”, il salone dedicato alle energie rinnovabili e alle tecnologie a basso consumo, che si è tenuto a Bologna nei giorni tra il 28 e il 31 ottobre.
Lo ha annunciato il sindaco Gabriele Marchese, questa mattina, in conferenza stampa alla presenza dell’assessore all’ambiente Nicola Sannino e del presidente della commissione ambiente Santini Costantino.
“Questo riconoscimento, dopo quello di Ente virtuoso ricevuto in base ai parametri stabiliti dalla Conferenza Stato-Città, pone il Comune di San Salvo tra gli Enti italiani più dinamici” – ha dichiarato il sindaco Marchese.
Il premio, rivolto a tutti i Comuni italiani e Consorzi/Unioni fra Comuni per due fasce previste (Enti fino a 10.000 abitanti ed Enti oltre i 10.000 abitanti), ha l’obiettivo di valorizzare le migliori esperienze dei Comuni in tre ambiti chiave: edilizia abitativa comunale, edilizia comunale non abitativa e azioni di programmazione energetica e ambientale a livello comunale o sovra comunale per la promozione dell’efficienza e del risparmio energetico.
È proprio in questa terza categoria che il Comune di San Salvo è stato riconosciuto fra i Comuni virtuosi e all’avanguardia, aggiudicandosi una menzione speciale dalla giuria per aver dimostrato come anche un Comune di medie dimensioni possa dotarsi di uno strumento di pianificazione sostenibile del territorio urbano.
Una menzione speciale è andata anche al Comune di Brusaporto per l’impegno e la competenza dimostrati nella realizzazione di un progetto ad elevate prestazioni energetiche.
Gli altri Comuni premiati sono quelli di Palermo, Cerzeto, Castelnuovo Magra e il Consorzio di 26 Comuni del mantovano.
Il progetto presentato dal Comune di San Salvo è certamente un progetto di ampio respiro con l’obiettivo dell’integrazione del fattore energia nella pianificazione del territorio. Si sta operando in due direzioni fondamentali che sono le due macroaree del risparmio energetico da una parte (intendendo con questo l’efficientamento/riqualificazione energetica degli edifici e della Pubblica illuminazione) e la produzione di energia da fonte rinnovabili dall’altra.
Il progetto si articola in 2 fasi essenziali, aventi effetti rispettivamente nel medio e lungo termine. La prima fase, che ha come base di partenza il censimento dei consumi termici, elettrici, e frigoriferi degli edifici appartenenti al Pubblico Patrimonio Immobiliare, nonché l’audit energetico relativo alla Pubblica Illuminazione, si propone l’obiettivo di attuare interventi , ove possibile, di riqualificazione energetica della situazione attuale e investigare le potenzialità del territorio in merito alla produzione di energia da fonte rinnovabile. Per ogni singolo edificio verranno dunque individuati dei possibili scenari di intervento al fine di diminuire i consumi energetici e razionalizzare l’attuale uso dell’energia. Gli interventi presi in considerazione spaziano dall’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici fino all’individuazione di sistemi di cogenerazione/trigenerazione e reti di teleriscaldamento urbano. Analogamente vengono analizzati i consumi energetici relativi alla pubblica illuminazione e si sta procedendo all’efficientamento della stessa tramite l’installazione di LED. La seconda fase, avente effetto nel lungo periodo, presenta carattere maggiormente analitico e pianificatorio e si propone l’introduzione del fattore energia all’interno degli strumenti in possesso dell’amministrazione comunale, quali il Piano delle Opere Pubbliche, il Regolamento Edilizio, il Piano Urbano del traffico e il Piano dei rifiuti.
“Il Comune di San Salvo continua a guardare al futuro – ha dichiarato il sindaco Gabriele Marchese - un futuro che necessariamente deve prevedere una maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente e dell’utilizzo delle risorse energetiche. Non a caso riceviamo una menzione speciale che va a premiare più che la maggiore efficienza energetica, certamente le migliori soluzioni adottate, capaci di integrare una molteplicità di fattori: qualità architettonica, innovazione tecnologica, azioni divulgative, sistema di monitoraggio dei consumi”.

