Dic 31

Roma, 30 dic. - Sono finiti sotto sequestro 12 immobili facenti parte del complesso edilizio denominato ‘Le terrazze del presidente’, che si trovano in localita’ Malafede di Acilia. Quindici persone tra funzionari del Comune di Roma, del XIII Municipio nonche’ rappresentanti legali di societa’ edilizie e tecnici sono stati iscritti nel registro degli indagati dai pubblici ministeri Sergio Colaiocco e Delia Cardia i quali hanno ipotizzato a seconda della posizione processuale i reati di falso e abuso d’ufficio. L’indagine ha preso lo spunto dalla trasmissione di Raitre ‘Report’.

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Dic 31

Domani, a quest’ora, sarà il 2009 e sarà tutto come prima perchè un conto alla rovescia non ti cambia la vita. Ma non importa, si può sempre provare a sperarlo, e quest’anno più che mai ho bisogno di sperare in qualcosa, e sognare qualcosa. Ultimamente la vita è stata durissima, ed è difficile spiegarlo perchè non mi sento nè particolarmente triste nè depressa, anzi quest’ultima settimana è stata forse una delle migliori di un anno abbastanza terribile, ma se anche questo stato di grazia proseguisse (volesse il cielo!), credo non basterebbe, ecco… Ma un blog non è lo spazio adatto a spiegare questo genere di cose, semmai è lo strumento giusto per augurare buon anno, e mi è venuto in mente di farlo con delle parole che ho letto in quarta ginnasio, e che mi hanno segnato molto, e continuano a significare moltissimo per me. Ve le regalo, in attesa di rientrare in possesso del libro da cui provengono, Comici Spaventati Guerrieri, che ho prestato ad un’amica credo tre anni fa in un attimo di eccessivo buonismo. Argh, argh e argh..
Buon anno.


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Dic 31

Lo dice anche Filippo Timi nel suo primo libro, credo, che le canzoni di Tiziano Ferro hanno un qualcosa, che le ascolti, il più delle volte non capisci neanche cosa dicono ma non importa, ti viene da piangere. Ecco, nel penultimo giorno di questo anno di merda, che però negli ultimi giorni mi ha persino sorriso un po’, aspettando il 2009 che secondo Paolo Fox e anche secondo mia nonna sarà il mio anno, voglio qui ammettere che sì, ho la mia musica: Cisco ed Ettore Giuradei, in primis, anche perchè sono miei amici e poi li adoro. Capossela, anche se l’utimo disco è un po’una lagna ma lui è sempre il Maestro. E i Subsonica, assolutamente, seguiti dagli Afterhours. E poi Yann Tiersen, che è meraviglioso, e Tom Waits, e i Pink Floyd, e la stupenda Ginevra di Marco, e l’imprevedibile Giovanni Lindo Ferretti, e Manu Chao che sposerei anche subito, e un sacco di altra bella gente. Ma poi ho anch’io la mia deriva pop, e allora confesso che Tiziano Ferro lo adoro e mi fa piangere, e ho una piccola grande passione per Giuliano Sangiorgi, che ieri ho ammirato insieme a mia mamma nel suo live a SanSiro che davano su sky, e abbiamo concordato insieme che i Negramaro son bravissimi, lui spettacolare, ed è anche il re dei tamarri con quella canotta aperta, la collanina d’ordinanza e una cintura poco poco appariscente, e va bene così perchè a me, un poco, piacciono i tamarri.
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Dic 31

Gaza: la storia non raccontata
di Ramzy Baroud

19 dicembre 2008

È incomprensibile che una regione come la Striscia di Gaza, così ricca di storia, così satura di dignità, possa essere ridotta a pochi soffietti editoriali, frasi scarne e affermazioni riduzioniste, comode ma ingannevoli, prive di ogni significato rilevante o perfino di un autentico valore analitico.

Il fatto è che la Striscia di Gaza è ben più del milione e mezzo di palestinesi affamati che starebbero scontando la militanza di Hamas o la “punizione collettiva” di Israele, a seconda di come i mezzi di informazione decidono di etichettare il problema.