fonte: sansalvoedintorni.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04

  Sto
per andare via ma prima lasciati respirare ancora un pò ,o pensiero. Ancora un
pò e forse nel mio abisso un ombrello riuscirà a ripararmi dalla tempesta in
cui mi hai lasciato. Convincimi che non ne vale la pena di far finta che tu non
sia mai esistito. Convincimi ma prima di tutto stringimi ,sostienimi e dai
sfogo alla mia creatività un’ultima volta assoggettando un’altra immagine al
mio volere. Spiegate le ali della fantasia potrò abbandonare il mio corpo
freddo e trovare altrove un senso ad un nuovo momento,così vicino,così lontano
da quel nostro legame per cui ancora balbetto. Sei stato un fulmine a ciel
sereno,un caleidoscopio di fragile costituzione da cui ho visto i colori del
mondo. (Non sei stato solo un pensiero
ma una cascata dirompente di emozioni,comincio ad ammetterlo
). Sei
rimasto con me più a lungo di molte persone riuscendo a valicare la barriera
segnata dall’azzurro oceano dei miei occhi. Puoi dire di avermi conosciuto come
anch’io potrei con te quindi ti prego, quando incontrerai un’altra vita non raccontare
in che strana dimensione ti sei venuto a trovare. Fa finta che le enormi
inferriate oltre cui personalità diverse,frutto di morali soffocanti,si davan
battaglia,ti siano state aperte con gentilezza. Non ti ho mai chiesto di
capirmi,ma di rispettare quell’enigma apparentemente impossibile da risolvere
che rappresento. (Non sei stato solo
emozione,ma anche arcobaleno,tachicardia e attesa .ma ha davvero senso finire
con l’ammetterlo
?).
Vorrei trascrivere quello che ho provato la prima
volta che ti incontrai e poi quanto è stato straordinario viverti ma non ci
riesco. Non ti voglio chiamare con il nome che ti è stato affibbiato, perché
rinchiuderti in 5 lettere sarebbe come infilare un fiume in una
bottiglia,impossibile e ridicolo. Rinchiudere proprio te poi,che sei stato l’acqua
nel deserto in cui vagavo,il ticchettio dell’orologio appeso al muro ma anche
sole,luna,nuvole e stelle del mio cielo. Tu sei L’unica metafora per cui vale
la pena vivere e se necessario combattere fino alla morte . Sei stato contemporaneamente
senso,essenza e materia. In te e nei sospiri che regali ai suoi abitanti il
mondo intero si poggia e la mia testa con lui ha girato,girato fino a farmi
provare la sensazione unica dell’essere innamorati. In te e niente altro il
coraggio delle mie scelte,dei miei no, dei miei silenzi rumorosi
. E ora che
te ne vai e mi abbandoni,rinascerai sicuramente in un altro corpo. Spero lui ti
sappia apprezzare e coccolare come chi è stata luce dei miei occhi così a lungo
non ha saputo fare. Io non posso tenerti con me,tu hai bisogno di ben altro,hai
bisogno di qualcuno che ti ricambi e di essere libero. Ma trattengo la spugna
in mano e mi illudo. Piove e non trovo l’ombrello. Esco distrutto dalla
tempesta in cui mi hai lasciato . Ma ho ancora quel briciolo di dignità che mi
sorregge. Con aria superba convinco me stesso che sono io quello che deve
andare via per nuove emozionanti avventure e che non ha quindi più tempo per
te. Quando in realtà Dio solo quanto mi manchi e quanto odio non poterti
trattenere in questo corpo freddo che per ora sa solamente vivere del tuo
ricordo. Aspettando non so chi.

fonte: thelegendkiller89.spaces.live.com » Vai al post originale

Nov 04

E’ arrivato prima nelle radio e poi negli store digitali il singolo Ti troverò di Matteo Becucci. Il brano anticipa l’uscita, prevista per il 13 novembre, del primo vero album del cantante livornese,…

continua…

fonte: music-flash.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04


Ore 20.00, piazzale della Transalpina, città di G.

- Le piace, dici?
- Se le piace? Guarda come saltella sulla linea di confine!
- Sta anche parlottando.
- Cosa dice, secondo te?
- Aspetta, mi avvicino.
- …
- …
- E allora?
- “Ho il moccio in Italia ho il moccio in Slovenia, ho il moccio in Italia ho il moccio in Slovenia, ho il moccio in Italia ho il moccio in Slovenia”.

fonte: mirumir.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04

— Quel che è stato creato, qui, è una comunità internazionale. Lo schema perfetto dell’ordine mondiale. Quando i due blocchi che si fronteggiano si renderanno conto di guardarsi in uno specchio, capiranno che questo è il modello del futuro.
— Tutta la Terra come il Villaggio…
— È quel che spero! E lei?
— Vorrei essere il primo uomo sulla Luna.
Il n° 2 (Leo McKern) spiega al n° 6 (Patrick McGoohan) che dal Villaggio non si evade nella serie televisiva creata da Patrick McGoohan The Prisoner (1967, 2° episodio: “The Chimes of Big Ben”).


- Sai che non mi piace tanto che praticamente tutta l’Europa voti a destra?
- Boh, destra sociale, populista…
- Vuoi dirmi che stiamo assistendo a una spazioazzurrizzazione?
- Sì.
- Allora voglio trasferirmi sulla Luna, tipo il prigioniero.
- Posso venire anch’io?
- Tu, io, figlia. E altre tre persone.
- Tre?
- Sì, e sai perché.
- No, non lo so.
- Sì che lo sai.
- No che non lo so!
- Perché solo ieri ho speso 23,95 euro per una raclettiera da sei.

[Grazie a Sten per gli ossequie (refuso del giorno dei dead).]

fonte: mirumir.blogspot.com » Vai al post originale

Nov 04

Fury
Fury

Fury combina la tipica giocabilità del genere FPS, la modalità di combattimento veloce che caratterizza i giochi RPG e tutti gli elementi sociali tipici dei giochi online di massa. Un approccio innovativo per un MMO che non richiede alcun canone di abbonamento. Con Fury ti batti online con la tua Gilda in un Mondo distrutto dal potere di The Fade. Solo il prescelto potrà appropriarsi del campo di battaglia e recuperare l’essenza di Fury che ti può garantire protezione e la forza per salvare il regno dall’oscurità! In Fury vesti i panni di uno dei prescelti, puoi provare la tua determinazione nel proteggere il tuo Regno da The Fade e, quando la battaglia sarà vinta, potrai ritornare al sicuro nel Santuario per ricevere le spoglie di guerra. Mosso dall’Unreal Engine 3, Fury combina la vastità del mondo online con azioni PvP intense e palpitanti come mai finora.

La modalità PvP di Fury è particolarmente curata, e ogni decisione in fase di sviluppo è stata fatta al fine di offrirti la miglior esperienza di gioco PvP attualmente disponibile sul mercato. In Fury combatti e provi le emozioni tipiche dei giochi FPS unite alla strategia e alla profondità di gioco che solo il genere RPG sa darti. Oltre 400 abilità, ognuna con 10 livelli sbloccabili che ti forniscono infinite possibilità per migliorare le caratteristiche del tuo personaggio e avanzare nel gioco. Fury ti presenta un vasto sistema di gestione degli oggetti e degli strumenti, e con più di 1000 slot disponibili gestire l’inventario non sarà affatto noioso e restrittivo. Il solido sistema di gestione degli scontri di Fury, ti assicura sempre la possibilità di sfidare avversari di ugual livello ed esperienza, ed un sistema di avanzamento senza classi per aumentare la flessibilità, ti permette di non essere più costretto ad avere delle abilità particolari per riuscire a vincere i tuoi avversari più potenti.