Ma soprattutto l’esistenza di Gaza da tempo immemore non dev’essere giustapposta alla sua vicinanza a Israele, al fallimento o il successo nel “garantire” a una minuscola città israeliana – costruita su terra sottratta a quella che solo 60 anni fa era considerata parte della Provincia di Gaza – la sicurezza che le è necessaria. È proprio questa aspettativa che ha reso l’uccisione e il ferimento di migliaia di palestinesi a Gaza un prezzo che valeva la pena di pagare, dal cinico punto di vista di molti.

Queste aspettative irrealistiche e l’indifferenza per una storia importante continueranno a costare care e serviranno solo agli scopi di coloro che sono interessati alle rapide generalizzazioni. Sì, Gaza può anche essere economicamente morta, ma le sue lotte e tribolazioni attuali sono coerenti con un patrimonio di conquiste, colonialismo e occupazioni straniere, e anche con il trionfo collettivo del suo popolo nella sua capacità di elevarsi al di sopra della tirannia degli invasori.

In tempi relativamente recenti Gaza è diventata una storia ricorrente con l’afflusso dei profughi del 1948, cacciati dalle loro case dalle milizie sioniste o fuggiti per il bene delle loro famiglie con la speranza di poter tornare quando la Palestina fosse stata ristabilita. Queste persone si stabilirono a Gaza vivendo in assoluta povertà, una situazione che continua, più o meno, fino a oggi.

La storia di Gaza e Gaza stessa erano ampiamente irrilevanti, se non addirittura rivoltanti. Dal punto di vista dei rifugiati che si riversavano nella Striscia dal sud della Palestina esse rappresentavano la somma della loro perdita, umiliazione e, a volte, disperazione. Importava poco ai contadini profughi, mentre fuggivano a Gaza, il fatto che stessero probabilmente camminando sulla stessa antica strada che correva lungo la costa palestinese quando Gaza era l’ultima metropoli per i viaggiatori diretti in Egitto che stavano per imbarcarsi in una spietata traversata del deserto attraverso il Sinai.

Allora non importava che Gaza fosse la città, come sta scritto nel Libro dei Giudici, dove Sansone aveva compiuto le sue famose gesta ed era morto. Il Cristianesimo importava ai profughi solo nella misura in cui le antiche chiese di Gaza offrivano riparo alle stanche membra in fuga da cecchini, proiettili e massacri. Perfino la credenza, forte tra i musulmani, che il bisnonno del Profeta Maometto, Hashem, fosse morto durante uno dei suoi viaggi dalla Mecca al Levante e fosse stato sepolto a Gaza, aveva soprattutto una valenza sentimentale. La sua tomba nella città di Gaza veniva visitata da molti profughi, che si inginocchiavano e pregavano Dio perché un giorno permettesse loro di tornare alla loro umile esistenza e alla vita dalla quale erano stati separati con la forza.

Ma la storia di Gaza assunse maggiore rilevanza per i rifugiati quando si resero conto che la loro permanenza temporanea nella Striscia si sarebbe probabilmente prolungata. Solo allora le tante storie di conquiste, tragedie, trionfi ma anche pura bontà divennero essenziali. Un pellegrino in Terra Santa, che passò per Gaza nel 570 d.C., scrisse in latino: “Gaza è una città splendida, piena di cose piacevoli; i suoi uomini sono i più onesti, si distinguono per la loro generosità e per il calore che dimostrano ad amici e visitatori”.

La storia di Gaza divenne ancora più importante quando i rifugiati si accorsero che i loro scontri con Israele non erano ancora finiti, e che avevano bisogno di una grande tenacia morale per sopravvivere a ciò che sarebbe stato visto come una delle più gravi catastrofi umanitarie di recente memoria. E di fatto c’era un grande passato storico di cui meravigliarsi e dal quale trarre forza e conferma.

I conquistatori sono arrivati e ripartiti, Gaza è rimasta dov’è. Questa è stata la lezione ricorrente per intere generazioni, perfino millenni. Gli antichi egizi vennero e se ne andarono, come pure gli hyksôs, gli assiri, i persiani, i greci, i romani, gli ottomani, i britannici e ora gli israeliani. E in tutto questo Gaza è rimasta forte e fiera. Né la sanguinosa conquista di Alessandro Magno nel 332 a.C. né il feroce attacco di Alessandro Ianneo nel 96 a.C. hanno spezzato lo spirito di Gaza o tolto qualcosa alla sua grandezza eterna. È sempre rinata per poi raggiungere un grado di civiltà inaudito, come fece nel V secolo d.C. Fu a Gaza che nel 1170 i crociati cedettero il controllo strategico della città a Saladino per aprire un’altra epoca di prosperità e crescita, occasionalmente interrotta da conquistatori e stranieri con ambizioni coloniali, ma senza successo. Le rovine dimenticate delle civiltà passate non facevano che ricordare che i nemici di Gaza non avrebbero mai prevalso, e che tutt’al più avrebbero registrato la loro presenza con un altro edificio di roccia e cemento presto dimenticato.

Adesso Gaza sta attraversando un’altra fase di difficoltà e di sfide. I suoi moderni conquistatori sono spietati quanto quelli antichi. È vero, Gaza soffre ma resta in piedi, la sua gente è piena di risorse e resistente come è sempre stata, battagliera come è sempre stata, e decisa a sopravvivere a tutti i costi, perché questo è quello che gli abitanti di Gaza sanno fare meglio. E io lo so bene, è la mia terra natale.

Originale: Gaza: The Untold Story

Originale pubblicato il 19 dicembre 2008

Manuela Vittorelli è membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne autori, traduttori, revisori e la fonte.

URL di questo articolo su Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=6689&lg=it

[Traduzioni, sintesi e analisi saranno postate dall'altra parte su 2.0, come sempre e senza interruzioni festizie; qui vedremo, contro il piombo fuso al momento la leggerezza funziona poco. Vi abbraccio].
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Dic 29

Le classifiche musicali della 52° settimana del 2008. (22-12-2008/28-12-2008)

Nell’ultima settimana del 2008 le poche novità riguardano le canzoni dii Natale. Hallelujah, la canzone di di Leonard…

continua…
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Dic 29


E terra e acqua e vento,
non c’era tempo per la paura
nati sotto la stella
quella più bella della pianura,
avevano una falce
e mani grandi da contadini
e prima di dormire
un padre nostro
come da bambini.
Sette figlioli sette
di pane e miele
a chi li do
sette come le note
una canzone gli canterò.
E pioggia e neve e gelo
e fola e fuoco insieme al vino
e vanno via i pensieri,
insieme al fumo su per il camino.
Avevano un granaio,
e il passo a tempo
di chi sa ballare
di chi per la vita
prende il suo amore
e lo sa portare.
Sette fratelli sette
di pane in miele,
a chi li do
non li darò alla guerra
all’uomo nero non li darò.
Nuvola lampo e tuono,
non c’è perdono per quella notte
che gli squadristi vennero
e via li portarono coi calci e le botte.
Avevano un saluto,
e degli abbracci quello più forte
avevano lo sguardo
quello di chi va incontro alla sorte.
Sette figlioli sette,
sette fratelli
a chi li do
ci disse la pianura
questi miei figli
mai li scorderò.
Sette uomini sette
sette ferite
e sette solchi
ci disse la pianura
i figli di Alcide
non sono mai morti.
In quella pianura,
da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno
e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi.

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Dic 29

Fantastik
http://sourceforge.net/projects/fantastik/

Phantacalcio
http://sourceforge.net/projects/phantacalcio/

FantacalcioBazar
http://fantacalciobazar.altervista.org/

unipdleague
http://sourceforge.net/projects/unipdleague/

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Dic 29

phpop3clean è un filtro per spam & virus/worm per POP3 email account. Disegnato per girare come un cron job e catch spam basato su links a blacklisted IPs, parole offuscate o blacklisted fresi; attached-image spam; email worms; corrupted or malformed emails.

Sito web: http://sourceforge.net/projects/phpop3clean/

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Dic 29

Copy/Move, rename, delete directories
Download files(pass through the php script)
Read/Edit files
Create a file/folder
Upload files
Set a particular folder as a “virtual root” for directory listing
Javascript/no javascript
Unicode supported
Thumbnail View
RSS
FTP Layer

Sito web: http://simpledirectorylisting.net/

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Dic 29

osfilemanager è uno script php che permette la gestione di file, filemanager e funziona sia con l’appoggio di un database mysql per la gestione utenti che senza.