Con Fury non devi scegliere una classe, ma piuttosto definirne una tutta Tua! Fury è un gioco che cattura la tua attenzione grazie ad un’azione istantanea, ad una profondità di gioco esaltante e ad un sistema di gioco “Reame contro Reame” per mettere dozzine di reami uno contro l’altro. Fury ti presenta una storia affascinante con più di 100 “memorie” da sbloccare che spiegano la storia del tuo personaggio, ma introduce anche un sistema totalmente avanzato senza suddivisioni in classi, che ti impedisce di prendere una decisione che possa danneggiare il tuo personaggio. Se sblocchi nuove abilità puoi ridefinire la tua barra degli strumenti con qualsiasi combinazione di incantesimi o talenti che hai guadagnato, e l’unica limitazione è il livello del tuo personaggio il quale determina quanti “equip point” puoi utilizzare in una sola volta.

Le 4 “Elemental Schools” (Scuole Elementari) e le 8 “Combat Disciplines” (discipline di combattimento) di Fury, ti propongono più di 400 differenti abilità, e il tuo personaggio può guadagnarle tutte! Questo aggiunge letteralmente milioni di combinazioni differenti. Il tuo personaggio può creare 255 combinazioni uniche fra corazza, armi, oggetti, incantesimi e abilità in modelli che vengono chiamati incarnations (incarnazioni). Insomma Fury è un MMO con il quale puoi raggiungere obiettivi anche durante l’ora di pranzo, e che grazie al sistema di combattimento ti permette di sfidare amici, Gilde o gruppi di compagni per fare pratica o far valere i tuoi diritti in questo fantastico Mondo Virtuale che ospita decine di migliaia di giocatori contemporaneamente, e che possono stare sotto lo stesso reame, cosicché non puoi mai trovarti a corto di nemici o di alleati!
Trailer Fury


Sviluppo: Auran

Pubblicazione: Gamecock Media Group

Uscita: 16 Ottobre 2007

Genere: Strategia/Ruolo

Modalità di Gioco: Multigiocatore

Piattaforma: Pc

Fury (Shop): Pc

Esci da Fury

fonte: www.videogiochi-console.net » Vai al post originale

Nov 04

Trucchi Hot Shots Golf Fore
Trucchi per Hot Shots Golf Fore - Console Ps2

Trucchi di Hot Shots Golf Fore per Sbloccare alcuni Extra del Gioco…

Inserisci i seguenti trucchi come password per sbloccare l’effetto che desideri.

Effetto = Password.

Oggetti al Negozio più Economici = MKJEFQ.

Percorso Aloha Beach Resort = XSREHD.

Bagpipe Classic = CRCNHZ.

Percorso Blue Lagoon = WVRJQS.

Percorso Day Dream Country Club = OQUTNA.

Percorso Mini Golf 2 = RVMIRU.

Percorso Silkroad = ZKOGJM.

Percorso United Forest = UIWHLZ.

Percorso Western Valley Country Club = LIBTFL.

Percorso Wild Green Country Club = YZLOXE.

Tutti i Golfisti = REZTWS.

Mochi come Caddie = MYPWPA.

Clank come Caddie = XCQGWJ.

Daxter come Caddie = WSIKIN.

Kayla come Caddie = MZIMEL.

Kaz come Caddie = LNNZJV.

Simon come Caddie = WRHZNB.

Sophie come Caddie = UTWIVQ.

Costume di Mike = YKCFEZ.

Costume di Nanaro = BBLSKQ.

Costume di Phoebe = GJBCHY.

Costume di Suzuki = ARFLCR.

100T Hammer Club = NSFNHR.

Porta il 100T Hammer Club al Livello Medio = BVLHSI.

Porta il 100T Hammer Club dal Livello Medio al Livello Top = MSCRUK.

Pinhole Club = DGHFRP.

Porta il Pinhole Club al Livello Medio = TTIMHT.

Porta il Pinhole Club dal Livello Medio al Livello Top = RBXVEL.

Big Air Club = DLJMFZ.

Porta il Big Air Club al Livello Medio = TOSXUJ.

Porta il Big Air Club dal Livello Medio al Livello Top = JIDTQI.

Infinity Club = RZTQGV.

Porta l’Infinity Club al Livello Medio = WTGFOR.

Porta l’Infinity Club dal Livello Medio al Livello Top = EIPCUL.

Porta il Turbo Spin Club al Livello Medio = NIWKWP.

Porta il Turbo Spin Club dal Livello Medio al Livello Top = DTIZAB.

Palla da Principianti = YFQJJI.

Big Air Ball = CRCGKR.

Infinity Ball = DJXBRG.

Pin Hole Ball = VZLSGP.

Sidespin Ball = JAYQRK.

Turbo Spin Ball = XNETOK.

Abbassa Livello al Torneo = XKWGFZ.

Capsula 1 = WXASFJ.

Capsula 2 = OEINLK.

Capsula 3 = WFKVTG.

Capsula 4 = FCVDO.

Capsula 5 = YYPOKK.

Capsula 6 = GDQDOF.

Capsula 7 = HHXKPV.

Capsula 8 = UOKXPS.

Capsula 9 = LMIRYD.

Capsula 10 = MJLJEQ.

Capsula 11 = MHNCQI.

Everybody’s CD = UITUGF.

Hot Shots Golf CD = PAJXLI.

Visuale Extra Pose = UEROOK.

Visuale Replay A = PVJEMF.

Visuale Replay B = EKENCR.

Visuale Replay C = ZUHHAC.

Visuale Extra Swing = RJIFQS.

Extra Video = DPYHIU.

Heckletts = DIXWFE.

Regole HSG = FKDHDS.

Griglia di Atterraggio = MQTIMV.

Sblocca Brad = ZKJSIO.

Sblocca Phoebe = LWVLCB.

Sblocca Renee = AVIQXS.

Cambia Voce = JVQVQK.

Secondo Set di Sfondi = RODDHQ.

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Esci da Trucchi Hot Shots Golf Fore, e ritorna alla Lettera H!

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Nov 04

Pro Evolution Soccer 2010
Pro Evolution Soccer 2010

Pro Evolution Soccer 2010 farà la differenza tra tutti i suoi predecessori, anche se Pro Evolution Soccer è da sempre indiscutibilmente la serie calcistica e sportiva più amata dagli italiani, visto che in questo nuovo Pro Evolution Soccer 2010, l’appeal grafico ed il realismo della simulazione calcistica, raggiungono vette finora inimmaginabili. È il più avvincente, realistico e spettacolare PES mai uscito finora. Pro Evolution Soccer 2010 beneficia del più importante pacchetto di nuove caratteristiche mai create nella storia del brand, miglioramenti chiave che interessano ogni aspetto del gioco.

Una gamma di aggiunte e miglioramenti sostanziali che lo confermano come la più intensa simulazione sportiva disponibile sul mercato. In Pro Evolution Soccer 2010 trovi una Master League totalmente rinnovata, con più aspetti manageriali, una modalità online nettamente migliorata, con contenuti aggiuntivi scaricabili più frequenti. Ad affiancare la Champion’s League introdotta in Pro Evolution Soccer 2009 ci saranno le licenze relative anche alla UEFA Europa League, anch’essa con un’esperienza online migliorata. Un nuovo team è interamente dedicato a migliorare il gioco online e gli altri aspetti quali i contenuti scaricabili e la frequenza degli aggiornamenti.

Pro Evolution Soccer 2010 ti si presenta con una grafica, delle animazioni e dei movimenti completamente rinnovati, movimenti che variano anche rispetto alle condizioni del campo gioco, alla salute e allo stato d’animo del giocatore, e particolare attezione è stata data alle espressioni dei giocatori e al cambiamento della realistica simulazione calcistica disponibile sul mercato. Praticamente con Pro Evolution Soccer 2010 puoi avere le squadre virtuali, aggiornate in tempo reale con quelle vere!
Trailer Pro Evolution Soccer 2010


Sviluppo: Konami

Pubblicazione: Konami

Uscita: 22 Ottobre 2009

Genere: Sport

Modalità di Gioco: Giocatore Singolo e Multigiocatore

Piattaforma: Pc, Psp, Ps2, Ps3, Nintendo Wii, Xbox 360

Pro Evolution Soccer 2010 (Shop): Pc, Psp, Ps2, Ps3, Nintendo Wii, Xbox 360

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Nov 04

Trucchi Jaws Unleashed
Trucchi per Jaws Unleashed - Console Ps2

Trucchi di Jaws Unleashed per Sbloccare alcuni Extra del Gioco…

Cheat Mode = Comincia una nuova partita ed inserisci “shaaark” come nome per sbloccare tutti i bonus ed ottenere 300.000 punti.