Sito web: http://www.osfilemanager.com/

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Dic 27


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Dic 27

Natale 2008. Fun facts.

1. Ho scoperto che se dimentico a casa un’intera borsa di regali non se ne accorge nessuno. L’inconveniente è facilmente risolvibile girellando per il soggiorno con fare indifferente, preferibilmente a ritmo di samba, e agguantando tutto ciò che capita sottomano (cornici in lega di titanio, set di candele galleggianti al profumo di mangobanana, Babbi Natale porcellanati sculettanti al ritmo di jingle bells rock, crocifissi arte povera, paffuti Gesù Bambini iperrealisti) e poi miagolare con il migliore sguardo da bionda “ce l’hai un po’ di carta da regalo che non ho fatto in tempo… ?”

2. Ho sempre considerato una cattiveria gratuita mettere il crocifisso nel raggio visivo del Gesù Bambino pisolante nel presepe. Al di là di tutto. No?

3. Sono usciti dal paniere:
a. Le catene di sant’Antonio di sms: virali, moleste, seriali, stucchevoli. Ne sono arrivate solo due, un vago e confuso augurio di vedere il Natale con gli occhi di un bambino (immaginarsi due occhi di bambino su una faccia normale, Maria Vergine che impressione) e una roba lunga come i dieci comandamenti che ho ritrovato pari pari nella pubblicità a tutta pagina della Despar sul giornale. Sì, ciao, eh.
b. Le sculture di pasta al sale! Ve le ricordate?, un momento fa esistevano, e poi puf, sparite nell’iperuranio. Penso che dipenda da un tempo di dimezzamento brevissimo e dall’umidità: a un certo punto si sono sgretolate simultaneamente, in una catastrofe di ghirlande crollate, petali impazziti, frutti sfatti, steli afflosciati. Ma mai troppo presto: ciao.
c. I termometri galileiani. E ho detto tutto.

4. Voglio trascinare davanti al Tribunale dell’Aia quello che una mattina si è svegliato e ha reso obbligatorio con un ukaz il salmone in tutte le pietanze natalizie. Da noialtri il salmone è ovunque: sulle tartine, nella pasta, dentro i secondi, nei bignè, nascosto nel cestino del pane, nel panettone al posto dei canditi.
Secondo me ci ha messo lo zampino uno scandinavo stronzo. Oppure è colpa del self-service dell’Ikea che ha incoraggiato nell’insicura mentalità italiana l’equazione salmone=welfare nordico. Comunque non è naturale, io sono per l’introduzione del cefalo sulle tavole del nord-est.

5. Grande passo avanti: ho ricevuto in regalo un copridivano. Fatto bizzarro, ha lo stesso colore del portadocumenti in lana cotta dello scorso anno. Quale colore? Salmone. Dio. Frase accompagnatoria: “Puoi usarlo anche come copriletto”. Ma che culo.

6. La star della Vigilia è la saliera a forma di sfera di vetro con la neve dentro. Cioè, teoricamente tu la rovesci ed esce il sale. Solo che fa impressione, hai sempre paura che invece del sale da quel sinistro buchino si riverseranno sulle linguine, nell’ordine: un liquido semidenso non identificato e vagamente galileiano; della neve sintetica; casette di foggia varia; un’orda di personaggini brulicanti e leggermente deformi alla Bruegel il vecchio, pattinatori, vecchie con cesti di mele marce, cani, cacciatori, capretti sgozzati, stragi degli innocenti in miniatura, Icari in picchiata. Guardate che fa impressione. Naturalmente sulle linguine e sulla coda di rospo al salmone il sale manca sempre. C’è regolarmente quello che tenta di fare il furbo e lo chiede a gran voce. “C’è il sale?” “Ce l’hai davanti!” “Dove?” “Lì, lì” “Ehm” “Ma sì, la palla con la neve”. A quella famiglia il funzionalismo gli fa una pippa, credetemi. Alvar Aalto per loro è l’inventore delle penne alla panna e salmone. O un portarotoli dell’Ikea.

7. Poi c’è il macinapepe gigante, quello a forma di missile terra-aria. Sta lì, in mezzo al tavolo. Spunta in tutte le foto come la Torre Eiffel a Parigi, ed è così grande da limitare il campo visivo dei commensali: “Sai che l’altra volta hanno fatto il brasato?” “Sì, ma guarda che c’ero anch’io” “Ah, cazzo, ma va?”

8. La scusa più azzardata, eroica e disperatamente vana per schivare il pranzo di Natale in famiglia è ancora una volta di D., la mia pasionaria preferita:
- Eh, forse non posso, ho quel problema alla tiroide.
- Ma va’, se le analisi sono a posto.
- Ah. Sì?
- Sì.
- Va bene. Allora vorrà dire che sono cardiopatica.

Goodbye Natale, hello simpatico Santo Stefano. Auguri, deliziosi portatori di onomastico!

Io Santo Stefano me lo immagino come un esteta della pantofola che se avesse potuto scegliere col cavolo che avrebbe fatto il protomartire lasciandosi lapidare per finire sul calendario. “Dai, Stefi, scendi che ci sono i liberti incazzati!” “‘Speta che finisco il cicchino” “Scendi!” “Momento che mi scade il kefir” “Dai!” “Andate avanti voi, che c’ho l’azzimo in forno!”
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Dic 25

Roma, 23 dic - Intesa Sanpaolo e Pirelli RE hanno perfezionato oggi la cessione a Manutencoop FM delle rispettive partecipazioni in Pirelli RE Integrated Facility Management BV (”P.RE.I.F.M. BV”), Joint Venture paritetica nel facility e project management.

”Con l’avvenuto completamento delle verifiche commerciali e contabili su P.RE.I.F.M.- spiega una nota - ed essendo stato ottenuto il necessario nulla-osta da parte delle Autorita’ antitrust, si sono realizzate tutte le condizioni sospensive all’esecuzione del contratto di cessione siglato lo scorso 5 novembre”.

Il prezzo per il 100% di P.RE.I.F.M. BV e’ pari a 137,5 milioni di euro, equamente ripartito sui due venditori, a fronte dell’Enterprise Value di 270 milioni di euro gia’ annunciato al mercato. L’impatto sulla posizione finanziaria netta al lordo dei finanziamenti soci di Pirelli RE e’ positivo per circa 90 milioni di euro.

FormaReal Estate ha tratto questa notizia da: www.asca.it
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Dic 25

Anche quest’anno il Natale bussa alla porta e come di consueto tutti sono soliti aprirgli…

Anche oggi, nel mondo del virtuale, non scade la tradizione di fare gli auguri con bigliettini colorati, scritte carine o pensierini.
L’unica differenza è che gli auspici scorrono a forma di byte!
A tutti voi del che ogni giorno alimentate la rete di internet dedico questo pensiero:

Un Augurio di un Felice Natale e di Buone Feste da tutti noi di Investo in Immobili!

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Dic 25

Con enorme ritardo (è nato da poco il mio secondo bimbo: Charline, sii clemente! ;-) ) mi accingo ad ottemperare all’impegno preso con BuzzParadise quando ho deciso di aderire alla nuova campagna per Save The Children promossa dal celebre sito di “buzz marketing”.

Questa volta non ho ricevuto nessun prodotto ma, anzi, con questo post contribuirò a far arrivare qualcosa in regalo a chi ne ha più bisogno, proprio grazie alla Lista dei Desideri di Save The Children e BuzzParadise.

L’organizzazione Save The Children non ha certo bisogno di presentazioni: è una ONLUS che si occupa di salvaguardare e promuovere i diritti dei bambini in tutto il mondo e, in questo caso, promuove un Natale di solidarietà per fare dei regali che per molti abitanti di paesi in via di sviluppo come il Tibet sono dei veri salvavita.

Dono simbolo della Lista dei Desideri è lo Yak, il bue tibetano che per le famiglie del Paese significa latte nutriente, lana per vestirsi e un indispensabile aiuto nell’aratura dei campi. Ma ci sono regali per tutte le tasche e adatti a dare libero sfogo alla nostra fantasia e voglia di novità: dalle caprette ai vaccini, da un kit di assistenza per il parto all’aula di una scuola materna per un villaggio.