Invincibilità = Comincia una nuova partita ed inserisci “unstopable” come nome.

Un Milione di Punti = Comincia una nuova partita ed inserisci “blooood” come nome.

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Esci da Trucchi Jaws Unleashed, e ritorna alla Lettera J!

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Nov 04

COLD-MEMORIES

Qui di seguito trovate una raccolta delle migliori opere di design del Gruppo PSD Vault su Flickr.

Link alla raccolta: http://www.psdvault.com/inspirations/creativity-fine-tuning-best-of-psd-vault-flickr-group-%E2%80%93-vol-14/

Link al gruppo: http://www.flickr.com/groups/psdvault/

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Nov 04

jquerytooltip16

Molti siti fanno uso di toolips, sono molto semplici da implementare e rendono il vostro sito più pulito proprio perchè i contenuti vengono visualizzati solo quando servono. In questo articolo troverete 10 tipologie di tooltips da applicare subito sul vostro sito!

Link: http://www.designzzz.com/jquery-css-tooltip-tutorials/

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Nov 04

Questa funzione PHP converte una immagine in Ascii Art. Le librerie GD si occupano di fare il lavoro più noioso, cioè quello dispostare alcuni bit per creare le sfumature delle immagini.

 
< ?php
 
function image2ascii( $image )
{
// return value
$ret = ;
 
// open the image
$img = ImageCreateFromJpeg($image);
 
// get width and height
$width = imagesx($img);
$height = imagesy($img);
 
// loop for height
for($h=0;$h 16) & 0xFF;
$g = ($rgb >> & 0xFF;
$b = $rgb & 0xFF;
// create a hex value from the rgb
$hex = ‘#’.str_pad(dechex($r), 2, ‘0′, STR_PAD_LEFT).str_pad(dechex($g), 2, ‘0′, STR_PAD_LEFT).str_pad(dechex($b), 2, ‘0′, STR_PAD_LEFT);
 
// now add to the return string and we are done
if($w == $width)
{
$ret .= ;
}
else
{
$ret .= #;
}
}
}
return $ret;
}
 
//ESEMPIO APPLICATO
 
// an image to convert
$image = ‘test.jpg’;
 
// do the conversion
$ascii = image2ascii( $image );
 
// and show the world
echo $ascii;
 
?>
 

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Nov 04

patternhead-halloween-promo

Il download di queste Patterns contiene 3 file EPS e 3 miniature PNG da utilizzare subito nei vostri progetti!

Link: http://www.patternhead.com/freebies/free-vector-pumpkin-patterns-halloween-jack-o-lanterns

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Nov 04

javascript-calendar

Questo bellissimo calendario è stato realizzato in javascript e con il framework MooTools. Se volete anche voi questo splendido calendario cliccate sul link qui sotto!

Link: http://dev.base86.com/scripts/datepicker_calendar_eightysix.html

Codice Sorgente: http://download.base86.com/?file=calendar-eightysix-v1.00.zip

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Nov 04

PHP ci mette a disposizione molte funzione sulle date. Le funzioni strtotime(), time() e data() restituiscono tutte un valore timestamp Unix. Tutto questo è ottimo per manipolare le date, ma diventa un problema quando abbiamo bisogno di una data da inserire in un database MySQL. Il formato di un TIMESTAMP MySQL è yyyy-mm-dd hh:mm:ss e per riuscire a trasformare una data nel formato MySql è necessario utilizzare una funzione come questa:

 
< ?php
 
/**
*
* @convert UNIX TIMESTAMP to MySQL TIMESTAMP
*
* @param int $timestamp
*
* @return string
*
*/

function unixToMySQL($timestamp)
{
return date(‘Y-m-d H:i:s’, $timestamp);
}
 
/*** example usage ***/
$time = time();
echo unixToMySQL($time);
 
?>
 

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