Dato che mancano ancora due giorni al Natale, anziché regalare qualcosa di inutile o futile quest’anno sono di moda i regali solidali, rigorosamente da scegliere online sul sito www.desideri.savethechildren.it, e per tutte le tasche, tra cui lo Yak in carne ed ossa (€ 43), grande fonte di sostentamento per le famiglie meno abbienti.

Tra gli altri regali disponibili un piccolo allevamento di 40 polli (€ 36), una scorta settimanale di barrette energetiche plumpy’nut (€ 10), una zanzariera pretrattata con insetticida antimalaria (€ 26), filtri depuratori per l’acqua (€ 57), pillole allo zinco contro la diarrea (€ 18) e le copertine in cui avvolgere i piccoli appena nati (€ 19).

Sul sito è anche possibile scegliere un regalo per una persona cara, suggerire regali originali che si vorrebbe ricevere ad amici e parenti compilando la propria personale wishlist, oppure utilizzare le nuove aree dedicate ad aziende, bomboniere salvavita e lista di nozze solidale.

La campagna si avvale di famosi testimonial come lo storico volto di Save The Children Giobbe Covatta ma anche la “new entry” del cast de I Cesaroni al gran completo. Last but not least, grazie a questo mio post BuzzParadise devolverà € 10 a Save the children, ed ecco dunque il mio sentito contributo.

E buon Natale a tutti!

Lista dei Desideri “Save The Children”
by BuzzParadise
Technorati Tags: BuzzParadise, campagna, Save The Children, buzz marketing, Lista dei Desideri, Charline Dal Molin, ONLUS, bambini, Natale, regali, wishlist, solidarietà, Tibet, Lista dei Desideri, Yak, testimonial, Giobbe Covatta, I Cesaroni


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Dic 25

E mentre mi accingo a stampare una mail che mi ha tanto commosso per metterla nel portafoglio insieme ad un bigliettino minuscolo che mi ha anche lui tanto commosso, potrei mettermi a raccontarvi come siano queste le cose che mi salvano la vita, e come davvero poco basta per far star bene qualcuno, come poco basta per farlo star male. O almeno, nell’uno e nell’altro caso a me basta proprio poco, son fatta così. Ma non voglio essere melensa, perchè questo Natale non mi sento per niente buona, e neanche felice. Voglio solo scrivere che se ci sono momenti in cui un poco mi sento fortunata, è appunto per quelle piccole cose che mi salvano la vita, o meglio per le persone che ne sono, consapevolmente o no, artefici. Alcune leggeranno questo post, altre no, ma va bene così. A tutti, ma soprattutto a loro (senza offesa), vanno i miei auguri e soprattutto il mio grazie.

Neve, grandine e alluvioni
Crolla il clima e sta crollando
Pur l’economia mondiale
I banchieri bancarottano
È finito il capitale
Tutti iniziano a pensare
Che Berlusca porta male
Buon Natale
Più nessuno va a votare
Ma Veltroni è sempre lì
Sogna sempre un posto a tavola
E le briciole mangiare
Sogna Obama e perde Teramo
Tutti iniziano a pensare
che se ne dovrebbe andare
Buon Natale
Siam più poveri e bagnati
I paesi son franati
Gli acquedotti sono vecchi
Tutti gli argini sono rotti
Ma la cosa da far prima
Sarà il ponte di Messina
Taglierà Totò Riina
Il nastro inaugurale
Buon Natale
Il paese ormai è distrutto
Solo Gelli è soddisfatto
La tivù è una bancarella
Di mediocrità mediale
Sarà un libro del buon Vespa
O un film li mortacci vostri
Che aprirà il telegiornale?
Ed intanto invan si aspetta
Il premio Nobel a Brunetta
Ingiustizia culturale
Svezia sorda ed amorale
Buon Natale
Tra la neve e i cicloni
Dentro un clima tropicale
I residui panettoni
Va l’Italia a comperare
Orsù renne, regalateci
Con le corna vostre multiple
Lo scongiuro più augurale
Perché Walter non c’azzecca
Perché Silvio porta male
Buon Natale
S.Benni

P.S. Se avete tempo, regalatevi da parte mia un giro qui e qui. Ne vale la pena.
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Dic 25

Mi è stato appena cinicamente comunicato il menù di stasera, con malinconico disclaimer incorporato: “Peccato che noi il pesce non lo sappiamo cucinare”.

Antipasti vari con salmone, gamberetti e bignè ripieni di formaggio.
Pasta corta con gamberetti, vongole e zucchine.
Rombo al forno con patatine e pomodorini.
Formaggi.
Insalata di rinforzo (chissà perché la chiamano così, ho sempre il dubbio che ci buttino dentro una manciata di stimolanti sintetici e di funghetti psichedelici: spiegherebbe molte cose).
Panettone, se A. si ricorda di portarlo.
(Ti prego, ricordati, o ci tocca riciclare i bignè. Anche se non ci sono tutte e tre le Marie va bene lo stesso, portane almeno una).

Perché ho improvvisamente voglia di violare i diritti umani di qualcuno?
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Dic 25

Che barba che noia.
Che barba che noia.
Che barba che noia.

Oh, però.

Ultimo sviluppo di una lunga complicata guerra tra autorità cittadine e governo: a Chisinau la polizia ha arrestato un albero di Natale.

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Dic 25

Racconto di D.:

“Sai che mio padre si è operato alla cataratta. Un occhio, l’altro a marzo. Adesso con quell’occhio ci vede benissimo. E così l’altro giorno a telefono mi fa:
- Sono stato al centro commerciale con la mamma e la sua amica Tosca.
- Eh.
- Sono brutte.
- Ma chi.
- La mamma e la Tosca. Adesso le vedo. Sono brutte. Truccate a quel modo, con il blu sugli occhi, tutte quelle pieghe.
- Ossantodio.
- Tu non puoi parlarle?
- A chi, alla mamma?
- Sì.
- E no, papà.
- È brutta.
- …
- È che a me piacerebbe la Barbara D’Urso.
La Barbara D’Urso, gli piace. Metà dei suoi anni.
E comunque ci vedeva anche prima. Un giorno al mare mi indica una tizia e mi fa ‘Quella lì io la chiamo l’impettita, sta nel condominio di fronte’. Perché impettita, dico io? ‘Guardala. Comunque in costume non è mica tanto magra’. In costume sembriamo tutti più grassi, dico io. ‘Ma a vederla girare per casa in mutande non mi sembrava’, dice lui”.
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Dic 25

Finalmente una citazione dal War Nerd che (per quanto mi riguarda) non ha bisogno di disclaimer:

“Ah, che meraviglia: Bono ha preso un altro premio. Ecco una cosa che renderà il nostro mondo migliore, Bono che prende un altro premio. La cosa peggiore è il nome del premio: ‘Uomo di pace’. Esatto: se qualcuno di voi dovesse ancora dubitarne, il 16 dicembre 2008 un gruppo internazionale di vecchi svitati si è riunito e ha nominato ufficialmente Bono uomo di pace dell’anno.

Ci sono tante persone degne di essere odiate a questo mondo, ma non riesco a pensare a nessuno che meriti due pallottole al petto e una alla testa più del nostro amico Bono. O come si chiama. Bono è il nome che si è scelto quando ha messo insieme il suo gruppetto rock cattolico, gli U2. Sarà stato un omaggio a Sonny e Cher: ‘Santo Bono, che fu martirizzato da un albero su una pista di sci’. E il nome strambo che hanno dato al gruppo, U2, come ‘you too’, ‘anche tu’: a un tempo spiritoso e inclusivo, il genere di umorismo che perfino i liberal sono in grado di afferrare. Questi tizi erano gli ingegni degli anni Ottanta, capito. L’amichetto di Bono dai tempi della scuola cattolica si chiama ‘The Edge’, il che è ancora più buffo. Quando pensi a uno affilato pensi subito a uno come gli U2, a cervelli fini tipo Bono che una volta ha prenotato un biglietto aereo di prima classe per il suo cappello da cowboy”.

Link: Exiledonline

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